Band: The Projectionist

Album: Exalted Solitude

Etichetta: Appalachian Noise Records & The True Plague Records

Data di uscita: April 17th, 2017

Genere: Black Metal 

 

Tracce: 

01. 11 Strikes to Incite Incurable Silence_06:24  

02. Suckling a Most Hateful Claustrum_04:28  

03. Ineffable Inner Void_05:41  

04. Oubilette Threnodies_05:02  

05. If Erased: So Fertile Ought_02:51  

06. Draw Away a Disconnect_04:43  

07. Chapel of Astaroth_04:15  

08. Zarathustra Within_05:11  

09. Sleepless Witching Curse_05:33  

10. Harpy Whispers Malice (The Regent's downfall)_09:57

 

Canadesi indemoniati e incazzati neri col mondo. Si potrebbe riassumere così in poche parole l’ultimo album dei The Projectionist, “Exalted Solitude” con a capo Lord Matzigkeitus. 

Per poco meno di un’ora (54:05) si sviluppano appena 10 brani di lunghezza media e dai suoni abbastanza omogenei tra loro, caratterizzati quasi tutti dalla stessa aura di voci indemoniate, stridule e acide. 

Iniziamo col dire che l’album affronta tematiche di odio verso l’umanità, di isolamento dal mondo e, ancora, di odio (già detto?); il tutto urlato attraverso alternanza e concomitanza di voci e urla indemoniate, distorte e cupe. (Tant’è che la tematica si intuisce nonostante non si conoscano parole in inglese.)

Sono infatti quest’ultime a farla da padrona, visto che la batteria non riesce a dare la potenza necessaria ad affrontare il giusto disagio durante l’ascolto. Gli strumenti sembrano quasi appoggiati sotto le voci. Che sia una scelta progettuale? 

Non è forse il suono che ci si aspetta dal genere. 

L’album si apre con una prima traccia “11 Strikes to Incite Incurable Silence “ dall’intro inquietante che prelude l’atmosfera indemoniata dell’intero album, strategia utilizzata anche in altri brani successivi. 

Troviamo le voci/urla alternate e a volte sovrapposte, che danno un senso ancora più inquietante, come nella traccia “Oubilette Threnodies”. 

A metà album troviamo “If Erased: So Fertile Ought”, letteralmente un intervallo che ci fa fare una pausa di poco meno di 3 minuti per poi re-immergerci in altre 5 canzoni dai toni forse ancora più prepotenti e acidi, soprattutto perché  il brano successivo “Draw Away a Disconnect” entra prepotente nelle orecchie con voci acidissime.

L’album si chiude con “Harpy Whispers Malice (The Regent's Downfall)” un brano di 9:57 minuti, una potente, lunga e riuscita sintesi di tutto l’album. 

Come sempre, uno sguardo alla grafica. 

L’album ospita all’interno immagini degli artisti Sang Ho Luna e Jan Pysander Whitney, che hanno curato anche la copertina dell’album; troviamo dunque uno scheletro di un re (di non si capisce bene cosa) seduto su di un trono dorato, inghiottito dalle fiamme che sembra però beffarsi dello spettatore, visto lo sguardo quasi fiero e rivolto altrove.

Si fa menzione, inoltre, di uno special guest, il chitarrista Christopher Hernandez degli Xasthur. 

Apprezzato molto l’uso delle voci, che danno il giusto ritmo ai brani, ma si sente la mancanza di una buona base sotto, necessaria per far venire voglia di alzare il volume al massimo. 

 

 

Maria Grazia Sabella

70/100


Bellissimo album di depressive suicide black metal. Album composto da 5 tracce e la durata totale è di 32 minuti circa; le tematiche affrontate sono la morte, la depressione e il suicidio, argomento principale; l'artwork e il logo del gruppo, come da tradizione è estremo. Il logo è quasi incomprensibile e il cappio da impiccagione sulla parte centrale della copertina fa capire a vista che questo album non è per tutti; il titolo è scritto con uno font gotico classico.

La line up comprende: 

Il batterista Belchior de Melo ex componente degli Belchior.

Il primo chitarrista The Priest ex componente degli Ov Enochian.

Secondo chitarrista è Don Atkinson.

Terzo chitarrista, synth, rumori è Destroyer che suona anche negli Unrest.

Alla voce abbiamo Lörd Matzigkeitus cantante anche degli Idolatry.

Il loro black metal non è il classico, hanno creato e trovato il loro stile senza rinnegare il genere, la struttura delle canzoni non è classica ma varia e il tempo delle canzoni varia dal testo e ad ascoltarlo non ci si annoia.

L'album inizia con la title track The GallowForest Eulogy:

Un intro di basso e di sfondo, la voce distorta poi attacca; le chitarre abbastanza distorte e la voce diventa baritonale così che sembra che ti chiami dal profondo della terra, l'ascoltatore è colto da scompensi e dal dolore, dalle sofferenze che ti trasmette la canzone, gli effetti si amalgamo bene alla stessa, il basso diventa padrone del pezzo insieme alla parte ritmica. E' accennato un bridge di chitarra a circa metta canzone, la voce diventa scream e poi si trasforma di nuovo di voce dall’oltretomba, il riff di basso diventa paranoico e cadenzato, la velocità rallenta leggermente e gli effetti e voce sono più in primo piano; verso il finale il ritmo rallenta, ancora la batteria di sottofondo quasi a sfumare, con un piccolo assolo di essa e la voce anch’essa va a sfumare e sembra che ti trascini con lei nelle tenebre; 

Il disco continua con Automaton Stare, un intro di chitarra molto cadenzato e amalgama insieme alla batteria e alla voce, anche in questa traccia lo scream ti trascina in questo mondo di sofferenze e dolore. Il basso e solo ritmico è poco accentuato  in questa traccia, gli effetti di synth e gli effetti sonori ambientali si sentono e la voce viene modulata per fa sì che l'ascoltatore capisca quando la canzone è sofferente oppure triste, le urla del cantante si amalgamano benissimo alla sofferenza che questa canzone ti trasmette e verso il finale il synth diventa una cosa sfumata.

La terza traccia si intitola Apex of the Void, un effetto pioggia come intro e un arpeggio di chitarra e la lentezza rispetto alle tracce precedenti e la voce sovrasta questo arpeggio, poco dopo la batteria si fa sentire e velocizza la canzone con degli scambi; la voce si fa sentire in tutta la sua glacialità. In questa canzone le chitarre diventano distorte e la voce ancor più sofferente col trascorrere dei secondi, sembra quasi che il microfono pianga, un ritmo di chitarra a cavalcata accompagna e ti fa entrare verso il finale; 

Quarta e penultima traccia è Wyvern Termite un intro di chitarra e batteria più “allegra” rispetto all’oscurità delle precedenti tracce; l’allegria dura pochi secondi e ti ritrasporta di nuovo in una sofferenza interna che però sembra che questa canzone si diverta a far soffrire, un assolo di chitarra ben eseguito e allegro, l'ascoltatore è spiazzato a sentire un simile assolo, inaspettato sentendo le tracce precedenti. La voce è aggressiva e ad un certo punto un bel finale con dei buoni scambi di batteria concludono la traccia. Ultima è Imagined Fortress Made to Give Way allegria, di poca durata, questa ultima traccia ti catapulta di nuovo della sofferenza più profonda con un ritmo cadenzato, quasi marziale e la voce straziante e di sofferenza psico-fisica. La batteria è molto cadenzata, l'ascoltatore viene preso da sconforto e da depressione ad ascoltare questa traccia,  un buon assolo di chitarra e batteria e gli altri strumenti fanno un sottofondo che nel complesso si sentono poco ma va bene così; il gruppo in questa traccia ti porta a far capire che la sofferenza è sempre entro di noi.

Nel complesso è un buon album di depressive suicide black metal, per gli amanti di questo genere particolare lo consiglio, per chi non ama questo sottogenere è abbastanza pesante è indigesto; è un gruppo giovane che deve crescere e può migliorare su alcuni aspetti di composizione. 

La produzione e la registrazione del disco è minimale e sporca come deve essere per i gruppi black metal,non importa avere una produzione fluida e liscia secondo me più sporca è meglio è.

 

 

Lucyfer

70/100