20 OTTOBRE 2017

 

Nati a La Plata, Argentina, nel 2012, i Raptore hanno effettivamente debuttato l'anno scorso con il loro primo full lenght “Rage'n Fever" nella Patagonia. Quel che ci ritroviamo tra le mani è un'intuizione della label tedesca Wiches Brew, volta a far conoscere il lavoro in giro per il mondo. 

Per cui Rage'n Fever, dal 21 luglio, è tornato nei negozi senza essere stato ritoccato in alcun modo a livello stilistico, se non per l'aggiunta di due cover quali “Witching Hour" dei Venom e “Desperadoes" dei Charger (paradossalmente il pezzo migliore di tutto l'album).

Sin dalle prime note del full lenght è chiaro il pregio/difetto principale del quartetto: l'essere sin troppo derivativi.

Ciò che ci ritroviamo tra le mani (e nelle orecchie) è un heavy molto semplice e fracassone, il quale trae molta della sua linfa vitale dalla NWOBHM, senza dimenticare thrash e le dovute citazioni ai maestri; difatti non mancheranno momenti dove sembrerà di essere capitati in un disco dei Maiden, o dei primi Metallica e chi più ne ha più ne metta. 

Non un disco dalle grandi pretese, questo è ovvio, ma ascoltando pezzi come l'immediata title track, non si può non sorridere. Starà poi all'ascoltatore decidere che cosa rappresenti quel sorriso in virtù dei propri gusti. Questi ragazzi argentini, strumenti alla mano, non sono male, detengono una buona tecnica, che imprimono nel proprio lavoro egregiamente. Buone anche le atmosfere proposte, ma…

Ecco… sa tutto di già sentito. Una buona produzione ed una buona tecnica possono sopperire ad un songwriting trito e ritrito? In questo caso no.

Ma vi invito lo stesso a dargli una possibilità perché l'energia e la voglia di fare non mancano. Si sente che c'è amore in questo prodotto.

In pratica è uno di quei lavori che va a pelle.

 

Jonathan Rossetto

55/100