9 GENNAIO 2019

Gli Ibridoma nascono nel marzo del 2001 nelle Marche, da un’idea del batterista Alessandro Morroni. Il primo a credere nel progetto di Alessandro fu il cantante Christian Bartolacci, i due dopo aver suonato diverse volte insieme decisero di creare così una band. Si unirono al gruppo Simone Mogetta (chitarra solista), Pietro Alessandrini (chitarra ritmica) e Lorenzo Petrini (basso). Nel 2006 Pietro Alessandrini lascia il gruppo ed al suo posto subentra Marco Vitali, ormai un personaggio noto sulla scena metal marchigiana. In seguito lasciano la band pure Simone Mogetta e Lorenzo Petrini, ed al loro posto subentrano Leonardo Ciccarelli e Sebastiano Ciccalè, dando vita ad una creatura insana e decisamente innovativa per la scena marchigiana ed italiana in generale, chiamata Ibridoma. Fanno uno stile molto ampio, che altalena da un Heavy Metal di Vecchio stampo fino ad un Power Metal malsano con elementi di Thrash e Groove, in stile Hammerfall, anche se le varie influenze come il Core, lo Speed ed il Progressive li rendono assai unici nel loro genere. Hanno nel loro palmares 2 EP, 1 split e 5 full-length, tra cui “City of Ruins”, il loro ultimo lavoro e forse uno fra i più rappresentativi, dopo di “Ibridoma”(2010).

La band cerca di offrire al meglio le proprie energie dando impulso ad un robusto e massiccio asset di idee ed armonie coinvolgenti, che sin dalle prime battute orienta e coinvolge basando le proprie qualità tra andature dinamiche e divertenti che raramente risultano monotone o statiche. Il clean ci regala tutto il epico effetto facendo indubbiamente una buona figura e dimostrando spesso anche grande stoffa; stessa cosa si ravvisa nel corso dell’ascolto in alcuni passaggi più diretti che decretano complessivamente una buona performance della band. Le ritmiche sono focose, tempestive e rivelano l’attitudine della band di fare le cose a proprio modo senza lasciarsi condizionare più di tanto dai soliti schemi o dal classico copiaticcio.

Il songwriting è vario e dinamico, duro quanto serve e ci sono degli ottimi testi, oltre al notevole lavoro di produzione della Punishment 18 Records, gli Ibridoma affrontano a testa alta i sentieri della scena Metal odierna, molto arida e piena di concorrenza spietata. La sezione ritmica è di grande impatto, e prevale sia durante le sezioni, sia quando i tempi sono ben cadenzati; gli assoli seguono precise linee melodiche e s’integrano bene con il lavoro della voce, mantenendo musicalmente le stesse sensazioni che da quest’ultima. Dall'opener "Sadness Comes" la band fa una promessa di pesanti riff e rabbia allo stato puro, e quando Christian Bartolacci entra in scena con la sua voce, diventa evidente che l’impegno è audace e grande. Nonostante sembri Joacim Cans all’inzio della sua avventura con I mitici Hammerfall, la voce di Christian riesce a distinguersi in modo efficace, usando il suo accento per evidenziare il ritmo dei testi. Le canzoni sono brevi, tra i tre e i quattro minuti, ma sono piene di immensità e profondità, al di là della loro matrice decisamente metal, non risultando mai monotona o banale. In effetti su canzoni come "Di Nuovo Inverno" e la title-track "City of Ruins" riusciamo ad individuare alcuni segreti che hanno portato la band verso il successo. Le transizioni fluide tra i tempi e i cambiamenti chiave emergono senza sforzo, mantenendo il drive e l’interesse dell’ascoltatore. L'interazione della chitarra tra Sebatino Ciccalè e Marco Vitali è fluida, potente e molto naturale, resa ancora più facile dalla brillante interazione tra il bassista Leonardo Ciccarelli e il batterista Alessandro Morroni. Un’altra traccia degna di lode è anche "Terminator", molto ardua e con assoli stratosferici, mai prepotenti e mai scontati. Per chiudere in bellezza l’album e per mostrare le loro capacità di composing hanno regalato anche un bel’esercizio vocale  chiamato "I'm Broken", che conquista dalla prima fino all’ultima nota. Ricapitolando, “City of Ruins” è stata una buona prova di maturità artistica di una band ben salda sulla scena nostrana e anche quella internazionale. Ibridoma sicuramente ha fatto nuovamente un colpo bello e sicuro e certamente non sarà l’ultimo, quindi in attesa di nuove notizie discografiche da loro non ci resta altro che goderci quest’ultimo lavoro a 360 gradi.

 

Dmitriy Palamariuc

82/100