12 FEBBRAIO 2019

A soli pochi mesi di distanza dalla pubblicazione dello splendido Banquet On The Moon torna a far parlare di sè la one-man band guidata dal poliedrico artista catanese FELIS CATUS (al secolo, Francesco Cucinotta) grazie a questa splendida ristampa in cd splipcase a opera della Southern Hell Records del secondo full-lenght del progetto, intitolato ANSWERS TO HUMAN HYPOCRISY, originariamente pubblicato nel 2011.

Se l'ultimo lavoro del progetto ci aveva presentato una band alle prese con un riuscito ibrido di black metal, stoner e psichedelia, questo secondo album vedeva il mastermind Francesco alle prese con materiale sicuramente ben più radicato alle sonorità black ed estreme (almeno nella sua prima parte), benché la vena di folle sperimentazione ed introspezione tipica di questa storica realtà artistica siciliana fosse, già allora, non solo presente,ma addirittura preponderante e fondamentale nel definirne l'alveo musicale di competenza.

Splendidamente presentata da una copertina raffigurante il meraviglioso quadro “ San Pietro Da Verona esorcizza il demonio apparso sotto l'aspetto della Madonna” di Antonio Vivarini, e rimasterizzata presso il Phonoputìa Studio di Letojanni, questa nuova versione dell'album ci permette di scoprire (o di ri-scoprire) un lavoro deliziosamente caratterizzato da una libertà artistica tanto totale quanto coerentemente inserita nel percorso di un musicista dalla visione d'insieme estremamente variegata ma allo stesso tempo focalizzata e riconoscibilissima.

Introdotto dal recitato dai toni biblici di BABYLON RETURNS, il disco deflagra col black metal dai tratti smaccatamente old school diAPOCATASTASIS, rimembrante la lezione tanto dei Bathory pre-svolta viking quanto dei Beherith meno deliranti,almeno fino al bellissimo stacco centrale, dominato da tastiere dal retrogusto 70's e voci nuovamente recitate, autentico colpo di genio di un brano tanto raggelante quanto ammaliante.

La successiva BOHEMIEN BIZARRE mette subito in chiaro le cose riguardo all'ampio ventaglio di influenze cui Francesco attinge per dare forma alle sue visioni musicali, per un brano che si presenta come un incrocio fra doom dai tratti orientaleggianti, avvincenti quanto spiazzanti trame elettroniche e psichedeliche e asperità black che sembrano provenire direttamente dalla Norvegia dei primi anni 90, il tutto completato da un uso disturbante delle voci, quasi sempre effettate, in grado di conferire al pezzo un'atmosfera ancora più disturbante ed evocativa.

Una piccola gemma di devianza musicale.

Un arpeggio dai toni dark e una gestione dei sample dai toni quasi industrial sono il biglietto da visita dell'acidissima e moderna THROUGH THE CENTURIES, riecheggiante perfino echi grunge/stoner nei suoi riff circolari e nei suoi suoni distorti e insinuanti, su cui si stagliano tastiere e synth deliziosamente psichedelici, per un gioco di contrasti, al solito, riuscitissimo.

I tetri rintocchi di un orologio a pendolo ci introducono alla ruvidissimaCOMMEMORATION, ideale ibrido, almeno inizialmente, fra il black metal primordiale ed evocativo del primo Burzum e la debordante carica delle prime prove dei seminali Celtic Frost, mentre la strofa riecheggia sentori dei primi Immortal, ma anche degli Inquisition, per un certo modo di gestire atmosfera e voce. L'assolo finale, estremamente melodico, conferisce al brano uno spessore emotivo notevole, oltre che un'atmosfera sospesa davvero particolare, autentico marchio di fabbrica di Felis Catus.

La marziale e recitata OPHIS (FELIX CULPA), piazzata strategicamente a metà album, fa da perfetto interludio per la seconda parte dello stesso, che entra nel vivo con l'avvolgente, arpeggiata, SOMEWHERE, interpretata interamente con voce pulita e permeata da splendidi sentori neo-folk, prima che il bucolico inizio di WINE AND ROSES ci dischiuda le porte di un brano inizialmente soffuso ed umorale, giocato nella sua prima metà da splendidi intrecci di strumenti ad arco e percussioni e reso estremamente disturbante, nella sua seconda parte, da un uso molto ampio, nonché estremamente evocativo, dell'elettronica, per un pezzo tanto particolare ed umorale quanto riuscito ed emozionante.

I toni acidamente blues della successiva JAKOB LORBER, brano strumentale alla stregua dei due brani che lo precedono ma, in questo caso, permeato da splendidi sentori PinkFloydiani tanto nei fraseggi di chitarra quanto nell'obliqua atmosfera dilatata e psichedelica ottimamente intessuta da Francesco, unitamente all'assoluta abilità dello stesso nel ricreare atmosfere allo steso tempo ammalianti e tese, rendono l'ascolto di questo pezzo, così come accadeva per i brani precedenti, estremamente coinvolgente ed entusiasmante.

Con la successiva, sussurrata, NIGHT GAUNTS, entriamo in territori elettronici non lontani da quanto proposto da acts quali Massive Attack e Portishead; musica avvolgente, dilatata e straniante, dalla quale farebbero meglio ad astenersi gli ascoltatori meno open minded, soprattutto quelli provenienti dal sottobosco della musica estrema, ma in grado come non mai di dimostrare l'assoluta padronanza con cui Francesco è in grado di gestire suoni, approcci e fraseggi dalla provenienza musicale più disparata ed eterogenea, il tutto senza mai perdere di vista lo sviluppo atmosferico generale dell'album ne il tocco peculiare che riesce ad infondere ad ogni suo pezzo, dal più “classico” al più sperimentale.

Con CUPIO DISSOLVI rimaniamo ancora in territori trance e psichedelici, tratto distintivo della seconda parte di questo lavoro, e lo facciamo con un pezzo acido e urbano, permeato da un senso di vuoto e inutilità quasi insostenibile, mentre la successiva LA BAS ha più i toni di un'ambientazione sonora disturbante e notturna che quelli di un brano propriamente detto, e fa da introduzione (anche se in origine si trattava dell'outro dell'album) alla doomeggiante, acidissima bonus track RUINS OF SHINING GRACE, tanto impregnata di classico doom/dark sound italiano quanto stuprata da taglienti, stordenti inserti elettronici, strazianti accenni funeral doom e splendide, oblique melodie, ottima conclusione di un album straordinariamente ricco di spunti, geniali intuizioni e ardite sperimentazioni, il tutto splendidamente assemblato e reso coerente in virtù delle sopraffine capacità compositive del suo autore.

Un lavoro da apprezzare con la giusta predisposizione mentale, di base così come nel momento, ma che saprà riservare agli ascoltatori più attenti e smaliziati un viaggio sonoro di sicuro fascino e presa emotiva.

Una ristampa doverosa che da la possibilità a tutti quanti si fossero persi l'album ai tempi della sua pubblicazione (come il sottoscritto) di godere di un'opera estremamente ispirata e coraggiosa. Sicuramente non per tutti, ma qui la qualità regna sovrana. Intenso.

 

Edoardo Goi

85/100