E se Odino avesse creato dei manovali del suono, in grado di emanare la musica che il pubblico del Valhalla desidera? Ha certamente creato i Vindland; band Black/Viking Metal formata nel 2005 a Brittany (Francia) da tre divini membri, quali Camille (guitar, bass, songwriting), Romuald (vocal) e Marc (drum), che unendo le loro energie ed i loro spiriti hanno già partorito una demo (2007) e l’EP “Ancestor’s Age” (2009), prima di dare alla luce il loro primo full length intitolato “Hanter Savet” nel Marzo 2016, collaborando con la Black Lion Productions. L’album è adrenalinico al punto giusto, con belle sonorità folkloristiche e di una gradevole fluidità, ovviamente tutto a tema viking e north’s mitology!

Il disco si apre con la tempesta sonora di “Orin Kozh” che non tarda a provocare precipitazioni di sano black metal con venature death, nel contempo in cui il dio del tuono emana folate di inquietante vento, portando con se l’energica “Treuzwelus” che con la sua corposa struttura sonora, a tratti ammorbidita da ingenti sinfonie e power riff, conquista immediatamente il cuore dei fan; Track Rovente!

Il drakkar di metallo affronta le onde di un impetuoso oceano black, movimentato dal mostro del Midgard “Serr-Noz”: colpi di scena e arricchimenti strumentali rendono questo pezzo uno dei più completi nell’album.

I leggiadri arpeggi iniziali di “Peden Koll” acquietano l’animo di un pubblico straripante di eccitamento, prima che le degne ed eterne note di un maestoso viking metal facciano il loro ingresso trascinandosi dietro riff e ritmiche degni di nota ed intermezzi strumentali da brivido.

Alzate le mani al cielo e gridate il nome del padre di tutti gli dei, prima di buttarvi nella mischia con “Skleur Dallus”: 5:00 minuti di adrenalinico headbang, con lievi intermezzi ‘prendi-fiato’ e il contorno di una voce profondamente black.

È arrivato il momento di farsi cullare dai riff introduttivi di “Morlusenn”, per poi addormentarsi e sognare idilliache sonorità di un eccellente death metal; colma di energia, la track tende a non annoiare neppure per un secondo.

Frenetici scambi ritmici e perforanti note di basso fanno da cornice a “Skorneg Du”, che con il suo tempo non esagerato, da vita ad una meravigliosa scenografia sonora nel quale ambientarsi.

La vera storia è riposta in “Skeud Ar Gwez”: 11:30 minuti tra le mura del Valhalla sonoro, nel quale vichinghi e valchirie danzano su questo imponente pezzo colmo di eleganza e strutturato in maniera esemplare; la band dimostra di poter realizzare capolavori privi di eguali con questa track che una volta terminata, non esiterete a riascoltarla immediatamente prima di procedere con l’album.

“And The Battle Ended” non poteva essere un titolo migliore per la conclusione di questo album che riesce ad assuefare le menti e gli animi del pubblico; la gloriosa track da il giusto senso di vittoria con il suo ardente sound death, appagando lo spirito del viandante tra gli scenari di questo disco.

Si sente palesemente che i Vindland si sono seduti a tavolino, discutendo sul da farsi di “Hanter Savet”; Un album dettagliato e ricco di fluidità, con un esplosività senza precedenti. I tre ragazzi hanno tratteggiato un ottima struttura, per poi unirla con testi perfetti, infine colorandola con la loro particolare musica. Un inizio estremamente buono per una band che sa il fatto suo, e che riesce a dimostrare di avere talento e grinta per un futuro nel mondo del Metal.

 

 

Marco Durst

80/100