26 OTTOBRE 2017

L’ultima fatica dei “The Noctambulant”, band americana dal sound melodic death metal, è “Advocatus Diaboli”, un album che si presenta bene già dal title.  

La band è di origini statunitensi, ma tuttavia il genere proposto cerca di avvicinarsi a quella che è la tradizione del black metal di stampo europeo. Sono i due protagonisti Eddie Helvete e Franseth a dar vita a questo progetto musicale, dopo aver suonato in altre band, riscoprendo insieme la passione per il genere.

Non si ha alcuna difficoltà a riconoscere le sonorità di un genere ben definito, che nell’album all’ascolto si caratterizza sin da subito per la presenza di riff aggressivi, voci oscure con un sottofondo incalzante e veloce. Il primo brano, Legion, con il suo canto in  growl deciso, apre la strada spianata ad un lavoro che è ben studiato nelle intenzioni.  Il prosieguo non è da meno, mantenendosi sempre forte sulle oscurità del black metal e sulla potenza del thrash, riconoscibili entrambi anche nei testi.

Proprio come nel titolo, si sente bene questo nottambulo che si aggira tra le note musicali, portando nulla di chiaro a chi ascolta e riesce a calarsi bene nelle ombre di questo lavoro.

Death’s Lullaby non si arrende con la sua batteria potente che segna i ritmi incessanti di un ossimoro, morte e ballata, che si scontrano, dando vita ad un miscuglio di emozioni che lasciano il segno.

La vera sorpresa si ha con Even Calling, nella quale la chitarra che si alleggerisce della potenza delle precedenti canzoni, cerca di trasportare ancora più negli abissi chi ascolta. Questo brano dà giustizia a quello che probabilmente la band riesce a far meglio, ovvero il lato melodico, suonato, aperto del black, che ruota intorno a riff più morbidi.

Il risultato è un album all’apparenza classico nel suo genere ma che, ad un ascolto approfondito, nasconde una ricercatezza dell’oscuro, del profondo, dell’intenso, insomma, di tutto ciò che caratterizza un nottambulo.

Nel complesso, l’album dal punto di vista musicale non ha forti limiti e quindi l’ascolto non risulta pesante, se non fosse per alcuni tratti oscuri e passaggi già sentiti, soprattutto dal punto di vista tematico, che riescono con difficoltà a dare all’ascoltatore qualche elemento di novità.

Il black è un genere difficile da innovare, si sviluppa quasi sempre sulla stessa linea d’onda tetra, con tematiche standard che vanno dal demonio, all’oscurità, passando per qualsiasi cosa che infonda sentimenti negativi. Ciò non si discute, fa parte del genere, ma si ha difficoltà a rinvenire qualche elemento di novità e di personalità nella band.

Il lavoro è ben fatto, musicalmente avanza senza fatica e senza momenti di interruzione forzata, tuttavia manca quell’elemento di personalizzazione ed identità che servirebbe ad una band.

Nonostante ciò, l’album merita di essere ascoltato, senza troppe pretese.

 

Pasqualina Mandia
50/100