14 SETTEMBRE 2019

Recensione a cura di

Dmitriy Palamariuc

 

Se la musica atmosferica è, nell’immaginario collettivo, l’esibizione di sonorità volte ad accompagnare in modo discreto e comunque mai invasivo le diverse fasi di una giornata o di una specifica attività, in realtà ne esistono diverse varianti che sono tutt’altro che comode o consolatorie, ed uno degli artefici principali di questo filone in Italia è Antonine A. (Antonio Airoldi), il quale con il suo progetto Dark Ambient “Empty Chalice” si sta ritagliando piano piano un posto in primo piano nella scena mondiale di questo tipo di musica introversa e torbida. L’artista dedica la sua ultima fatica, chiamata “Mother Destruction”, a tutti coloro che hanno perso la strada e nonostante sono finiti negli abissi più bui, stanno ritrovando la forza di rialzarsi e cercare nuove strade e nuove speranze di avere la propria rivincita contro il destino ostile.

Il Dark Ambient, nell’interpretazione di Empty Chalice (che si avvale anche dei contributi di altri costruttori di suoni non omologati come Rare Form, Ashtoreth e Kurgan Hors) non trova mai alcuno sfogo melodico, tramutandosi nel rumore di fondo che accompagna sensazioni spesso intrise di dolore o di angoscia ma, proprio in Mother Destruction, anche di fragili fili  di speranza rispetto alla possibilità di ritrovare la via maestra, come avviene nella title-track posta non a caso nella chiusura del lavoro.

Chi ha imparato a conoscere nel tempo l’opera di Airoldi non può non stupirsi della sua capacità di proporre sonorità che, pur non essendo provviste di una convenzionale linea melodica, riescono ad evocare un palmares infinito di emozioni e sensazioni. Proprio a questo album riporta un certo elemento di discontinuità, fornito dalla presenza di contributi vocali sotto forma di parti recitate, in particolare quella di Thyme Nord dei Rare Form in “Treblinka’s Snow”, che divengono esse stesse strumenti abilmente manipolati dal polistrumentista italiano, anche se la drammatica “Rest In Pain” si avvicina a tratti alla reiterata linearità del Drone Doom. Le sonorità Dark Ambient, insieme alle percussioni dal suono occulto ed enigmatico danno vita ad un album incantevole. Tutte le tracce sono molto lunghe ed introverse, mentre la musica si serve anche di una grande quantità di synth atmosferici che usano un’ampia varietà di influenze tipo Drone, Noise ed Industrial, che rendono tutte le tracce diverse l'una dall'altra, nonostante si percepisce un cammino lungo ed impegnativo sulle note lunghe e meditative di un concept album molto particolare, anche se non facile da ascoltare e da digerire per gli ascoltatori non esperti. Le chitarre acustiche stravolgono brevemente con delle nuanze quasi Doom e man mano che l'album procede possiamo trovare l’uso di suoni ruvidi tipici dell’Industrial e del Noise, di grida ed urla DSBM, che vengono portate nella musica  in maniera sporadica, così come una piccola quantità di canti gregoriani che migliorano anche l'atmosfera occulta decisamente Drone, rendendo l’ottima  produzione molto oscura e tumultuosa, in grado di attrarre fatalmente l’attenzione dell’ascoltatore, trasportandolo in una sorta di mondo parallelo nel quale i suoni non sono quelli che ascoltiamo nella vita di tutti i giorni, ma si palesano come una sorta di minaccioso rumore di fondo di un’esistenza decaduta che ha molto da nascondere a se stessa riguarda la sua permanenza ed il suo stesso ruolo nell’esistenza universale. Ogni nota di quest’album è probabilmente il viaggio delle anime stanche, che hanno raggiunto il limite di tolleranza verso l’aberrazione dell’umanità, che cerca di risorgere dalle fiamme per riprendere un cammino doloroso ma non del tutto privo di speranza, identificabile con un “animal spirit” di sopravvivenza, al quale aggrapparsi  per resistere al fato ostile a cui sembra destinata l’intera umanità.

Il Dark Ambient non lacera l’anima, come lo fa il Funeral Doom o il DSBM, ma la corrode altrettanto dolorosamente e lentamente, lasciando un senso di disorientamento, una specie di desolazione dell’anima in maniera trasversale ed introversa e la musica di Empty Chalice è un qualcosa che si insinua nelle coscienze degli ascoltatori, restando a lungo in silenzio, per poi manifestarsi all’improvviso ravvivando le loro inquietudini in maniera subdola ma sempre cruda.

 

80/100