17 GIUGNO 2020

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Nati nel 2017 in Puglia,e più precisamente a Taranto, con l'intento di suonare del marcissimo old school death metal imbastardito con l'approccio slabbrato del black metal della prima ondata (con una particolare predilezione per la scuola Hellhammer/primi Celtic Frost), i FAURUTAN giungono nel maggio di questo scombussolato 2020 all'ep d'esordio, intitolato DRAWN INTO THE DARKNESS. È evidente fin dalla scelta della copertina la volontà del misterioso duo (composto da Dan Werewölf alla voce, batteria e synth e Dissected alla chitarra) di rifarsi anche iconograficamente agli albori del genere, sicché non rimaniamo affatto stupiti quando, una volta premuto il tasto play, veniamo investiti dal marciume sonoro sprigionato da questo lavoro (composto da tre tracce più un'intro e un outro), le cui danze sono aperte da un'oscura intro di synth che lascia ben presto spazio alla prima vera canzone del lotto, intitolata YOU'LL BLASTED BE e fin da subito esplicativa delle coordinate musicali del progetto. Il sound è marcissimo e terribilmente lo-fi, pregno dell'attitudine punk che animava le prime mosse dei già citati Hellhammer/Celtic Frost, mentre l'esecuzione e la scrittura sono grezze e molto basilari, come si confà al genere di riferimento. Il brano si dipana su un up-tempo molto classico e altrettanto scolastico, con chitarre grumose, voce dilaniata d'ordinanza e batteria dritta e martellante, e farà storcere fin da subito il naso a chi dovesse essere in vena di una pur qualche parvenza di “novità” o “omologazione al mercato attuale”; si tratta infatti di un pezzo che sembra letteralmente uscito da una demo degli anni 80, registrato con mezzi di fortuna, traballante e approssimativo.

Quello che potrebbe apparire come un difetto, si rivela invece il punto vincente di questo brano così come del resto del lavoro, evidentemente partorito da una band amante di questo approccio e rivolto esclusivamente a quella piccola fetta di mercato che ne condivide ogni singolo aspetto stilistico. Aspetti confermati in toto, se non addirittura esasperati, dalla successiva title track DRAWN INTO THE DARKNESS, brano che, col suo andamento (almeno inizialmente) più mid-tempo, sembra voler recuperare lo spirito oscuro e sulfureo degli Hellhammer più macilenti, salvo poi imbastardire il tutto con accelerazioni deraglianti che manderanno in sollucchero gli appassionati del puro marciume in musica, soprattutto se condito da un'esecuzione tanto incerta quanto grezza e “sentita”, per un risultato molto lineare ed essenziale nella forma quanto brutalmente “ignorante” nella sostanza. A chiudere il trittico dei brani “veri” di questo ep, troviamo il brano più convincente dell'intero lotto, intitolato THRONE OF SOULS, composizione in cui i nostri riescono a integrare con costrutto il loro smoderato amore per il lavoro del primo T.G. Warrior con abbondanti iniezioni di black metal più vicino alla successiva evoluzione scandinava (con echi di Bathory e primissimi Mayhem ed Immortal) e un feeling oscuro dai chiari rimandi a un certo tipo di necro-dark sound tipicamente italico (di scuola Jacula/primi Death SS/primo Paul Chain solista) in grado di donare alla stessa una personalità molto più spiccata, la quale, unitamente a un approccio decisamente più dinamico alla scrittura, da come risultato un brano dalla rilevanza sicuramente molto maggiore rispetto ai due che l'hanno preceduto, e potrebbero indicare la giusta direzione futura per la band per riuscire a trovare una sua voce all'interno di una nicchia di mercato come quella di riferimento (piccola, ma costituita da ascoltatori molto appassionati) senza dover rinunciare alle proprie, evidenti, prerogative musicali.

Mentre l'ep sfuma sulle note di synth della breve outro conclusiva, ci sentiamo di consigliare a tutti gli appartenenti a detta nicchia musicale di dare un ascolto a questo lavoro e di seguire le future mosse di un band che, dovesse riuscire a personalizzare in modo più deciso la propria proposta, potrebbe donare più di qualche soddisfazione, in futuro.

Da risentire, ma, da amante di un certo tipo di approccio, la sufficienza ci sta tutta, con cinque punti in più come incoraggiamento.

 

65/100