3 GENNAIO 2018

I World War Me (WWM) sono una band pop-punk con leggere tinte hardcore molto vicini al sound che ha reso celebri band come Fall Ot Boy, My Chemical Romance... Formatisi nel 2015, hanno all'attivo diverse e numerose esibizioni in Chicago, la loro culla d'origine, e nei dintorni pur non avendo ancora nessun prodotto pronto e ciò la dice lunga sulla qualità della band. Vengono fuori con il loro primo full lenght omonimo dotato di una buona incisività e tantissima cantabilità, infatti è l'aspetto che più colpisce: già dopo un intero passaggio del disco i loro ritornelli risuonano subito nella memoria e forse anche nell'intera giornata dell'ascoltatore. Le melodie portanti, semplici ma efficaci, certo non saranno il massimo a livello di originalità, ma hanno una buona verve espressiva messa in risalto dai lavori rifinitori delle chitarre molto curate (arrangiamenti mai banali), sopratutto nei suoni, che dimostrano una cura attenta ad ogni aspetto peculiare del disco. Una nota particolare va fatta infatti proprio sulla produzione eccellente del sound: ogni strumento ha i suoi spazi senza mai confondersi nel tutto e senza compromettere l'amalgama, riuscita anzi a realizzarsi in modo molto concreto, nella quale le melodie vocali e i cori risaltano dando tanto respiro ai pezzi. La tracklist dell'album è composta di 13 pezzi nei quali tutta l'espressività della band viene spiattellata nella sua essenza e nella quale brani come l'opener "The Good Enough" o "Break A Leg" sfumano con tutti i colori a disposizione le idee di questa giovane band, facendoti calare nel mai quiescente Chicago Sound. Il pezzo "Warzone", dal quale è stato tratto anche il singolo precedente all'uscita dell'album, è quello che, a mio parere, risulta più completo, sia per scelta melodica, sia per alternanza ritmica che qui appare decisamente azzeccata. Durante tutto l'album si ha l'impressione di non cadere mai al di fuori della loro linea di coerenza, "fire and Flames" e "live with ourselves" ne sono ancora una forte espressione. A fatica si riesce a pensare che un album così maturo sia solo il primo di questa promettente band. La chiusura del disco, devo dire inaspettatemente, è lasciata ad una trasportante ballad acustica "color me sick" che culla gli ascoltatori dopo una quarantina di minuti di energia pura. Si può tranquillamente definire questo disco, come un must per tutti gli amanti del genere, dotato di tutti quegli elementi tipici e caratteristici che di sicuro aggraderanno anche le orecchie più puriste e che sicuramente faranno cantare molti altri.

 

Tyrannos

80/100