Si sa, il Trash è un genere  ultimamente molto ristretto e in fase calante, rispetto ai suoi anni d’oro con band del calibro di Metallica o  Megadeth.

Però, per quanto possa essere un genere per pochi, dal panorama trash escono anche dischi di  discreto livello, o almeno che si differenziano dagli altri.

Uno di questi è Banging On The Pentagram degli EvilForce, band formatasi nel 2005 nel Paraguay, che dopo vari EP e demo, ha pubblicato il loro secondo full length.

Questo disco piacerà soprattutto ai vecchi amanti del genere, sebbene alcune tracce abbiano una durata maggiore della media. Sporco e duro, come il buon trash degli anni ’80.

Si presenta così il disco, dopo una breve introduzione, con Banging On The Pentagram, che parte subito con un riff molto veloce e con la batteria tipica del trash a seguire. Sebbene la canzone sia un po’ monotona nel complesso, è comunque un buon inizio, che introduce alla successiva Command of Pain, di durata minore, ma che segue le orme della precedente, ma con una parte vocale più aggressiva e arrabbiata. Parte fondamentale dell’album è la batteria, che ha la presenza più rilevante all’interno del disco. In questa canzone in particolare il basso è spesso solista. Southern Armageddon vede le chitarre in primo piano.  Devastation Time, invece, è cattiva e veloce come la seconda traccia, Command of Pain,  e segna la metà del disco.

Segue Toxic  Warfare, con un inizio più interessante dei precedenti pezzi, e che si conclude con l’assolo migliore del disco.

Nocturnal Witchery ha un inizio più lento e cupo, ma che va a svilupparsi sempre più veloce e sporca, fino alla penultima Under Oracle’s Design, che mette in risalto la batteria e la voce più di tutte, e che presenta anche influenze groove, che variano il complesso.

Infine troviamo Offering To Horus, la migliore del disco, che si distingue da tutte le altre per l’introduzione acustica, parti molto lente, un basso solista, atmosfere cupe.

Alla fine Banging On The Pentagram è un buon album,  a tratti ripetitivo, ma che riesce ad intrattenere non essendo un ascolto troppo difficile.

 

 

Deliverance

60/100