3 MAGGIO 2019

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ARTIST: Hate

ALBUM: Useful Junk

LABEL: Black Widow

RELEASE DATE: 15.10.2018

Se qualunque appassionato di hard’n’ heavy aprisse Encyclopaedia Metallum, la Wikipedia della musica estrema, e digitasse il termine “Hate”, rimarrebbe esterrefatto dal numero di corrispondenze trovate una volta cliccato sul pulsante Submit. E certo il termine “Odio” risulta essere parecchio inflazionato nel contesto metal, rappresentando la rabbia dell’espressione musicale e la giovanile voglia di ribellione.

Tra le varie voci troverebbe anche quella relativa ad un gruppo proveniente dalla nostra Genova, che non è costituito da adolescenti e non è poi così estremo, ma che vanta una storia importante e particolare.

La forma embrionale degli Hate si sviluppa infatti nei primi anni ‘80 ed è costituita dal bassista/ cantante Enzo Vittoria, dal chitarrista Davide Caradonna e dal batterista Luca Lopez, cui si aggiunge la seconda chitarra di Daniele Ainis. I quattro pubblicano due demo, “Shoot at Sight” nel 1986 e “The Warderer” nel 1987 e, nonostante la mancanza di un album vero e proprio, riescono a crearsi un nome ed un seguito che li porta ad esibirsi con gruppi del calibro di Necrodeath, Sabotage o Bulldozer, registrando sempre presenze importanti.

Purtroppo, complice anche la scomparsa di Ainis nel ‘89, la storia del gruppo si interrompe prematura ed incompleta.

Caso vuole però, che le strade dei tre membri storici si incrocino molti anni dopo, portandoli a dare nuovo sfogo alla loro creatività. Completata dunque la line-up con l’ingresso del secondo chitarrista Sebastiano Rusca, giungono al traguardo del primo full-lenght, intitolato simpaticamente “Useful Junk”, sul tramonto 2018.

Assimilando un lasso di tempo di tre decadi più ad una vita che ad un periodo, viene naturale chiedersi come possa un nuovo gruppo di veterani, che ha costruito le sue importanti basi ai tempi del passaparola e del tape trading, confrontarsi con le moderne generazioni in un contesto radicalmente diverso nell’approccio alla musica.

La risposta potrebbe essere legata alla rivisitazione in chiave moderna di classici provenienti dal passato sperando nell’effetto amarcord, oppure, in maniera molto più coraggiosa, al proporre nuove idee rimettendosi in gioco spinti dalla passione per ciò che si sa fare meglio. E questo è esattamente ciò che Enzo, Davide, Luca e Sebastiano hanno deciso di fare, presentandosi con 7 pezzi per poco più di 40 minuti di musica nuova di zecca. La vittoria del loro coraggio risiede nel fatto che, alzando il volume proprio come recita il primo pezzo “Play It Louder”, ciò che fuoriesce dai Marshall è esattamente lo spirito di quegli anni 80, l’anima del ‘movimento metal’, del ritrovarsi nelle piazze a disquisire delle ultime uscite e scambiarsi i nastri da ascoltare; ogni nota profuma di persone che interagiscono, che distribuiscono volantini per i concerti o, alla peggio, li gettano da un ponte inondando una piazza e portando 700 persone ad ascoltare la loro proposta. Premendo Play ci si ritrova in una sorta di stand-by temporale, che è parte dell’essenza stessa del Rock’n’Roll.

Tutto ciò si evince dal basso pulsante della già citata canzone di apertura, col suo giro bluesy e la voce energica ma calda e melodica, splendida per tutta la durata del disco, di Enzo Vittoria. Si percepisce nel giro più legato al mondo AC/DC e nell’urgenza più speed di “Jenny” o nel mid-tempo sincopato di “Do the right Thing”, dove il lavoro vocale ricorda i toni del compianto Chris Cornell ed il pezzo cammina sulla strada tracciata proprio da certi Audioslave. La sensazione permane nel ritornello a misura di live di “Your Troubles” e nell’incedere sudista di “Pouring Rain”. Il sinistro automobilistico sfiorato ed il ‘fuck you’ in apertura di “City of Dreams”, con i suoi connotati hard rock anni ’70-’80, la rendono quasi una novella “Detroit Rock City”. Infine, la nube di fumo di “This Game” ci rimanda direttamente a quell’immaginario southern-bleus-rock da ascoltare riflessivo o cantare a squarcia gola.

In definitiva, la musica degli Hate non sarà poi così innovativa ed è sicuramente intrisa di riferimenti ai vari Whitesnake, Led Zeppelin, Kiss, Riot, AC/DC o ai già citati e più moderni Audioslave, ma ciò non rappresenta necessariamente una nota di demerito, in quanto la proposta del combo è carica di personalità e passione.

Non ci troviamo certamente di fronte alla necessità di lucrare o di rientrare nel music business da parte di qualcuno che si muove per interesse, quanto piuttosto al tentativo di dare una spinta e nuova linfa ad un ‘movimento’ che esiste ed è vivo agli occhi dell’osservatore attento, perpetrato da gente che il rock lo ha vissuto e, pur in un trentennale silenzio, continuato ad amare.

Nel pieno dell’era digitale e del File-sharing, in cui i giovani la musica non la comprano più e questo mondo vive un’innegabile flessione, album come “Useful Junk” sono una boccata di ossigeno e, apprezzando una volta in più tutta l’umiltà del titolo, certamente “Robaccia - più che - Utile”.

Complimenti dunque a questi ragazzacci ed alla costante attenzione di case come la Black Widow Records che donano voce a realtà come questa dei genovesi Hate, i cui pezzi meritano di essere sparati a tutto volume lodando il fatto che “It’s only Rock’n’Roll but We like it!”.

TRACKLIST:

Play it Louder 06.09

Jenny 04.07

Do the Right Thing 07.00

Your Troubles 06.07

Pouring Rain 06.18

City of Dreams 03.12

This Game 08.07

 

74/100

Dario Carneletto