Ecco! Scandinavia. Terra da sempre devota a black, folk e viking metal. Più precisamente, ci si trova in Svezia, Jönköping a Stoccolma. Qui, nel 2004 compaiono i Netherbird, band melodic black metal. La band viene fondata da Johan “Nephente” (voce), “Grim” (ex-chitarrista) e Pontus “Bizmark” (chitarra e tastiere, ora anche seconda voce). Con Grim, i Netherbird registrano le prime uscite in singolo ed EP e il primo full-length, “The Ghost Collector” (2008), riprogrammato per una ristampa fra la fine di aprile e i primi di maggio del 2017. Con l’uscita di Grim, subentra l’attuale Johan Nord, con cui i Netherbird registrano i restanti full-length – “Monument Black Colossal” (2010), “The Ferocious Tides of Fate” (2013) e “The Grander Voyage” (2016) – e i vari singoli ed EP che intercorrono fra un album e l’altro. Proprio così! Il “viaggio più grande” che una band possa compiere, data l’innumerevole quantità di release, di prodotti che risuonano black metal melodico, di tanto in tanto contornato di elementi di tastiera settata al symphonic. Vere e proprie composizioni di buio, ricerche di ignoti sentimenti, concetti complicati e labirintici del sé, mescolati all’oscurità che rende occulto il tutto. Specialmente negli EP, i prodotti musicali dei Netherbird si fondono nel “colossale monumento” della rappresentazione delle copertine, come un unico moloch divoratore, tecnicamente esente da un’unitarietà, tipica del singolo album. Troviamo suoni “purpurei”, richiamanti il dolorifico, oscuro e, al contempo, accecante e maledetto mondo di luoghi lugubri e tormentosi, descritti in “The Ghost Collector”; i toni storici, epici e nefandi, racchiusi nei luoghi giacenti sotto il grigio bluastro del cielo fumante, descritti in “Monument Black Colossal”; le luci più calde, brucianti, concesse al tono storico, bellico ed eroico (e forse anche futuristico-positivistico), descritti in “The Ferocious Tides of Fate”; l’ascesa allo spirituale esoterico, epico, elementale e alchemico, dominata a macchie di leopardo fatte di concetti di profondità già occulta, rappresentazioni di “The Grander Voyage”. Inoltre, apparizioni ai vari prodotti di ospiti speciali, provenienti da collaborazioni con band del calibro At the Gates, Katatonia, Lord Belial, Dissection, Cradle of Filth e molti altri, sono solo una ciliegina sulla torta che rendono i Netherbird un gruppo molto popolare e prestigioso. Il filo conduttore della loro musica è un melodic black metal che nasce come classico, fatto di mid-tempos, ritmica speed e strumentazione tipica del genere e suoni melodici richiamanti armonie corali e orchestrali, destinato poi a tendere a tinte più heavy metal e meno sinfonico. I Netherbird, poi, passando dalla Pulverised Records del primo full-length alla Scarecrow Records (di proprietà di Nephente stesso) del secondo e del terzo album, dimostrano come siano riusciti a far valere coerentemente la lieve trasformazione da melodic black ad heavy black metal, quest’ultimo più tipico peraltro nell’attuale Black Lodge Records, con la quale sfornano il quarto album. Quando arriva il 2016, i Netherbird attuano ultimi e definitivi aggiornamenti in lineup, con Tobias Jacobsson alla seconda chitarra, Micke André al basso e alla terza voce e Fredrik Andersson alla batteria.

Dopo aver tenuto un po’ sulle spine, si può ora passare all’ultima release. Questa non è altro che una raccolta della vasta retrospettiva di tutte le rarità, cover e tracce esenti da release, intitolata come tutt’uno “Hymns from Realms Yonder”, uscita il 7 aprile 2017 e targata Black Lodge. Con l’inconfondibile copertina di fronte rappresentante l’opera artistica “The Great Day of His Wrath” (1851–1853), di John Martin – ovvero, l’epico cataclisma che distrusse Babilonia e il mondo materiale – l’idea della raccolta è una decisione scaltra della formazione svedese, che vede per alcuni brani nuovi mixing – più ripulito di nebbie sonore e reso più chiaro all’ascoltatore – dietro prodotti del passato, soprattutto con la partecipazione di “personale esterno” alla registrazione di questo prodotto per collezionisti e appassionati di symphonic-, melodic- e heavy black metal. La compilation si apre con “Brazen Splendour”, tratta dal singolo “Pillars of the Sky” (2011), e “Sculptors and Spectres”, tratta dal singolo “Windwards” (2011). Ad orecchio, il mixing originale della prima non cambia. Con ritmo marciante e folkeggiante, annuncia i primi gridi di battaglia. Un melodic black metal fluido e possente, dove i temi principali delle lyrics sono il mare e l’avventura! Per quanto riguarda la seconda traccia, si avrà un’altra equalizzazione. Innanzitutto, viene rimossa quella leggera dissolvenza in entrata dei primi secondi e, sostanzialmente, aumentata la potenza di basso e grancassa su doppio pedale. Per quanto riguarda la voce, viene mantenuta la medesima eco, sia negli accompagnamenti di Bizmark e Johan Nord, sia nella voce protagonista di Nephente. Per entrambe le tracce, dietro le pelli è Fredrik Widigs (Marduk; Rage Nucléaire) a pompare le vene, che come è precedentemente stato notato ha ottenuto più volume tellurico nel sound. Le prossime tracce, 3-6, non sono nient’altro che il loro quinto EP “Abysmal Allure” (2011). Diversamente dall’originale, specialmente in “Swedish Sadness (Sorrow’s My Vessel)”, in queste versioni vengono accentuati ancora di più gli effetti atmosferici, come i vari sottofondi ambientali, e sinfonici, come suoni di pianoforte, organo, cori ecclesiastici e via dicendo, ricreati dalle tastiere. In postazione di batteria, è Erik Röjås (Sterbhaus; Riket), risorsa ottima per quanto riguarda i blast beat e i cadenzati mid-tempos. A succedere a questo poker di brani, l’interezza dell’EP “Shadows and Snow” (2011). Il mixing dei quattro brani è differente dall’originale, modellato sempre su un maggiore effetto subwoofer, ottenuto da basso e chitarra. Ancora è Erik Röjås a deliziare l’ascoltatore dietro le pelli e, inoltre, i Netherbird hanno riproposto una maggiormente orecchiabile “Twilight Gushes Forth…”, magnificente brano “a ritmo di walzer, contenente gli indimenticabili arpeggi dell’intermezzo di Pontus Bizmark e Johan Nord. Quest’ultimo presenzia a partire dalla terza fino alla decima traccia. I brani originali si chiudono con “Ode to the False (Esse non videri)”, capolinea anche per i sample di voce e chitarra di Johan Nord, che conferirà a Bizmark e Nephente di occuparsi del prossimo poker di cover interessanti e tratte dall’EP “Covered in Darkness” (2009). Erik Röjås cede lo sgabello dietro le pelli a David “Dave” Preissel (ex-69 Chambers) per le prime quattro a seguire, batterista con esperienza avant-garde e post-metal. La prima cover è “As I Die”, dei britannici Paradise Lost (fra i capisaldi del gothic- e del death/doom metal). I Netherbird si concedono l’onore di “conferire più luce” a questo brano, rimuovendolo di ogni spegnimento tipico – e forse anche voluto – dell’originale, convertendo la tonalità base di Sol in un loro tipico Re. Segue “Nepenthe”, cover dell’ex formazione finlandese melodic death metal, Sentenced. La stessa efferatezza del clean vocals Taneli Jarva viene rispettata nell’omaggio dello scream di Johan Nepenthe. Dopotutto, questa è la sua canzone, il canto che ha fatto suo, non solo nel suo nome d’arte. Cambia anche qui la tonalità principale, da un Re-bemolle si passa al suo corrispettivo Sol-diesis, dove in aggiunta sono le tastiere a decorare ulteriormente il brano. Si arriva alla tredicesima traccia, “Alison Hell”, cover ai canadesi Annihilator. Sostanzialmente, rispetto all’originale, la versione dei Netherbird aggiunge effettistica symphonic ad un ottimo intento heavy/thrash metal. Il ritmo rallenta con la prossima cover, “Firmament Vacation”, canzone dei Soundtrack of Our Lives. La scelta di un brano pop rock sconvolge e stupisce l’ascoltatore, che assisterà ad un metal quasi gotico, che ricorda lo stile dei primi Him, se non addirittura gli stessi Paradise Lost. Dunque poco symphonic, più strumentazione classica, d’anticipo all’ultima cover, “Conquest, Love & Self Perseverance. The Gospel Of Aptitude”. Il brano neofolk degli svedesi, Ordo (Rosarius) Equlilibrio, dotato di una spettrale retrospezione di un lugubre e tetro sound, si trasforma in un vero e proprio walzer gothic metal, ricordando suoni collegabili a band del calibro Illnath, Equlibrium o Draconian [chiaramente, tolta la parte symphonic]. Alla batteria, questa volta, passa Daniel “Mojjo” Moilanen (Katatonia; Heavydeath), noto per la sua formazione totalmente rivolta al gothic e al doom. A concludere le danze e l’incredibile carrellata di questi sedici “inni” abbiamo “Pillars of the Sky (Reprise)”, eseguita in versione abbreviata, su pianoforte, da Vika “Vkgoeswild” Yermolyeva, già ospite per i “sovietici pagani”, Аркона, e i cileni Lapsus Dei. Una vera e propria quiete dopo la tempesta, nonché omaggio ai Netherbird stessi di avere una traccia differente da tutte le altre. La pianista ucraina inizia, adagia, a suonare le prime note con la mano destra, in attesa che la mano sinistra intervenga ad ergere un’inaspettata palafitta di suoni bassi, cupi e percossivi, che scuotono l’ascoltatore, coinvolgendolo in un’immagine formidabile e colossale dei “pilastri del cielo”, che liberano l’uomo dal suo “mondo perduto per tradimento” (come recitano i passaggi fondamentali del testo). Un momento di forti sensazioni di quasi cinque minuti conclude, infine, questa compilation da collezione dei Netherbird, conferendo alla band degli ottimi meriti. Questa conferisce ad alcuni brani b-side di vecchia data più valore rispetto alla prima pubblicazione, oltre a ricimentarsi (anche con la presenza di diversi batteristi) con brani non a loro appartenenti ed aventi le loro effettive difficoltà di riesecuzione e rinterpretazione.

In breve è un’ottima idea, incontestabile sotto nessun punto di vista tecnico, specialmente nella variazione continua di tonalità, che conferisce alla compilation la possibilità assumere più di un colore (a seconda di gusti e differenze di approcci all’ascolto). Nulla toglie, comunque sia, all’assenza di vero e proprio nuovo materiale fresco di stampa. Ciò che i Netherbird hanno fatto è stato rispolverare i loro vecchi archivi e rirendere al meglio la qualità di materiale più longevo, seppur ciò che è stato fatto è stato eseguito ai massimi livelli, senza ricondizionarlo oltre una certa misura.

Un’opera come “Hymns from Realms Yonder” è un’opera che andrebbe considerata, dunque, come quel classico cofanetto o Boxed Set, per un pubblico che gradisce le rarità, i prodotti cosiddetti “alieni”, brani alternativi ed esenti dalla caratteristica di popolarità, assunta dall’immagine idealistica dell’album ufficiale. Certamente, non è un prodotto per tutti gli amatori del melodic black metal, soprattutto per chi non conosca i Netherbird degli EP, che non sono gli stessi degli album, già a partire dai colori delle copertine dei loro dischi. Laddove l’EP non utilizza cromature forti e decise, ma quasi spesso tinte spente e morte, l’album si getta in sfumature più accentuate, più distinguibili, sicure, accese e vive. In sostanza, “Hymns” contiene una rivalorizzazione di un longevo archivio di contenuti sicuramente più rispolverato, ma si presenta, e ad ogni ascolto, con un carattere difficilmente propendente all’universale. Non è un album nuovo, chiaramente, ma dal punto di vista tecnico funziona e si ascolta senza lasciare basito alcun orecchio assoluto. Quindi, è effettivamente presto per i Netherbird di parlare di album nuovo, ma non così prossimamente come si potrebbe pensare, dopo l’ascolto di questa raccolta a cavallo fra melodic black e gothic metal.

 

 

Alexander Daniel

79/100