24 GENNAIO 2019

Band: Javarnanda

Album: The Great Spirit

Data di rilascio: 12 Settembre 2018

Etichetta: Sunlover Records

 

Oggi ci discostiamo dai consueti ascolti e maciullamenti sonori della blasfemia appartenente al mondo del Rock e del Metal estremo, e andiamo ad analizzare un tipo di materiale più insolito. Materiale che, per gli ascoltatori dalle menti e dai gusti più appuntiti, premesso, non sarà di certo gustoso, ma che potrebbe rivelarsi una particolare scoperta per, invece, quella cerchia di ascoltatori che cercano continuamente nuovi stimoli, sul piano dei vari generi: si tratta di “Javarnanda”, progetto solista capitanato dal produttore italiano Filippo Politi, il quale grazie alla sua musica elettronica, definisce un nuovo approccio stilistico basato sull’utilizzo di strumentazioni Synth e mescolato in qualche maniera alle melodie atmosferiche, ne risulta quasi un mix sonoro progressivo, chiamato comunemente “cosmic sound”. Filippo, tra l’altro, vanta la produzione di due full length quali, “Soundstripe” (edito nel 2015) “Archeosynth” (edito nel 2017) e l’ultimo EP “The Great Spitir”, realizzato il 12 Settembre 2018.

Tutte e 3 le produzioni sono state realizzate grazie ad accordo con l’etichetta discografica “Sunlover Records”.

L’EP contenente 3 sole tracce parte con “Initition”, titolo che trova subito correlazione con la denominazione del disco, portano la nostra immaginazione e le sensazioni all’approccio della cultura indigena, grazie al mix creato da queste melodie di musica ancestrale, che corrono su un basso livello di bpm e che creano un atmosfera particolare e suggestiva. Tecnicamente parlando i suoni e gli effetti usati nel sintetizzatore di Filippo sono molteplici e continuano ad intrecciarsi ad ogni battuta, portando l’ascoltatore ad un livello spirituale (quasi) superiore.

Nella seconda traccia “Journey”, sono presenti ulteriori innesti solistici, caratterizzati da un sound simile a quello di un sitar, strumento, appunto, nato nell’India settentrionale e che, anche in questo frangente, porta la nostra memoria agli antichi stereotipi culturali che hanno caratterizzato e che, continuano a caratterizzate il Paese orientale. Traccia sfiziosa e che trasporta il nostro stato d’animo verso una grande condizione di rilassamento.

L’album termina con “Awakening”, brano dalla personalità orientata verso la Dance, con una particolare ritmica in levare e condita dal mix dai suoni elettronici del Synth, mescolati a loro volta con le porzioni solistiche dei riff simil-chitarra elettrica, la quale concede al pezzo un carattere più Rock e più spinto rispetto ai precedenti. Ovviamente ciò non va ad influire negativamente sul resto della realizzazione.

Dopo questa sferzata di cultura a base di sonorità arcaiche, possiamo valutare il lavoro di Javarnanda più che sufficiente, sia per una scelta, a livello di genere, cosi particolare e suggestivo, sia per l’accuratezza nella fase di mixaggio e mastering dei vari suoni del synth. Ovviamente noi della redazione non ci dilunghiamo ad approfondire i tecnicismi e le raffinatezze legate al mondo della musica elettronica, ma ci limitiamo a considerare oggettivamente congrua o meno il tipo di sonorità preposte da Filippo, che difatti ci ha allietati e rilassati e ciò è quello che succede quando un album è più che accettabile, anche nei confronti del vasto pubblico degli ascoltatori.

 

Simone Zamproni

73/100