3 LUGLIO 2017

Bentrovati avventurieri in queste lande, un vento nero soffia da Belgrado portandoci un messaggio apocalittico: è “Age Of Damnation” dei The Father Of Serpents. Come il mostruoso Yig, il Father Of Serpents originale dei romanzi di H.P. Lovecraft (e prima ancora di Zealia Bishop), arrivano a noi questi cavalieri del doom/gothic metal.

Atmosfere cupe e sonorità massicce sono I biglietti da visita di questo gruppo che esordisce con una formazione di musicisti già noti alla scena metal serba (da gruppi come The Hell, Awaiting Fear, Tamerlan, Rain Delay, Consecration...). Il logo campeggia scuro sulla copertina di questo disco; dai colori violacei e funebri fino ad imbrigliarci nelle spire delle tenebre serpentine che avvolgono la donna rappresentata ad effige dell’umanità intera; ma solo l’ascolto del disco ci dirà se potrà liberarsene. La componente gothic della band permea da tutti i pori (o dovremmo dire le spire in questo caso?), il disco parte subito con un fade in armonizzato creando una sensazione di abbandono ed al contempo di lontananza, come se il messaggio arrivasse da un altro mondo. É “The Walls Of No Salvation” il pezzo che ci fa da introduzione in questa caduta nell’ oscuro. Canzone già edita nel febbraio del 2015 sotto forma di video-demo e qui remixata e riarrangiata. Ma a volerci spiazzare ulteriormente arriviamo a ”The Flesh Altar”, una composizione armonica degna di nota. Raramente capita di sentire uno scritto musicale che riesca ad essere un così bel connubio tra dolcezza e violenza. Il suono del violino sarà la speranza che ci accompagnerà in tutto l’album, a lui il compito di indicarci sempre la luce in queste tenebre. In questo brano non si sente assolutamente il desiderio di nascondere I gusti musicali del gruppo: l’influenza di band come “Paradise Lost“ e “Moonspell” è forte e non è affatto un male. No, perché i ragazzi hanno imparato bene e possono dimostrarlo. Una caratteristica di questo ed altri brani, a livello compositivo, è la tendenza all’uso di soluzioni originali, atte a creare dei sapori che spesso sconfinano in territori estranei al genere. Sono affermazioni musicali sottili, tra le righe e molto delicate, ma ci sono. L’uso sapiente di cambi tra maggiore e minore, ritmiche spezzate e beat che, pur rimanendo su tempi maestosi, risultano molto sostenuti. Spesso l’ascoltatore si troverà a sentire un cambiamento nel tono delle composizioni che non mancherà di travolgere e coinvolgere. Volendo riassumere queste sensazioni con una metafora diremmo che: l’ascolto di questo album è come viaggiare sul treno del Gothic Doom Metal, guardando fuori dal finestrino il paesaggio fatto da tutti gli altri generi e, di volta in volta, lasciandosi pervadere da tutte quelle emozioni. Basti ascoltare la mastodontica e bellissima “The Grave For Universe”. Tra queste note le serpi non vi lasceranno andare più via; è la composizione più lunga dell’album ma, a giudizio di chi scrive, la più travolgente. Nulla lasciato al caso, sbavature completamente assenti e una prova di forza musicale che farebbe trasalire anche i più ferrati in materia. Queste caratteristiche non possono non far pensare a quei “Black Sabbath” di “Children of the Grave”. L’effetto di sorpresa è il medesimo in questa canzone. Quando oramai pensiamo di aver inquadrato il disco ecco che, come una folata di vento inattesa, arriva “Tainted Blood”. Non questioneremo sul cantato in lingua italiana, sicuramente scelto come lingua veicolare più adatta di altre e che apparirà, comunque sia, ben comprensibile alle orecchie dei portatori di stivale. Ma è il sound del pezzo che è notevole: un sapore di musica pop ottantiano, che nulla avrebbe a che vedere con il genere, ha un effetto gradevolissimo. Da “The Quiet Ones” che ci dà un attimo (ma proprio uno) di respiro alla, passateci il termine, folcloristica “The God Will Weep For You”. Siamo già in dirittura di arrivo a “The Last Encore” che ha il compito di accompagnarci malinconicamente alla fine dell’album con “Viral”. Quest’ultima, infine, pare essere la canzone designata come killer application che si presenta con video musicale annesso all’uscita dell’album. Francamente non appare come uno stendardo più adatto di altri per questo album ben riuscito ma, forse, la composizione più di genere è stata ritenuta più adatta ai fini promozionali. Alcune canzoni di questo album erano già protagoniste di alcuni video musicali editi qualche mese prima dell’album ed ovviamente questo è indice di una composizione musicale dilatata nel tempo ma che non ha dato affatto risultati sgradevoli od in contrasto tra le varie sfumature di questo lavoro. A livello sonoro non si possono non appoggiare le scelte fatte sul suono pulito delle chitarre che conferiscono alla registrazione un sapore attualissimo, così pure risultano le percussioni dove il rullante porta da solo il peso di una corona ritmica di genere.Il disco è tecnicamente ben registrato ed editato in maniera certosina non presentando alcuna sbavatura sensibile. La composizione musicale è sicuramente figlia dell’ esperienza dei membri del gruppo; non troverete assoli di chitarra inutili e fuori tema, le sovraincisioni sono sempre atte a creare delle armonie uniche e ben scindibili e si sposano eccellentemente con l’insieme. L’assenza di melodie vocali particolari è pienamente giustificato dai bei fraseggi di chitarra che nulla fanno rimpiangere ad un comparto melodico ben riuscito. Le voci di questo disco sono tuttavia l’unico punto in cui ci si ferma a riflettere. La doppia vocalità dei dei due cantanti non sempre valorizza, a giudizio del sottoscritto, la composizione. Voci pulite, screams e growls si sovrappongono spesso e non sempre con successo, finendo con togliere l’attenzione del filo conduttore del pezzo, generando un attimo di spaesamento che per fortuna rientra subito permettendo all’ascoltatore di favorire della musica. Il risultato è comunque un album da promuovere a pieni voti e che potrebbe essere addirittura un ottimo inizio per chi volesse iniziare ad ascoltare questo genere musicale; ed in questo senso ci sentiamo di consigliarlo. Lo suggeriamo sopratutto a quegli ascoltatori che vedono questo stile come una musica fatta solo di tempi e melodie lugubri, oscure e pesanti. Con questo disco potreste cambiare idea, lasciate ogni speranza o voi che entrate!

 

Matteo Musolino

80/100