11 APRILE 2019

Nel giro di pochi mesi dall’inizio del nuovo anno sono arrivati in redazione tanti di quei debutti che è impossibile contarli oramai. Se da un lato è un bene che ci siano sempre nuovi musicisti a dare man forte alla scena musicale dall’altro si rischia sempre nell’overdose di gruppi e la qualità rischia sempre di risentirne. Per fortuna questo è un caso di quelli apprezzabili ed è rappresentato dai Katiusha che, dopo un primo demo uscito nei primi mesi del 2016 ed un singolo uscito nel 2017, incidono finalmente il primo vero e proprio esordio in formato EP intitolato Diverticoli. Di base il quartetto nostrano (con base a Genova) prende il rock alternativo e lo droga di post-punk con qualche accenno anche di post-grunge.

Le quattro tracce del dischetto, pur presentando un mix abbastanza variegato di generi, risultano compatte e quadrate puntando su delle melodie comunque parecchio aspre a costo di essere anche indigeste. Ciò viene espresso fin da subito dalle acide vocals della voce femminile che non cede a zuccherose strofe per teenager ma va a colpire duramente. “Levati” ad esempio con quel riff sporchissimo di chitarra, decisamente fumosa e distorta, non si fa certo pregare e martella con anima molto punk, specie anche per una produzione parecchio grezza che rende il mood molto secco e povero di suoni. I testi ben sottolineano la voglia dei nostri di esprimere una certa rabbia ed un certo disagio nei confronti del mondo esterno. “Dove Finisce Lei” mescola elementi acustici ed elettrici inserendoci un interessante assolo putrido e nerissimo per concedersi poi delle belle bordate violente verso il finale. In certi momenti saltano alla mente le romane La Menade per alcune similitudini nel modo di cantare. “Penelope”, a sorpresa, presenta delle strofe più cantabili e più melodiche incentrato su di un bel groove dettato dal basso che in più di un’occasione si fa sentire nitidamente ed assieme alla batteria crea un bel muro di suono. La sei corde fa più da arma d’assalto ed è forse uno degli aspetti più originali del combo. La finale “Creato con Cura” è un po’ la chiusura del cerchio iniziata con il primo brano e va a mettere la fine dell’EP in maniera tutto sommato buona. La presenza scenica c’è, la tecnica tutto sommato è funzionale al genere ed il livello di scrittura si presenta discreto seppur con molte cose da ripulire e migliorare. 

Come inizio non c’è male e diverse cerchie di ascoltatori potrebbero essere incuriositi dalla musica dei Katiusha che in futuro non saranno avari di sorprese. L’underground è sempre vivo e vegeto e questa band lo rende sicuramente un posto migliore. Seguiteli!

 

Enzo”Falc”Prenotto

65/100