È ormai risaputo che gli scandinavi la sanno sconfinatamente lunga sul metal, basta citare nomi come Burzum, Emperor e Enslaved per farci un idea del mondo in cui vive il Nord. Non a caso provengono proprio dalla Svezia i freschissimi Sons Ov Omega: Anthropos (vocal), Tiamat Invictuz (guitar/vocal), Mors (guitar) e Arktos (drums), una band composta da quattro stupefacenti elementi dalle sonorità melodic death/black, con un cuore oscuro che emana testi profondamente occulti e apocalittici, che descrivono perfettamente il loro contesto musicale. Il loro debutto viene pesantemente mostrato con “Reign”, messo al mondo nel Febbraio 2017: un album pieno, sgorgante di puro ed eccentrico vigore metallico, con note palesemente scandinave che tengono costantemente alto il livello di euforia del loro pubblico.

I riff freschi ed alternativi di “Pandora” aprono elegantemente un pezzo rovente, con un armoniosa struttura agiata su una base perfettamente lineare, accompagnata da sorprendenti scream che si alternano a vocal atmosferici.

Le lunghe note black di “Fields Of Ember” si infiltrano nella track, prima che la ritmica death metal prenda in mano le redini del pezzo, galoppando verso il cuore sgorgante di prestanza sonora.

Il sangue comincia a ribollire con l’energia emanata da “Quetzalcoatl”: le influenze svedesi si mostrano idilliacamente attraverso imponenti cori e armonizzazioni palesemente black metal, che si assestano alle vibrazione death più pure, raggiungendo adrenalinici livelli di groove.

La ritmica prog metal si centra perfettamente in “Nuclear Salvation”, mentre i mordenti riff death sovrastano le imponenti montagne sonore, erette dalla trasportante voce del frontman e dal monumentale basso della band. Il tapping di metà track è mostruoso!

È possibile rimanere fermi alle prime note di “Malleus Maleficarum”? La risposta è NO! Con la sua struttura scenografica che riesce a smuovere gli animi più passivi e gli afrodisiaci cori in sottofondo che trasportano altrove la mente dell’ascoltatore.

I primi arpeggi di “Kali” rapiscono immediatamente l’incuriosito ascoltatore, portandolo nel mondo di un profondo alternative death metal; una track corposa al punto giusto, non eccessivamente spinta ed elegantemente strutturata. Non mancano i punti calienti del death, che fanno capolino di tanto in tanto.

Ci addentriamo nel regno di “Brainwave Zero”, dove le fiamme del death vengono alimentate da folate di headbang; qualche spolverata sottile di puro black e la traccia diviene una delle migliori dell’album.

Come non pensare ai Parasite Inc ascoltando le prime note di “The Tempest”: qui il death svedese entra in scena, crescendo in maniera esponenziale, secondo dopo secondo, caricando adrenalinicamente l’ascoltatore.

Un'altra alternative intro con “Deluge”: impossibile contrastare la sua eleganza e bellezza che spalancano le porte a 7:25 minuti di puro teatro musicale; un viaggio ricco di colpi di scena e disegnato egregiamente dalla musica della band.

“Dreams Of A Sunken City” non è altro che un temporalesco ambient, che grazie agli effetti cupi del pezzo contornati da un incessante pioggia, riesce a dar vita ad un atmosfera profondamente dark.

Si lega alla perfezione “Cthulhu”: grazie al piccolo corso d’acqua che trascina con se le tetre ed ammirevoli sonorità della precedente track; L’album si chiude con una ritmica lenta ma profondamente accostata al pezzo, facendolo sgorgare nel black più intenso.

Alla fin fine, i Sons Ov Omega non sono altro che l’ennesima black metal band venuta al mondo dalle profonde radici scandinave; Ma se voi, come me, siete ammaliati da tali sonorità, non potrete fare a meno di ricapitolare “Reign” per intero, nel quale la prestanza del Nord è sonoramente elevata e scorre il fiume della teatralità svedese. 

 

 

Marco Durst

78/100