Sono passati ben tre anni dal loro ultimo singolo “Breath of the Raven”.  

Gli SpiritBell nascono a Pècs (Ungheria), come tribute band degli Accept. Nel tempo cominciarono a scrivere e proporre pezzi propri, incidendo una demo: “SpiritBell” (2011); Successivamente un full-lenght: “When Silence Meets the Dark” (2012); Passarono poi all’incisione di un EP: “Stay True” (2013); E per ultimo il singolo: “Breath of the Raven” (2013). Divennero una conosciuta band underground, ma a causa del sempre minor numero di spettatori chiusero i battenti e lasciarono bruciare la fenice senza troppi lamenti.

Ma si sa, la fenice risorge sempre dalle proprie ceneri! E così, dopo 3 anni d’assenza, la band heavy/doom torna con il loro ultimo disco “Guided by Evil Light”, definibile quasi come una raccolta di vecchi lavori, mischiata alla sperimentazione di nuovo materiale.

L’album si apre con “The Nameless Soldier”, una marcia che ci porta all’interno del disco. L’inizio non può che essere tutto uno scoprire di cosa verrà in seguito, così il ritmo graffiante di una chitarra agitata ci accompagna verso la ritmica di una batteria esplosiva, mentre un basso ben marcato apre la via ad un buon parlato, seguito da un cantato ben strutturato nel pezzo. Non male come inizio, ma potrebbero dare molto di più.

Un riff in lontananza spunta per aprire le porte di “Desert Ghost”. A passo svelto lo segue una batteria che sa come soddisfare le orecchie dell’ascoltatore, mentre una voce ben accostata sa riempire il vuoto di ogni minimo spazio. I break nella track non mancano e qualche headbang riescono comunque a strapparlo! Verso metà traccia spunta un suggestivo canto con sonorità araba in sottofondo, che funge da soglia ad un solo d’effetto per niente male, prima che si chiuda per dare il via ad un nuovo headbang! In netta ripresa con questo pezzo, ma manca ancora qualcosa.

È partita di nuovo la stessa traccia? No, è solo l’inizio di “The Flying Dutchman”, con un apertura molto simile alla precedente, ma che fa comunque il suo effetto! Il basso contorna meravigliosamente l’intero pezzo, il ritmo non è dei più comuni e qualche “scapocciata” la procurano. Il battito heavy trasporta e lo si assapora, ma c’è un retrogusto che non convince. Leggermente ripetitiva.

I rintocchi di una campana funebre e il gracchiare dei corvi mostrano lo scenario lugubre di “Breath of the Raven”, seguiti da un arpeggio di chitarra ben realizzato che riesce a dar vita ad un atmosfera surreale, successivamente amplificata con l’entrata di un guitar riff maledettamente heavy, mezzo perfetto per entrare nella track! Un ottimo solo si centra alla perfezione, mentre il giro di basso non indifferente continua a deliziare l’ascoltatore senza che le vibrazioni emanate dal drummer lo abbandonino! Una leggera armonizzazione trasporta di nuovo nello scenario iniziale per qualche secondo, per poi scaraventare l’ascoltatore di nuovo nel mondo heavy! Finalmente un pezzo degno di nota.

Un'atmosfera molto dark apre la scena ad un suggestivo arpeggio di chitarra, è così che si mostra nella sua forma “Full Moon Madness”. La tonalità vocale riporta molto alla mente Manson, ma nulla da dire sul radicamento perfetto nella traccia. L’inizio si alterna molto con riff aggressivi per poi esplodere in un pezzo molto ‘maideniano’, un mix tra Heavy inglese e Power scandinavo ben accostati tra loro. La traccia scorre, ma non nego che potrebbe essere rivista e a tratti migliorata. Ovviamente non mancano soli eccellenti, ma purtroppo non possono essere solamente loro a sorreggere l’intero pezzo. Detto ciò, buona track, ma non si riceve ancora quella scarica che un ascoltatore desidera.

Ecco che arriva il 2016, e si sente! Parliamo della demo “I Am the Vengeance”! Si sentono drasticamente i primi segni di un cambiamento più che positivo! I primi fulmini di un Power Metal ben studiato cominciano a scaraventarsi nelle orecchie del fortunato uditore. L’apertura con un ottimo effetto elettronico incuriosisce l’ascoltatore, mentre l’ingresso degli strumenti non da scampo ad alcun organo uditivo. Una batteria ben impostata spara raffiche adrenaliniche, mentre un basso che morde la segue magnificamente. La chitarra fa il suo corso in qualità ottima, senza tralasciare la voce che si presenta degna di questo pezzo! Lo svolgimento dell’intera track è eccellente, impossibile rimanere fermi dinnanzi a tanta energia! Forse il primo pezzo al quale non si possono dare giudizi negativi.

Ovviamente il 2016 continua con “Queen of the Night”! Qui si sente pienamente l’influenza dei Maiden, molto ben impostata, senza mai annoiare l’ascolto! Tutti gli strumenti sembrano fondersi in modo idilliaco tra loro, dando vita ad un pezzo per nulla discreto. Forse i SpiritBell hanno trovato l’adrenalina giusta da iniettare ai loro fan!

Rimaniamo nel 2016, dove la band ci propone “Ivan the Terrible”, traccia completamente strumentale ma che si lascia scorrere fluidamente, ottimo pezzo se non si vuol perder tempo a cantare e dedicarsi solamente al pogo più totale! C’è anche da dire che se volevano dar prova di esibizionismo ci sono riusciti, ma nonostante questo hanno dato vita ad una bella scarica energetica assurda.

È arrivato il momento di fare un passo indietro, esattamente nel 2012, quando incisero “Horgonyt Fel!” ed ora riproposta nell’ album. Lo scenario si apre con un ambient effect che ritrae un molo, con tanto di gabbiani e il movimento di banchine. Ma ecco che dagli abissi arriva un riff di chitarra eccellente che da il via ad un ritmo “piratesco”, molto ravvicinato allo stile degli Alestorm! I suoni sono molto rudimentali, ma nonostante questo potrebbe divenire un bel pezzo “da folla”, se pulito e migliorato.

Ma qui ci si allontana da tutti i target prefissati dalla band, rispolverando ed inserendo nel progetto una track datata 2013: “Doomed Planet”. Pezzo evidentemente sperimentale ma non del tutto malvagio, magari in altri contesti sarebbe stato un ottimo inizio, ma non qui, non ora! Scorre fluida, ma se dovessimo catalogarla in questo album, beh, ci ripenseremmo sicuramente due volte.

Gli SpiritBell non hanno nulla per essere discriminati, anzi, hanno del potenziale e ne abbiamo avuto le prove ascoltando vari lavori di “Guided by Evil Light”. Le tracce dell’album sono disconnesse tra loro, non sono ben strutturate per creare un percorso sonoro da seguire, ma c’è da dire che stanno cercando la loro strada, e sono del tutto certo che la troveranno! Hanno quel che serve per essere una grande band, basta solamente lavorarci su. Mai demordere o abbandonarsi davanti alle difficoltà, è chi lotta senza arrendersi che trova quello che cerca!

 

Marco Durst

60/100