1 FEBBRAIO 2018

I Sinner Angel, quattro ragazzi colombiani che rispondono ai nomi di Angel Valencia, Gustavo Elhavarria, William Florez e Gustavo Ladino, danno alla luce nel 2017 il loro album di debutto, Sinister Decalogo, nonostante la band sia in vita dal 2004.

I ragazzi hanno cercato di concentrare il background musicale di ogni singolo componente per creare qualcosa di loro che, come leggo nel press kit, non sia solo metal incatenato ad un singolo genere.

Il contributo di questi guys from Medellin però sterza decisamente e prepotentemente nel death metal di matrice cradleoffilthiana fino a toccare gli albori del black metal.

Ed effettivamente subito dopo l’immancabile intro che si rispetti in ogni album metalloso, “Zeon” mi ricorda subito quanto Dani Filth & Co. abbiano fatto breccia nei cuori di questi musicisti.

Il suono è solido, duro, la tecnica non manca, l’atmosfera cupa è presente fin da subito, senza dubbio il messaggio è chiaro. Anche “Cerberus” parte brutta e cattiva con una potentissima chitarra ad aprire le danze e del sano vecchio growl per continuare a far capire le intenzioni dei Sinner Angel. E devo dire che questa traccia non è per niente male, parte come un buon pezzo old school dei (a me) cari Testament che furono. Decisamente apprezzabile il lavoro del batterista.

Con “Hitos” faccio un salto indietro nel tempo, si, forse riff un pò abusati e drumming che più classico di cosi si muore ma chi ha detto che alcune cose ad un certo punto devono finire per lasciare spazio ad altro? E’ stato fatto in passato e il risultato è stato prima il nu metal che personalmente ritento di assoluto valore, per poi arrivare ad un metal decisamente più commerciale, da classifica che, lasciatemelo dire, da defender, lascia un pò il tempo che trova.

Secondo i Sinner Angel, il loro album è lo specchio dell’oscurità del genere umano e con “Fuego en mi alma” cercano di portare avanti il loro credo senza fare sconti a nessuno. Blast beat dopo trenta secondi e titolo che mi incuriosisce molto. Purtroppo non parlo la loro lingua (e anche se la parlassi non so quanto capirei con un cantato simile, eh eh) ma le mie orecchie gradiscono e apprezzo il cambio intorno ai 2 minuti e 30. Ma appena mi abituo un attimo, riecco di nuovo il bordello.

Ed ecco che mi tornano in mente i Testament con “Abysmal visions”. Devo dire che ci sento pure un pò di Metallica ma forse questo è un problema mio che li sento ovunque essendo la mia band preferita in assoluto (si, anche Load e St. Anger, potete insultarmi). Al momento la eleggo come best song, la ascolto, la apprezzo.

Come detto, la tecnica non manca a questi ragazzi, il fatto di aver prodotto un debut album dopo tanti anni dalla loro nascita ha fatto evidentemente si che le cose non siano state affidate al caso ma siano frutto di prove, sudore, idee, nervosismo, corde spezzate e bacchette distrutte in sala prove.

“Banshee” continua la scia positiva e continua a tenermi attento all'ascolto. Questa seconda parte ha qualcosa in più, il disco sta crescendo invece che spegnersi come purtroppo mi capita di ascoltare alcune volte.

Ma è con “Vestitos de luto” (titolo clamoroso tra l’altro) e la traccia finale “IX” che Sinister Decalogo meriterebbe di trovare un po' di spazio nell'immenso calderone delle nuove band metal.

Ho lasciato fuori “Unspeakable” perché è una traccia particolare, personalmente parlando. E’ forse la più debole dopo però l’esplosione iniziale che allo stesso tempo è decisamente heavy e mi fa muovere la testa come se non ci fosse un domani.

Sinister Decalogo è un buon album, dotato di grande carisma, da utilizzare quando c’è bisogno di mandare a quel paese chi vi ha fatto incazzare. Il punto debole per alcuni potrebbe essere la totale mancanza di originalità. La proposta è sentita e risentita, negli anni ci sono state tantissime band che hanno suonato allo stesso modo, quindi se siete alla ricerca di qualcosa di diverso, non è il caso. Se invece volete solo ascoltare del buon caro vecchio metal con quella dose di violence musicale che non guasta mai, allora siete nel posto giusto, il disco è suonato bene, tutti i componenti fanno quello che devono fare per creare un’atmosfera degna del genere che vogliono proporre. Insomma, se vi piacciono i Linkin Park lasciate perdere ma se ancora andate in giro con il chiodo dei Venom, questo prodotto è per voi. Best track, “Abysmal visions”.

 

Gabriele Mangano

70/100