3 DICEMBRE 2018

“Tutto ruota. Tutto ciò che ci circonda ruota ed evolve. Tante cose sono anche uno strumento atto a svolgere un viaggio, non solo i treni o le macchine, perfino le nostre gambe potrebbero farci scoprire mondi di cui non conosciamo l'esistenza. Siamo circondati dal mondo e da tutti gli strumenti che ci permettono di raggiungerlo.” Con questa loro prefazione vi introduco I RUMORI DI VIA SILVIO PELLICO, duo bresciano di rock alternativo, che lascia spazio alla parola parlata, composto da Daniel Zamboni (Chitarre, basso, tastiere digitali e batterie digitali) e Stefano Ricca (voce narrante e songwriter). Dopo la precedente uscita datata 2016 (registrazione autoprodotta che porta come titolo il nome della band), i nostri realizzano questa nuova composizione denominata: DOVE NOI NON POSSIAMO ESSERE. Questa volta il termine composizione calza proprio a pennello infatti questo album si avvale di magistrali componimenti poetici tra i quali ad esempio spicca la struggente PICCOLO LAGO “È un sole che viene inghiottito da un piccolo lago ma non ricordo dove, c’è una barca distesa Che pare un cadavere e la sabbia dura Che lascia immobili impronte”. Questo è solo un piccolo esempio su ciò che I RUMORI DI VIA SILVIO PELLICO vi offrono in quest’opera. POIANE e NIENTE PIU’ RITORNA sono altri due pezzi di spicco di questa registrazione, ed è proprio con POIANE che viene raggiunto il massimo livello compositivo. Tra l’altro questi succitati brani si avvalgono della partecipazione vocale di Giada Zamboni la quale ci conduce ai massimi livelli espressivi di quest’opera. Magistrali risultano anche gli arrangiamenti musicali che fanno si che il tutto si amalgami nel migliore dei modi per permettere all’ascoltatore di entrare a pieno nei concetti da loro espressi. Una sorta di grande viaggio spirituale dove i nostri scuoteranno energicamente le vostre anime. Un progetto pretensioso che solo i grandi artisti del passato hanno saputo realizzare. Nella piattezza artistica che stiamo attraversando in questo particolare periodo i nostri si dimostrano un’oasi di cultura alla quale aggrapparsi fortemente. Le restanti tracce (13 in totale) non sono da meno e vi lasceranno piacevolmente appagati dopo ogni ascolto. “Questo è un disco con una propria personalità, una propria identità, nella fase di realizzazione ci siamo resi conto che si stava formando da solo. Un disco con molte sfaccettature”. Non posso che essere d’accordo con queste parole scritte dai nostri artisti nella loro biografia. Alla luce di ciò questo sembrerebbe essere un disco perfetto ma in realtà non lo è. Ad essere pignoli trovo un’unica pecca (ovviamente è solo un mio parere) avrebbero dovuto curare un po di più l’aspetto della narrazione la quale a mio avviso risulta poco teatrale o recitata. Il buon Stefano si rivela all’ascolto non del tutto all’altezza rispetto ai suoi magistrali scritti. Sono comunque sicuro che ciò che ascolteremo in futuro potrà stupirci maggiormente perché il loro talento è indiscutibile ed il tempo gli concederà di smussare quei piccoli spigoli che ancora li separano dalla perfezione.

 

Pietro Pitale

70/100