22 SETTEMBRE 2017

I Søndag sono un gruppo italiano di Piacenza  nati attorno al 2015, dopo lo scioglimento degli Edema, la loro band precedente con cui si erano già fatti una certa esperienza sia compositiva e di esecuzione strumentale che nel campo live sul palco.

La formazione comprende Marcello Lega alla chitarra, Marco Benedetti sempre chitarra, Riccardo Demarosi voce e basso e Riccardo Lovotti alla batteria. Nel 2016 esce il loro primo album a titolo ''BrightThings'', registrato e mixato da Riccardo Demarosi e masterizzato da Alan Douches (che ha già lavorato con band di una certa fama come Converge, Mastodon, Swans, Dillinger Escape Plan, ecc.) ed uscito per l'etichetta discografica italiana Overdub Recordings. L'album si presenta con delle sonorità  legate all'alternative rock con particolari riferimenti al genere Grunge ( si pensi ai Soundgarden e  a agli Alice in Chains ma non solo).

Veniamo a trovarci a delle sonorità legate al rock americano, quindi.

Casca a pennello l'ottima  voce del cantante sia per la pronuncia che per la timbrica che non sfigura affatto a confronto delle band  di madrelingua inglese, visto  che in genere la non adeguata pronuncia dell’inglese tende a penalizzare, non poco, i gruppi nostrani quando vengono ascoltati all’estero. Anche a livello tecnico la band si dimostra  già superiore con ottime capacità musicali che non lasciano sbavature, né insicurezze compositive, Il sound è caldo, a volte torrido, dove strumenti e voce attaccano l'ascoltatore con una carica metal ma senza mai perdere di vista la melodia, rendendo i pezzi così, potenti ma piacevoli all'ascolto.

Da notare la presenza di due chitarre con otto corde, avendo così le accordature molto ribassate che danno un tono  molto  corposo a tutto l'insieme.

''Sweet'' è la track che  apre l'album con un inizio in fade che si alza fino all'inizio di un' introduzione di chitarre  che  si accoppiano  con il cantato, leggermente filtrato. Il pezzo continua moderato e melodico con alternati guizzi di rabbia  ben assestati  che  danno subito un buon benvenuto agli ascoltatori. Già dall'inizio la band fa una certa bella figura.

''Back in Town'' ha la batteria battente in primo piano all'apertura  del pezzo. Il brano risulta decisamente più irruente del precedente con il singer che accentua ancora di più il cantato nella tipica formula delle band Grunge. ''Polite Rebel'' si presenta con un  tempo cadenzato  per un  pezzo molto american hard rock con cantato filtratissimo senza però, ovviamente, abbandonare il sound Grunge. La track si fa ben ascoltare, di certo un buon brano.

''Viper'' ci mostra un brano  feroce come giusto che sia, visto il titolo. Si parte alla grande  con una base ritmica serrata che non lascia respiro all'ascoltatore, fino al finale improvviso che si chiude di colpo. ''Wax'' è un bel pezzo con un cantato piacevole e leggermente diverso dai precedenti. ''BrightThings'' è la titletrack e sembra essere la summa del genere proposto dai nostri musicisti. Particolarmente interessante la parte di batteria che si contraddistingue in modo singolare sebbene il  drumming sia mantenuto ad un buon livello in tutto l'album. ''Leftover'' inizia con batteria e basso e poi l'arrivo della chitarra con un riff alquanto psichedelico per poi procedere con un'alternanza  di momenti più intensi e momenti più rilassati, lanciandosi, poi, in una corsa sonora che prosegue fino al finale del pezzo. 

''Spitfire'' dall'inizio drammatico irrompe feroce e crudele, lasciando un sentore apocalittico con un cantato poco rassicurante. Il pezzo mostra delle sonorità  quasi sabbathiane  con assoli di chitarra nel  finale che ricordano un suono vicino allo stoner. Decisamente uno dei miei pezzi preferiti dell'album. Con ''Time Has Come'' il tempo è venuto anche per la conclusione  dell'album che chiude con questo pezzo dai riff elettrizzanti e ancora quel sentore psichedelico che continua a pervadere il suono dei nostri. C'è senza dubbio una certa unità di stile  e nello stesso tempo una volontà di esplorare le varie possibilità sonore senza dovere uscire dai parametri musicali che si sono imposti. Questo, quindi, non significa che i brani sono tutte copie di se stessi... tutt'altro, ogni canzone vive di vita a se stante e ognuna riesce comunque a distinguersi tra loro.

Un buon album suonato da un buon gruppo con capacità tecniche adeguate al genere e sapendo che la band è italiana ne aumenta il valore aggiunto. Un lavoro di certo adatto al mercato americano più che a quello europeo ma, questo, non è certo un difetto.

 

Triplax Vermifrux

85/100