Dall’Arizona i Vorzug tornano a far parlare di sé con un nuovo EP. Le grafiche di copertina richiamano una sorta di apocalissi egizia a tinte psichedeliche, un misto tra le copertine dei Gamma Ray e di certi Therion del 96, ai tempo di Theli. 

Ascoltiamo questo lavoro, che si propone di non far rimpiangere l’album di debutto “Call of the Voltures” del 2015, che li ha resi celebri, grazie anche all’apprezzamento del wrestler Raven, che ha scelto i Vorzug come soundtrack delle sue entrate in scena.

Clicchiamo play e ascoltiamo “The ever living”, prima traccia di questo EP che ci proietta subito nel mood della band, con un sound peculiare e riconoscibile fin dal primo growl. 

Il vocalist Anthony Hoyes  mi ha conquistata subito: è una bestia ferita quando canta in growl e risulta un demone assetato di sangue quando il tono si trasforma in uno scream malefico. Un cantante unico, che si accompagna ad un’ottima tecnica in mano a Daniel Beck alle pelli, Rock Rollain al basso e all’ottimo Ivan Schone alla sei corde. 6 minuti e mezzo di puro fomento, che hanno nelle ritmiche il punto di forza, tra pesante incedere, e devastanti fughe estreme. Masterpiece.

Segue “Under a Dying Sun”, pezzo possente e sostenuto, che aggredisce dalla prima all’ultima nota tra macigni di metal estremo cadenzato e partenze a razzo, nobilitate da ottimi solos di stampo classico e furiosi blast beat.

Infine, la conclusiva “Nocturnity” è una traccia maestosa, con cui i Vorzug ci sorprendono con il brano più originale del lavoro; un death/doom che vomita lava incandescente in un vortice di note stonate e brutalizzate dal malefico vocalist.

 

Nel complesso il demo è un lavoro che si fa apprezzare per la sua varietà, passando tra death classico, brutal americano, death melodico e black.

 

 

Antares

87/100