8 MARZO 2019

Band: Flat Fifty

Album: Discokills

Genere: rock ‘80/punk/garage/crossover

Francesca Gottardi: Voce, chitarra

Thomas Girardo: chitarra

Douglas D'este: batteria

Andrea Cenedese: basso

 

Tracklist:

1. Toxic Love 5:10

2. Misfish 3:32

3. My Way Back Home 4:18

4. Spreading The Disease 4:19

5. The Frozen Man 4:22

 

“Si deve dire che quell'appartamento - il n. 50 - godeva da tempo di una reputazione che, se non cattiva, era in ogni modo ambigua.”

Flat Fifty è l’Appartamento n. 50 del racconto Il Maestro e Margherita di Bulgakov, il posto in cui tutto può succedere, in cui tante strane creature si incontrano e dove risiede il diavolo una volta giunto a Mosca: proprio come la storia del gruppo, che nasce nel 2013 grazie a Francesca, la quale, come si è solito fare per popolare gli appartamenti, con annunci online e passaparola riesce a mettere insieme le figure più peculiari ed eterogenee; così la casa si popola via via di personaggi con retaggi diversi ed obiettivi disparati… ma nel Flat Fifty sono ben accetti!

Dopo vari cambi, che hanno visto alternarsi diversi protagonisti, la line up è quella di oggi: Francesca, voce e chitarra-sempre-distorta; Cosimo, chitarrista dall'alone oscuro e cantante baritonale; Matteo, drummer con metronomo incorporato e Lorenza, bassista e all'occorrenza signora Rottermayer.  Unica nota in comune? Sono veneziani e adorano suonare nei locali e pubblicare la loro musica online.

All’attivo un Ep ‘Foreclosure Of the past’ di 3 tracce pubblicato a giugno 2017 con vecchia lineup e questo ‘DiscoKills’ (5 brani) pubblicato ad ottobre 2018, che si presenta con una copertina di altri tempi: a guardarla cerchi di ricordare in quale mercatino l’hai recuperata... c’è anche la mirrorball e il tacco assassino grondante.

È un peculiare crossover: un nucleo garage di matrice post punk patinato e pettinato con i glitters del pop...  e siccome c’è in mezzo anche un po’ di hard rock, qualcuno l’ha definito UltraPop! Ma è giusto mettere dei confini “finiti” ad un appartamento 50?

Toxic Love apre l’ep in piena coerenza con la copertina, spumeggiante disco-wave.

Le tracce hanno tutte quella caratteristica: scivolano veloci, come se corressero, per poi bloccare la tua attenzione sull'intenso assolo di chitarra ed il successivo cambio di tempo dettato dai tom in stile blues rock di inizio anni '70, intramezzi synth che ammaliano, la voce eterea, electroclash, forse a volte un po’ troppo ovattata e vintage, che quasi la vorresti invocare per sentirla graffiare di più… e lo fa in Mishfish pezzo deciso e fresco, esplosivo nel ritornello, dimostrando grande esperienza, mentre in My way back home dall’anima rock, la stessa appare suadente con piacevoli “fermate” indugianti sul basso, in pieno blues style; Spreading the Disease e The Frozen Man appaiono un po’ più da sottofondo musicale di un bel locale garage e risultano meno incisive delle altre, ma quelle tre note finali ti catturano l’attenzione, fanno alzare un sopracciglio sornione e ti lasciano in testa un’idea, apparendo come un  “%...to be continued”.

L’idea è che siamo solo all’inizio e che in quell’appartamento se ne vedranno delle belle… così potrebbe anche accadere che i vari ottimi elementi tirino fuori a turno la propria voce, perché no, anche imponendola... come in una degna riunione di condominio si usa fare.

 

Morganazza

75/100