ABIGORUM & CRYOSTASIUM - UNHOLY GHOST LITURGY

 

Inedita collaborazione questa tra Abigorum e Cryostasium, due monicker dietro ai quali si nascondono due personaggi, Aleksey Korolyov e Cody Maillet, tanto lontani geograficamente quanto accomunati dalla passione per un certo tipo di black metal ambientale. Mai Russia e Stati Uniti sono stati così vicini come in questo album, partorito con naturalezza da questi due musicisti estremi che si muovono come se suonassero il loro psychedelic/ambient/black/doom metal insieme da una vita, tanto forte è l’intesa che si è venuta a creare.

 

L’album è composto da 20 tracce, per un totale di quasi 70 minuti di musica, una vera sfida non solo per i non avvezzi al genere ma anche per chi è più abituato a questo tipo di sonorità. Infatti, fatta eccezione per sporadiche urla disperate, gorgogli e spoken words inserite qua e là, l’album è quasi interamente strumentale. È difficile, se non impossibile, fare un’analisi track-by-track: ogni pezzo è collegato al successivo, e funge da tassello di un grande puzzle, tolto il quale l’insieme ne risulterebbe incompleto. Psichedelia, rumori, chitarre motosega, ritmi cadenzati o al fulmicotone, batteria martellante, campionamenti o tastiere inquietanti si alternano apparentemente senza cognizione di causa. Si passa da momenti più ariosi e quasi melodici, a momenti al limite dell’umana concezione, tanta è la violenza con qui alcuni passaggi arrivano al nostro orecchio. C’è anche parecchio groove nelle ritmiche, grazie a loop spietati, nonché frustate più black metal in senso stretto che ottengono l’obbiettivo di annichilire ancora di più l’ascoltatore. Giusto per fare un paragone letterario, sembra di stare dentro ad un racconto di Lovecraft, oppure di partecipare a qualche rituale delle streghe di Salem. Non è semplice descrivere a parole quello che vi aspetta, tanto meno fare paragoni con altre realtà, salvo aspettarvi qualcosa partorito dai vostri peggiori incubi.

 

Ciò che è una caratteristica saliente di questo lavoro, risulta però il suo maggior limite. Se escludiamo la presenza sporadica di qualche urlo disumano, a lungo andare la mancanza di una traccia vocale potrebbe sentirsi. A mio avviso la presenza di una parte cantata non solo avrebbero giovato al completamento del concept, ma avrebbero trasformato questo “esperimento” in un album completo che sarebbe tranquillamente andato a piazzarsi tra gli ascolti obbligati per gli amanti del genere, in questo 2017 appena iniziato. Purtroppo risulta veramente difficile arrivare incolumi in fondo ai 70 minuti proposti, non tanto per il rischio di annoiarsi, come detto l’album è molto vario, quanto perché l’orecchio tende a perdersi prematuramente nelle molte sfumature qui presenti. Inoltre arrivati alla fine si avvertirà un certo senso di intontimento, forse desiderato dagli stessi autori, e difficilmente verrà voglia di farlo ripartire subito. Se da un lato questa non immediatezza della proposta è un po’ una caratteristica di tutti gli album facenti parte di questo filone, il rischio è appunto una longevità del progetto non proporzionale alla qualità del contenuto.

 

Infine, una nota di merito alla produzione, azzeccata e a supporto di tutti gli “strumenti”, siano essi tradizionali o meno.

 

 

Sorma

72/100