4 MARZO 2019

Originari della Puglia e formatisi nel 2003, i Dewfall iniziano la loro carriera autoproducendosi nel 2004 il demo “Legacy of Soul”, lavoro legato ad un suono heavy metal a tratti epico e che vanta le prime recensioni positive nell’ambito dell’underground. Bisogna attendere il 2009 per vedere pubblicato il loro primo full lenght (sempre autoprodotto) “V.I.T.R.I.O.L.”, un concept album di nove tracce dove iniziano a comparire le prime impronte thrash/death insieme a passaggi power, progressive ed heavy metal. Detta così sembra un gran minestrone, ed invece gli elementi si incastrano alla perfezione, rendendo il disco un piccolo capolavoro. Dopo un terremoto interno che vede come unico superstite della line up originale il chitarrista Flavio Paterno, la band pubblica nel 2013 il demo “Painful Death Lake” (dell’omonima canzone venne prodotto anche un video musicale) dove le parti heavy metal sono accantonate per un furioso black/death metal condito da sfumature epiche ed evocative. Dopo l’EP la band si lancia in una massiccia attività live volta a promuovere il proprio lavoro esibendosi con continuità nei palchi underground, nei festival e di supporto alle migliori realtà del metal estremo. 

Arriviamo con un balzo al 2018, anno in cui i Dewfall si uniscono al roster della Naturmacht Production, grazie al quale vede la luce il loro secondo full-lenght, “Hermeticus”. 

Prima di recensire musicalmente l’album, soffermiamoci un attimo sul concept: l’epica esistenza terrena ed il mito storico-spirituale di Federico II di Svevia, ultimo Re di Sicilia proveniente dalla dinastia Hohenstaufen, detto “Puer Apuliae” (“Figlio di Puglia") ma anche “Stupor Mundi” ("meraviglia o stupore del mondo") ed i luoghi significativi in cui si svolsero le sue vicende, tra cui Castel del Monte ed i suoi misteri. Le tematiche del disco sono evidenti anche nel front/back cover, realizzate dall’artista serbo Khaos Diktator (Saor, Gaerea). 

Le gesta di Federico II sono narrate come un poema epico suddiviso in due parti, con una narrazione impreziosita da passaggi in latino e volgare ispirato alla lirica federiciana. 

Il primo capitolo del poema si intitola “Vivet Draco Magnus”, e si apre con “The Abomination Throne”. La canzone inizia con un arpeggio di chitarra e flauto, come sfondo il vento. Una breve intro prima di ingranare da zero a cento dove la batteria spinge con un feroce blast beat accompagnato dai riff graffianti e vocalizzi ferali. La canzone si pregia di passaggi psichedelici dove la chitarra si distorce creando un’onda sonora, oppure ancora di passaggi pieni di tecnicismi e parti con voce pulita ed esplosioni musicali alteranti a passaggi più sul black metal “classico”. 

Si prosegue con “Murex Hermetica” che si collega alla precedente canzone. Anche questa canzone inizia con riff di chitarra duro e feroce, cui segue la batteria a tempestare l’orecchio dell’ascoltatore. Il growl feroce arriva subito dopo, sfoderando le già citate liriche in latino soprattutto nel trascinante ritornello, cui segue un assolo di chitarra altrettanto ben riuscito. Assoli e riffs di chitarra fanno da padroni in questa canzone che sovrappone parti aggressive e feroci ad altre più epiche e melodiche. 

“Monolithic Dome” si apre con suoni di un’ambiente notturno, per sfociare in una canzone dal ritmo più cadenzato e dei riffs melodici. Ma è solo un passaggio, la canzone sfocia dopo poco nelle atmosfere epiche ed oscure cui i Dewfall ci hanno abituato. La canzone vira su sfumature più viking/black metal nel passaggio centrale dove le liriche diventano latine, lasciando poi spazio più alla musica che alla voce che diventa più sottofondo amalgamandosi con i riffs, in un crescendo esplosivo che culmina nel finale, dove piatti di batteria e riffs si incontrano e scontrano. 

“Apud Portam Ferream” chiude la prima parte del poema. La canzone mantiene un ritmo serrato, riffs feroci e batteria dai blast beats continui come da buona tradizione black metal. Il ritornello è orecchiabile e trascinante, mentre i passaggi tra feralità e parti più epiche dove ad esempio cori e voci pulite si sommano tra loro creando armonia. Il finale è un arpeggio di chitarra inizialmente accompagnato dagli altri strumenti, che via via abbandonano la scena per lasciare solo la chitarra a scandire gli ultimi attimi.

Fine primo capitolo. 

Il secondo capitolo della saga si chiama “Vitae Mortisque Mysterium” e si apre con “The Eternal Flame Of Athanor”. La canzone è un tripudio di arpeggi e passaggi puramente black metal con liriche più parlate che cantate, a sottolineare la velocità della canzone. La parte centrale si impreziosisce con passaggi più cadenzati ed epici, i quali rendono la canzone varia e piacevole all’ascolto. 

“Moondagger” è un brano di pura ferocia black/death metal soprattutto nei passaggi in terzine tra una parte vocale e l’altra, senza però disdegnare passaggi anche qui più cadenzati ma rimanendo sempre nell’impronta di un black metal oscuro. La canzone si chiude con un lungo assolo di chitarra inframezzato dalla voce, in un crescendo di epicità. 

Come tracce di chiusura troviamo due vecchie conoscenze, “The Course To Malkuth” e “Apostasy Of Hopes” provenienti dal loro precedente EP “Painful Death Lake”, qui presenti in versione ri-registrata. Le canzoni prese singolarmente sono ben fatte come buona è la qualità della ri-registrazione (sebbene si perda un po’ di volume rispetto alla precedente versione), tuttavia se ascoltate di filato al resto dei brani si nota che sono state scritta in un momento diverso rispetto alle altre, rendendole una nota stonata nella complessità dell’album. 

Che dire, in conclusione, di questo “Hermeticus”? È un lavoro maturo, curato e ben fatto, musicalmente apprezzabile anche dai meno avvezzi al genere estremo grazie alla poliedricità delle canzoni. Qualità questa apprezzabile anche per le continue variazioni delle canzoni che sì non annoiano l’ascoltatore anche dopo più ascolti, ma dimostrano anche una preparazione tecnica ed uno studio della canzone non indifferente. 

Con questo full lenght i Dewfall dimostrano di avere trovato la propria dimensione ideale per potersi esprimere, rilasciando un piccolo capolavoro che merita di essere ascoltato da tutti.

 

Alessia VikingAle

85/100