Il progetto tedesco Frowning nasce nel gennaio del 2011 ad opera del mastermind Val Atra Niteris (che si occupa di tutti gli strumenti). Dopo uno split album con gli Aphonic Threnody (Aphonic Threnody VS. Frowning of Graves, of Worms and Epitaphs, datato 2014) ed un primo album denominato Funeral Impressions (ottobre 2015) si arriva dopo non molto tempo al secondo lavoro Extinct (uscita ufficiale 17 febbraio 2017). Questa nuova opera non si discosta poi molto dal primo lavoro, gettando l’ascoltatore in un infinito salto nel vuoto a base di funeral-doom metal. 

 

Già dalla prima traccia “Nocturnal Void”, che vede l’ospite Stanislav Govorukha dei Suffer Yourself, si intuisce chiaramente a cosa si andrà incontro ossia brani lunghissimi e sfibranti dove assieme ad un oscuro e malvagio growl si trovano dolorose note di chitarra che si intrecciano ad una sezione ritmica lentissima ed opprimente. Le melodie sono ridotte all’osso o per meglio dire sono dosate con il contagocce grazie al lavoro melodico della sei corde, soprattutto negli arpeggi, ma contengono comunque una rara epicità, sofferta e cruenta. Ciò viene rappresentato dai due brani centrali dell’opera (“Encumbered By Vermin” che vede il secondo ospite Hekjal e “Veiled In Fog”) dove alla pesantezza del doom metal più monolitico e pesante si contrappone un certo gusto per parti strumentali più atmosferiche simili a sprazzi di luce (saltano alla mente anche gli Esoteric). 

Ma è con le due tracce finali che il buon Val centra perfettamente il bersaglio. La prima è “Buried Deep” (ci si prepari perché la traccia dura 20 minuti!) dove tastiere dal sapore liturgico, vengono stuprate da riff devastanti incursioni chitarristiche lasciandosi andare entrambe ad un amplesso sonoro che va in crescendo esplodendo poco a poco di intensità tra sinfonie e piccole cesellature melodiche. Davvero una delle perle dell’album. 

In chiusura arriva la rivisitazione del classico di Chopin “Frédèric Chopin’s Marché Funebré”, eseguito e rielaborato in versione metallica con un risultato perfettamente credibile e riuscito. La produzione valorizza ogni singolo elemento del disco e i brani nonostante la notevole lunghezza riescono a tenere vivo l’interesse nella maggior parte dei casi. 

 

Un lavoro davvero curato e ben fatto, non originale certo, ma arriva diritto all’anima dell’ascoltatore. Sicuramente piacerà ai cultori delle sonorità doom e affini (da citare anche gli Ahab tra le possibili influenze della band) ma è consigliato anche agli altri che troveranno un opera di valore. Super!!!

 

 

Falc.

80/100