21 MARZO 2019

Oggi è una giornata dedicata ai lettori e alle menti legate al mondo dell’Heavy Metal classico, padre di ogni vena Metal e che ancora aiuta a i neofiti ascoltatori ad avvicinarsi alle sue stesse sonorità distorte e accattivanti.

Veniamo a proporvi, appunto, gli “Emblema”, progetto torinese nato nel 2001, il quale prevede, allo stato attuale, una line-up a quartetto, composta con Federico Albano alla voce, Massimo Cinardo alla chitarra, Giuseppe Cinardo al basso e Daniele Donno alla batteria.

Da evidenziare e tenere conto che gli Emblema hanno svariati anni di formazione ed esperienze alle spalle, segnate dalla produzione di due demo ed un EP. Sfortunatamente la band non ha ancora messo alla luce un vero e proprio full-length, ma, ai giorni odierni, tengono comunque ancora alta la bandiera dell’Heavy italiano grazie alla sfornatura del secondo EP autoprodotto “Flight in Hell”, rilasciato l’11 Novembre del 2018.

Non vi mentiremo dicendovi che gli Emblema non nascondo le loro evidenti influenze Heavy Metal sin dalla prima traccia “Against the Tyrant”, traccia che parte con riff chitarristici dotati di una distorsione riconoscibilissima e che portano i nostri ricordi su prime band della scena inglese, non sono nelle parti ritmiche costruite su riff in sedicesimi, piuttosto che ad accordi liberi, ma anche sul piano degli assoli!

Pezzo abbastanza godibile e che ci ha già dato un’idea chiara della volontà dei ragazzi.

La seconda traccia “Never too late”, riprende il sound caratteristico descritto prima, mettendo in rilievo la voce di Federico, il quale utilizza una tecnica vocale nettamente pulita, eccetto nell’intermezzo a metà pezzo, in cui inserisce vocalizzi più sporchi e grezzi. Da notare, tra l’altro, l’equalizzazione utilizzata in fase di mixaggio, in cui la pasta sonora di tutti gli strumenti e voce compresa, sono stati settati in modo da produrre un impatto decisamente “old school”, forse anche troppo!

Proseguiamo con “Harvester of War”, in cui primeggia, come nelle tracce precedenti lo stile ed il carattere anni ’80 e che, a questo punto, toglie punti al lavoro degli Emblema, i quali, a nostro avviso, fanno uso in maniera abusiva dei riff in terzine, dettate dalla ritmica degli strumenti, senza spaziare più di tanto. Come vuole la classica tradizione dell’Heavy il pezzo viene ultimato con un melodico assolo di chitarra , seguito successivamente dal ritornello di chiusura. Lungi da noi criticare le arti vocali e tutte le difficoltà che la tecnica comporta, ma percepiamo in certe porzioni ritmiche anche la mancata tonalità del cantato di Federico, almeno per questa traccia.

Il quarto pezzo “Stranger”, riesce in piccola parte a distaccarsi dai pezzi precedenti, grazie ad un cambio di ritmica, non più in terzine, ma in questo caso in ottave. Ciò sembra non distorcere comunque in alcun modo la direzione e l’orientamento musicale intrapreso dai musicisti italiani, i quali mantengono i canoni sopra citati e che, a questo punto, potrebbero far storcere il naso ad un ascoltatore. Rilevati, per altro, altre piccole imperfezioni nel raggiungimento delle note alte da parte del cantato di Federico, un vero peccato.

L’EP si conclude con la title track “Fight in Hell”, traccia che riprende le incalzanti cavalcate in terzine degli strumenti, messi in sporgenza soprattutto dal motore ritmico basso/batteria e che mettono ancora di nuovo in mostra, di certo la passione degli Emblema nei confronti della vecchia scuola e dei relativi canoni, ma anche una minima inclinazione nell’integrazione di ulteriori riff, magari su altri accenti o comunque più sincopati. Traccia che risulta, in ogni caso, godibile e ricco di assoli melodici, i quali si intrecciano bene con le linee vocali.

Tirando le somme? Sicuramente gli Emblema ricoprono un ruolo, che nella scena dell’underground italiano, potrebbe rivelarsi anche “eroico”, ossia tenere alta la bandiera del vecchio e buon Heavy Metal, ma per quanto i loro lavori possano, sicuramente, fare gola a tutti i divoratori della vecchia scuola, noi teniamo ad invitare i 4 musicisti torinesi ad un eventuale rinnovo stilistico, senza magari abbandonare il loro carattere energico e aggressivo, ma, se ove possibile, miscelarlo con nuovi spunti e fattori, con influenze meno evidenti e che potrebbero essere, in seguito, il risultato finale per un futuro full-length.

Considerata la mole di esperienze che potrebbero aver accumulato nel corso di questi anni, ci sembra doveroso consigliare una tale valutazione, non tanto per noi o le altre redazioni, ma per un pubblico di ascoltatori sempre più giovane e, di conseguenza, sempre al passo con i tempi.

Fino ad allora, per noi, ciò non è sufficiente per fare breccia all’interno della massa che compone l’underground.

 

Simone Zamproni

50/100