5 DICEMBRE 2018

Gli Ashen Fields sono una giovane band genovese formata nel recente 2017 da 3 dissidenti della band Path of Sorrow: Alessandro Fanelli, Davide Manzi e Jacopo Ruggero, che insieme hanno dato vita ad una nuova creatura, chiamata Ashen Fields, che si è dimostrata sin da subito molto in gamba. Sul piano musicale, gli Ashen Fields suonano un buon Melodic Death Metal con reminiscenze di Symphonic e Power, fornendo su questo EP una prestazione decisamente degna di un debuto a testa alta su una scena difficile, piena di concorrenti da temere. Se sul piano del Melodic Death non c'è assolutamente nulla da dire, grazie ad un buonissimo songwriting e dei bei testi, che molto ricordano soprattutto gli spettacolari Ensiferum e Wintersun, per quanto riguarda la parte Symphonic i ragazzi dovranno lavorare di più per rendere il tutto più omogeneo ed armonico, soprattutto durante le strofe, dove le orchestrazioni risultano essere forse fin troppo protagoniste, prendendosi tutta la scena risultando così troppo impegnative e mononopoliste. Meglio va invece nei ritornelli: senza girarci troppo intorno, gli Ashen Fields hanno azzeccato alla grande i ritornelli sia di "The Darkness that I Command" che di "The Gods' Vessel": melodici e maestuosi, ma allo stesso tempo veemente graffianti ed agressivi, con orchestrazioni che si intersecano in modo meraviglioso con il resto del comparto strumentale. Ottima anche la produzione, ben calibrata per un primo lavoro. Buone le chitarre, molto potenti e dinamiche, con un suono molto ampio e tagliente ed il basso crepuscolare, che insieme alla batteria ben cadenzata e fantasiosa, aggiunge la carica da 100 a questo insano miscuglio. Ottima anche la voce, in perfetto stile Melodeath che aggiunge il drive e la potenza dei favolosi racconti norreni nelle traccie di questo EP corto, ma molto intenso.

“Moonlit Ashes” è uno splendido e glorioso inno strumentale, che funge da intro ai due brani seguenti, con il quale la band riempie di aspettative l’ascoltatore grazie a sonorità dal sapore fantasy, prima di entrare nel vivo della proposta con “The Darkness That I Command”, traccia che evidenzia l’importanza della parte simfonica nel sound di un gruppo che si muove a suo agio tra soluzioni di matrice Melodeath e Power Metal con delle influenze anche verso il Folk/Pagan. La terza traccia, intitolata “The Gods’ Vessel” è molto efficace sia nelle parti orchestrali, molto epiche, che in quelle metalliche, molto tumultuose, con una parte atmosferica feerica che ne eleva tremendamente lo stato d’animo malinconico ma allo stesso modo molto combattivo , prima di accelerare e chiudere in bellezza questo primo lavoro targato Ashen Fields. Tutto sommato, gli Ashen Fields si stanno inserendo molto bene nella nuova realtà verso un panorama estremo melodico, e hanno fatto un grande primo passo verso un posto nel cuore del pubblico che ama questo genere focoso e trionfale con dei ottimi arrangiamenti Symphonic e delle vincenti sonorità Melodeath, unendo alla furia dei miti ed odi scandinave di vecchio stampo una malvagia dose di novità, freschezza e fantasia che si intrecciano tra di loro in un crescendo di sentimenti ed emozioni spumeggianti e suggestive.

 

Dmitriy Palamariuc

75/100