31 GENNAIO 2019

Hertz Kankarok è lo pseudonimo di un musicista siciliano che alla fine del 2012 ha dato vita a un progetto solista omonimo. I brani, musica e testi, sono scritti e cantati da Hertz Kankarok, che si avvale però dell’indispensabile e preziosa collaborazione di altri musicisti per gli arrangiamenti e per la registrazione degli strumenti.

Il primo lavoro fatto uscire sotto questo nome è un EP di tre brani intitolato "Livores" e pubblicato su Bandcamp, autoprodotto, il 31 ottobre del 2015. Oltre venti minuti di musica arrangiata, registrata e mixata da Dario Laletta, chitarrista e produttore estremamente talentuoso, nei suoi SiNe Studios di Acireale, Sicilia.

Inquadrare la musica di Hertz Kankarok dentro a un unico genere è tutt’altro che facile. Vi confluiscono molteplici influenze e almeno tre anime diverse e complementari: un’anima thrash-death, potente e d’impatto (Meshuggah, Fear Factory); un’anima gotica, horror e teatrale (Moonspell, Tiamat); un’anima più progressiva e sperimentale (Celtic Frost, Arcturus).

A due anni e mezzo da Livores, Hertz Kankarok riemerge dalle tenebre dell’Italia con un nuovo lavoro intitolato Make Madder Music: quattro canzoni, oltre 34 minuti di metal estremo opprimente, lento e buio come la notte. Ad accompagnarlo in questo turbolento viaggio troviamo Andrea Cavallaro alle chitarre, al basso e ai synth, responsabile degli arrangiamenti di tre dei quattro brani, insieme al consueto sodale Dario Laletta che ha arrangiato e registrato tutti gli strumenti per il quarto pezzo del lotto.

Prodotto e mixato da Dario Laletta nei suoi SiNe Studios, Italia, e masterizzato da Brad Boatright negli studi Audiosiege Engineering di Portland, Oregon, Make Madder Music è stato pubblicato su Bandcamp, autoprodotto, il 13 maggio 2018.

L'album si apre nell'oscurità con le campane dell'inferno e lo scandirsi di ritmiche su strumenti a percussione sui quali si delineano alcuni arpeggi di chitarra dall'atmosfera drammatica.

Riff distorti di chitarra si fanno spazio con uno stile ritmico ispirato al Djent dei Messhuggah. Intanto anche gli arpeggi di una seconda chitarra si intrecciano su questi riff.

Growl in stile Hardcore/Thrash e successivamente si alternano ad esse vocals in stile pulito sui riff sospesi.

La seconda traccia intitolata "Cargo Cult" si apre con un'intro dai toni drammatici da parte della chitarra solista. Successivamente fa ingresso la sequenza ritmica grooveggiante della batteria insieme ai riff imponenti proposti dalla chitarra.

Un arpeggio di chitarra calma la furia iniziale e l'influenza dei Tiamat di "Wildhoney" si riconosce presto in una parte più atmosferica a base di percussioni tribali accompagnata dalle note atmosferiche della chitarra solista dove il vocalist ha una parte più parlata altrettanto oscura e profetica che presto richiama nuovamente una parte più aggressiva a base di riff distorti e drumming aggressivo dove il vocalist torna a stupire con dei violenti growl.

La sequenza più calma a base di percussioni tribali e della chitarra atmosferica alternata alla rabbia delle ritmiche e dei riff bellicosi si ripropone anche nella seconda parte del brano dove nella fase di quiete compaiono dei cori che gridano "Uh-Ha!" che preannunciano dei riff distorti in svariati breakdown della chitarra dove poi la batteria mostrerà dei fantastici groove.

Dei suoni inquietanti atmosferici e un motivo drammatico orchestrale proposto dal synth tracciano la via per le linee vocali in cantato pulito introduttive di "Who is Next" fino alla nota più alta raggiunta da Kankarok, che viene accompagnata dai colpi di batteria sui piatti.

A questo punto i riff carichi di distorsione iniziano a prendere davvero vita, seguiti allo stesso tempo dalle note del sintetizzatore che conferiscono ulteriormente un'aria tetra alla composizione che somigliano quasi a vocalizzi da mezzosoprano.

Superata la metà della traccia, i suoni di batteria cessano temporaneamente e si fa spazio un intermezzo di pianoforte e tastiera, che vengono accompagnati subito dal suono della pioggia e successivamente anche da una parte in spoken word. Ad un tratto del discorso, la batteria rientra in gioco con colpi alternati tra i due charleston e il piatto crash fino a che la composizione non torna definitivamente al motivo sonoro principale. Per tutto il brano musicale Kankarok ha mantenuto il suo stile vocale in clean.

A chiudere il disco c'è "The Great Whirlpool" che si apre con un arpeggio di chitarra che fa a sua volta da introduzione a riff distorti ed aggressivi che all'inizio presentano uno stile Groove/Death e che successivamente si evolvono con ritmiche più complesse in stile Djent.

Intanto la voce di Kankarok prende parte al brano e torna ad essere rabbiosa e graffiante , mentre in seguito i riff distorti vengono proposti con differenti breakdown e questi ultimi sono anche accompagnati dagli arpeggi della chitarra solista.

Sulle linee vocali di Kankarok sospese, la composizione mostra delle variazioni con uno spazio orchestrale in tempi più moderati mid-tempo e voce melodica clean.

Dopo alcune scale di tastiera, la composizione assume una ferocia inaudita spostandosi su sonorità Black/Death Metal con tanto di blast beat a raffica mentre la voce di Kankarok torna growlata. In seguito le ritmiche variano su uno stile più Hardcore/Thrash fino a che le sonorità del brano non si placano in un motivo musicale di pianoforte al quale si accompagna anche un cantato melodico clean.

Da qui in poi  la band sperimenta più che mai cambiando di continuo la struttura del brano in una maniera davvero sorprendente: prima la chitarra con i suoi riff in breaksdown si intrecciano alle melodie proposte dalla tastiera e successivamente degli accordi di pianoforte in stile Jazz si mescolano ai riff distorti con tanto di batteria che scandisce le ritmiche in maniera jazz con numerosi di controtempi.

Gli accordi di chitarra fanno da collegamento a nuovi mutamenti sulla struttura compositiva che non possono far altro che lasciare l'ascoltatore spiazzato e stupefatto.

Una voce narrante chiude l'album dopo che quest'ultima traccia si chiude in una lenta dissolvenza sonora.

Consiglio quest'album principalmente agli ascoltatori di Avant-garde, Progressive Metal e Djent, ma anche a chiunque abbia voglia di ascoltare un album che abbia un sound solido e allo stesso tempo ricco di sperimentazioni ed di inaspettate evoluzioni di carattere strutturale all'interno dei brani musicali.

 

Daniele “Nadhrak” Parisi

85/100