14 FEBBRAIO 2019

Gli Immelmann nascono nel 2014, trovando al loro dimensione in un suono caldo e potente proveniente da influenze che strizzano l’occhio al post grunge e al rock alternativo.  Visto il nome scelto dalla band, il loro album d’esordio non poteva che chiamarsi “The Turn”. 

(Per chi non lo sapesse, “La manovra di Immelmann” è una manovra acrobatica che permette di invertire repentinamente la rotta del velivolo. La manovra è nata nella prima guerra mondiale con lo scopo di sparare due volte all’aereo nemico, e prende il nome da Max Immelmann, che fu il primo ad effettuarla)

Il disco si apre con “DIVE” ed il suo arpeggio di chitarra supportato da un ritmo elettronico. La voce arriva insieme al resto degli strumenti, leggera e piacevole, con un tocco di grunge. La canzone si prende il suo tempo, concedendosi intermezzi di sola voce e chitarra, un ritornello dalle note allungate ed esplosioni musicali più aggressive, senza far calare l’attenzione o annoiare l’ascoltatore, chiudendo la canzone con rumori di aerei in volo.

Con la seguente “Guaranteed” gli Immelmann dimostrano di non temere cambi repentini e di sapersi giostrare su più piani: dagli arpeggi dolci dell’intro alle svolte aggressive alternate a passaggi più tecnici ed assoli graffianti; il tutto mescolato con maestria e coscienza di essere. Anche in questo caso la canzone finisce con dei rumori, che si collegano alla traccia successiva, “Greedia”. 

In “Greedia” troviamo intermezzi psichedelici e scambi di accordi tra le chitarre che aggiungono alla melodia un tocco tra il groove ed il post grunge, aggiungendo anche un tocco di post metal nella distorsione delle chitarre che arriva da metà canzone in poi. Il cantato accompagna le varie fasi della musica rimanendo sullo stesso piano, senza sovrastare ne imporsi. 

Nella successiva “Sleep”, a dispetto del nome, abbiamo un’aggressività tutt’altro che dormiente. La traccia si presenta infatti come la più metal del disco, senza però tralasciare gli elementi che finora hanno reso gli Immelmann caratteristici, ovvero melodie ben costruite su un cantato pienamente all’altezza del ruolo, repentini cambi d’umore tra groove, grunge e post-metal. Per la sua composizione che miscela in maniera ponderata melodie delicate e riff dalle unghie affilate, “Sleep” si piazza nel podio della miglior canzone dell’album. 

“BE” all’apparenza è l’antitesi di ciò che è stato “Sleep”: prosegue malinconica per poi esplodere nell’ultima parte, scivola via come l’acqua nelle orecchie dell’ascoltatore nota dopo nota, lasciando una sensazione dolce e al contempo malinconica.

“A Song of Misery” ha il compito di chiudere l’album e con esso anche il viaggio sonoro intrapreso finora. La canzone prende piena ispirazione al groove per gli arpeggi iniziali ed i repentini riff che ne compongono il tappeto sonoro. 

In conclusione, “The Turn” è un buon disco di debutto, è palese che gli Immelmann hanno ben in mente la propria dimensione sonora e l’hanno dimostrato con questo disco di debutto, sapendosi alternare tra più generi sonori solo all’apparenza senza significato o soluzione di continuità. 

 

Alessia VikingAle

75/100