19 AGOSTO 2019

Recensione a cura di Alessia VikingAle

 

Gli At The Dawn si formano nel 2011 come progetto di Michele Viaggi, già conosciuto come mente dei Conspiracy. Formata una lineup, nei primi quattro anni la band compone un EP e due album. Quando il terzo album era in lavorazione, tre componenti hanno lasciato la band, costringendo i lavori ad uno stop forzato per trovare altri membri. Due su tre, batteria e basso, vengono rimpiazzati, mentre alla tastiera vengono sostituite con brani orchestrali.

Con questa nuova line-up vede finalmente la luce il nuovo album degli At The Dawn, “The Battle to Come”, di cui parleremo oggi.

Il disco è stato registrato ad ottobre 2018 ai Domination Studio sotto la supervisione di Simone Mularoni (DGM) e Simone Bertozzi (Ancient Bards).

Il disco si apre proprio con “The Battle to Come” che introduce la battaglia che verrà come un bardo intona le sue favelle, solo la sua voce e la chitarra.

“Brotherhood of Steel” parte con il ritornello corale e sfoderando una tecnica di drumming che non sbaglia un colpo (merito di Antero Villaverde, ex-TheBurning Dogma) ed un’attitudine progressiva nuova per il gruppo, prima più avvezzo ad un power classico.

“Cadaver Synod” esplora altri nuovi orizzonti per il gruppo: la tastiera orchestrale e ritmi serrati ed oscuri. Qui la componente elettronica/orchestrale funge da introduzione, da sottofondo alla composizione e nell’ultimo terzo di canzone si alterna con la chitarra per creare un’atmosfera lugubre. Della canzone esiste anche un lyrics video.

Con “Anthem of Thor” torniamo in lande tipicamente power metal: introduzioni di tastiera, ritornelli corali ed accattivanti e ritmi a doppio pedale. La canzone coinvolge e trascina per tuta la durata, senza annoiare l’ascoltatore, anzi.

 “Dragon Heart” ha un inizio quasi da ballad ma il ritmo aumenta strofa dopo strofa, fino al ritornello sostenuto ed oltre. La tastiera, presente in tutta la canzone, qui sostiene la composizione e si prende un paio di momenti solisti, all’inizio e nell’ultimo terzo di canzone, precedendo l’assolo di chitarra.

“A Rose in the Dark” ha un tono romantico ed appassionato, dove anceh qui la tastiera fa una buona parte nella composizione diventando protagonista in un intermezzo in cui solo lei e la voce introducono l’ascoltatore al ritornello.

“The Call” si torna ad un mood sostenuto, al doppio pedale e frenetici assoli ed epici ritornelli. C’è spazio anche per un lungo intermezzo di sola tastiera e voce che spezza il ritmo della canzone che riprende alla grande grazie agli assoli di chitarra.

“Torquemada (the hand of God)” ha una introduzione di tastiera dalle sfumature barocche unite alla batteria che scandisce il tempo, cui si aggiungono presto anche chitarra e basso. Arriva anche la voce ed il ritmo si mantiene sostenuto anche nel ritornello. Come nell a canzone precedente, abbiamo un intermezzo di tastiere e voce con un cantato questa volta in lingua spagnola (al contrario del latino della scorsa canzone). L’intermezzo è più breve e gli assoli di chitarra riprendono subito le redini della canzone.

“The Forsaken Ones” ha un inizio spedito ed il drumming qui si mostra tecnico. La canzone non dà tregua alle orecchie dell’ascoltatore, procede dura e sostenuta e anche il ritornello per quanto sembri spezzare il ritmo, è solo calma apparente, perché poi il ritmo riprende più sostenuto. Interessanti gli assoli.

“Viper of the Sands” ha un mood esotico, che richiama le sabbie del titolo. Il mood esotico è sostenuto soprattutto dalle tastiere, mentre chitarre e batteria hanno un mood più oscuro e tecnico, con assoli frenetici e riffs in terzine.

“King of Blood and Sand” ha un’atmosfera fantasy fatta di castelli, corone d’oro e battaglie epiche. La batteria procede spedita insieme alla tastiera negli intermezzi tra una strofa e l’altra mentre la chitarra sforna assoli interessanti e il ritornello corale è accattivante e ben riuscito.  

“The Battle to Come” si presenta come un caleidoscopio di influenze per gli At The Dawn: in questo disco possiamo trovare canzoni dallo stampo tipicamente power ma anche brani che danno un’idea di power/heavy metal più personale ed a tratti oscuro. Prese singolarmente tutte le canzoni sono valide e ben costruite, mentre nel contesto generale spezzano l’atmosfera rendendo l’ascolto poco omogeneo.
Produzione dai suoni cristallini, anche se si ha spesso la sensazione che la batteria sia sopra gli altri strumenti.

Voto:

70/100

 

 

Tracklist:

01. The Battle To Come

02. Brotherhood Of Steel

03. Cadaver Synod

04. Anthem Of Thor

05. Dragon Heart

06. A Rose In The Dark

07. The Call

08. Torquemada (The Hand Of God)

09. The Forsaken Ones

10. Viper Of The Sands

11. King Of Blood And Sand

 

Lineup:

Stefano De Marco: Vocals

Michele Viaggi: Lead guitar

Michele Vinci: Rhythm guitar

Andrea Raffucci: Bass

Antero Villaverde: Drums

 

At the Dawn, nati nel 2011 dal chitarrista Michele Viaggi dalle ceneri dei death metallers Conspiracy, sono una delle realtà italiane in campo  power metal, alle spalle un EP e due album, la band torna con un disco dalle tinte epocali “ The Battle To Come”.

Undici tracce in cui gli At the Dawn propongono con non chalanche una cascata di note potenti e vigorose in cui si evince la passionale musicalità della band. “The Battle To Come” è uno di quei dischi che ti fanno sobbalzare dalla sedia e, che con il proprio tocco personale, snocciola Power e Heavy Metal classico, con venature NWOBHM, elementi sinfonici e melodie, che arricchiscono questo lavoro. Anticipato dal singolo ‘Cadaver Synod’, l’album sarà rilasciato il 3 maggio prossimo per Underground Symphony Records. La title track “The Battle To Come” che va ad aprire “The Battle To Come” è un brano relativamente quieto, in un crescendo di note e voce, quest’ultima che ricorda vagamente quella di Bruce Dickinson in certi versi. Dopo la quiete, inizia la tempesta musicale con il brano successivo “Brotherhood Of Steel”, molto incisivo, come lo è del resto l’intero nuovo lavoro della band. Bellissime chitarre incisive ed una sezione ritmica robusta ricamano un intreccio importante in cui la voce riesce ad incantare con un vocalizzo melodico. Intro affascinante per “Cadaver Synod” che ci accompagna in un tumulto di note incandescenti, tra una struttura potente ed energetica, gli At the Dawn ci regalano un coinvolgente brano che offre un assolo di chitarra strepitoso. Intro incantatore e sognante in “Anthem Of Thor” che lascia spazio alla potenza di una musicalità robusta e un ritmo incalzante che ricorda per certi versi il sound dei Sabaton.“Dragon Heart” nella sua melodica struttura, riesce oltre che ammaliarci, a trasportarci in un’avvincente mondo parallelo fantasy, tra timbriche vocali poderose alternate a linee melodiche accompagnate da una musica vigorosa con cavalcate ritmiche e chitarre altrettanto titaniche. Nulla di meno per la successiva “A Rose In The Dark” nella quale la band si, e ci, concede una tregua più dolce e sempre incantata, mentre con la seguente “The Call”, gli At The Dawn ci riportano in una linea più battagliera, tra ritmi e chitarre floride, in una atmosfera ardimentoso. Ancor più ardita è l’aria in “Torquemada (The Hand Of God)”, la band riesce a passare tra atmosfere sognanti e situazioni più cupe e battagliere con una naturalezza innata, permettendoci si spaziare tra un campo di battaglia e un mondo onirico. Bellicosa è “The Forsaken Ones”, canzone venata di melodie e sempre con vigorosa musicalità, esattamente come la successiva “Viper Of The Sands”. Chiude l’album la bellissima “King Of Blood And Sand” che con il suo andamento maestoso ci trasporta nuovamente in quel mondo parallelo sognante, tra cori importanti, chitarre sempre più poderose, una sezione ritmica potente e una voce che non ha ceduto neppure un attimo per l’intero lavoro.“The Battle To Come” è un album completo e seducente, non posso dire ci sia un brano che sia migliore di altri poiché l’intero album è un lavoro maestoso in cui gli At the Dawn hanno dato il massimo delle loro capacità compositive, ritornando in splendida forma. Bentornati ragazzi!

 

Valeria Campagnale

100/100