4 DICEMBRE 2017

Secondo disco fresco fresco di stampa per il trio norvegese Legacy Of Emptiness che si ripresentano sulla scena musicale con un nuovo pargoletto, chiamato "Over The Past". Le informazioni su questa band sono parecchio scarse ma pare che in passato agisse sotto il nome Ancestral Legacy sciogliendosi per poi riformarsi con la stessa lineup e con il monicker attuale nel 1995. Il gruppo (che non vede la presenza di un batterista fisico ma solo di suoni campionati dalla drum machine) si presenta con uno stile assimilabile al black metal sinfonico dall’anima decisamente elegante ed elaborata che non disdegna piccoli scorci nel black/death più oscuro e tetro. 

I tre musicisti, forti di un missaggio e di una produzione potenti e devastanti anziché partire a raffica con un pezzo stile mitragliatrice, offrono invece un brano come “Reminisce" dove emerge uno stile compositivo dall’anima teatrale dove le parti sinfoniche sono comunque minimali ed atmosferiche, mai troppo ingombranti e va aggiunto che il lavoro alla sei corde non è assolutamente da sottovalutare in quanto decisamente valido e coinvolgente. Non ci sono parti eccessivamente violente se non in sporadici episodi (sempre ben sottolineati dalle scream vocals, mai eccessivamente dure ma spesso le parti cantante sono comprensibili) come la tempestosa “Into The Eternal Pits of Nothingness" o la veloce “There Was a Man" ma anzi viene privilegiato un approccio melodico non indifferente che permea le canzoni a volte in maniera piena ed in altre più leggera. Emergono influenze più epiche come in “Despair" dove nel finale compare pure un banjo, oppure in “Four Hundred Years" dove la componente teatrale è già più marcata. Molto spesso si ha l’impressione che alla band piacciano non poco i Moonspell perché in più di un’occasione si percepisce quella venatura tipica della band portoghese sia nelle parti più estreme sia nelle cesellature melodiche delle tastiere sognanti ed evocative (spesso comunque dark) che nel guitar work (si ascolti ad esempio la finale “Evening Star" preceduta dall’intermezzo pianistico “Transition"). 

In definitiva l’album è più che buono, dotato di melodie di classe, brani che non annoiano mai ed una tecnica compositiva di qualità. La mancanza del batterista non si sente particolarmente ed i cali di interesse sono molto pochi. Assolutamente consigliato agli amanti del black metal nelle sue varianti più melodiche e sinfoniche.

 

Enzo 'Falc' Prenotto 

75/100