2 GENNAIO 2019

Band: Holdkrast

Album: Vortex of disintegration

Data di rilascio: 25 Agosto 2018  

Etichetta: Vacula Productions

 

Oggi andiamo ad affrontare l’analisi, a base di totale malevolenza, della band nostrana “Holdkrast”, nati a Trapani nel 2011, con l’obiettivo, da subito cristallino, di proporre lo spietato carattere del Death Metal.

Tra i vari cambi di line-up che si sono susseguiti nel corso di 7 anni, ad eccezione del chitarrista DM, la band può vantare una corposa produzione con l’EP “A new aeon of total darkness” (realizzato nel 2013), il secondo EP “Humanity Tribulation” (realizzato nel 2014) e la nuovissima relesase di quest’anno, ossia “Vortex of disintegration”, il primo full-length, realizzato il 25 Agosto grazie ad una collaborazione con l’etichetta discografica ucraina “Vacula Productions”.

Attualmente la formazione degli Holdkrust vede soltanto DM e il cantante Venor.

L’album parte con un intro caratterizzato da una musica tetra ed inquietante, la quale apre le porte dell’inferno acustico grazie a “Outcomes of Blood”, che esalta da subito e senza grazie la mastodontica pasta sonora della band, con una distorsione della chitarra dotata di un suono talmente tagliente e grossolano da paragonarlo ad una motosega e grazie al micidiale blast beat della batteria che detta legge sulle ritmiche in sedicesimi. Pezzo abbastanza corto, il quale lascia spazio alla traccia “Erase the Last Hope”, ovvero un altro assaggio di brutalità degli Holdkrust, che comunque viene irrobustito sia dalle note affilate della chitarra che dalle appuntite macinate del basso, il quale, tra l’altro risulta beneficiare di un sound piuttosto old school, il che ci fa godere ulteriormente! La quarta traccia, nonché la title track “Vortex Of Disintegration” è un vero e proprio inno al Brutal Death americano: riff super serrati, completamente in sedicesimi, i quali costituiscono dei cazzotti in pieno volto per l’ascoltatore. La batteria non cessa per un secondo la mattanza sotto la furia del devastante blast e la voce di Venor è un autentico Growl, della vecchia scuola, come piace a noi e che viene spesso mescolato con le linee vocali in Scream, rendendo il tutto una vera dimostrazione di forza, miscelata al gusto “splatteristico”. Un pezzo incredibile, davvero!

Nella successiva traccia “Necrotic Obsession” potrete godere di una finissima nervatura di stampo Grind-core, dovuta allo stacco tra le ritmiche serrate e quelle più scandite e formati da accordi liberi. Non solo, la traccia dura davvero pochi minuti, ma a noi è piaciuta cosi.

“Oblivion without End” e “The Seriel Beast” si rivelano, rispetto ai pezzi precedenti, ulteriormente più tecnici e con linee ritmiche più variegate, che si alternano e che potrebbero giovare agli appassionati del Thrash/Death. Questi due pezzi sono da considerare comunque pieni di rabbia e di odio e le mazzate non mancano!

L’ottava traccia “Scent of Putrid Coffin” riporta il nostro ascolto, ormai stuprato da cotanta violenza, sulle linee rosse del micidiale Brutal Death e, ancora una volta, ci fa assaggiare le lame seghettate del sanguinolento e spietato Metal americano.

L’album si chiude con “Devoured by Hate” e grazie al titolo, come possiate immaginare, siamo stato inghiottiti in una bordata di collera dalla personalità Thrash/Death, caratterizzato da una velocità super sonica dei riff, dal gutturale Growl di Venor, il tutto intriso di una genuina brutalità e crudeltà senza precedenti!

Ragazzi,  che dire? Per noi “Vortex of Disintegration” è un album davvero fenomenale, dotato di una potenza devastante e di una ferocia inaudita.

Sicuramente una super certezza per chi mastica Brutal Death, old school Death e Thrash/Death o per chi abbia intenzione di immergersi nelle acque di questo favoloso genere.

Ai nostri Holdkrast assegniamo un voto più che ottimo ed abbondante. In realtà avremmo dato anche qualche punto in più, ma questa mancanza è influenzata solamente dal fatto che siamo confidenti nei confronti del prossimo lavoro e che potremo assaporare altro gustoso Death, alla stessa maniera. 

Sarà allora che si aggiudicheranno i pieni voti.

 

Simone Zamproni

91/100