1 MARZO 2019

Il progetto MOOSTROO nasce nel 2012 per opera di Dulco Mazzoleni (voce e chitarra), Francesco Pontiggia (basso) e Igor Malvestiti (batteria), tutti provenienti dalla patchanka band bergamasca Jabberwocky, decidono che è giunta l'ora di mettere in musica tutte le loro paure ed i loro disagi.

“MUSICA PER ADULTI” il loro secondo Lavoro (anch’esso autoprodotto, come il loro debut omonimo) è quasi un ' opera concettuale sull’argomento più inflazionato del mondo musicale e cioè l’amore, che viene sviscerato in tutte le sue forme, da quelle più poetiche a quelle più squallide e mercificate con un'intelligenza ed un'ironia non comuni.

La musica è un rock adulto, sempre asservito alle parole, che comunica emozioni, a volte, dissonanti ma che rimarca ed impreziosisce le liriche proposte e che accompagna maestosamente i brani, ora intimistico e leggero per poi passare a sfuriate elettriche che alzano la tensione, il tutto confezionato con una professionalità da major ma con una post produzione minimale che non intacca minimamente il risultato finale.

Si inizia con “Meteora”, classico colpo di fulmine dove all'arpeggio iniziale si contrappone un brano che ricorda molto un pop-rock d'autore con il suo ritmo sincopato ed un lirismo ruffiano che si stampa in mente subito, a differenza della seguente “Spolpami” dove accelerazioni elettriche, guidate dal basso di Pontiggia, danno forza alle parole che hanno un loro significato sottolineate dal lirismo, quasi, teatrale di Dulco Mazzoleni.

“Regalami” è una classica canzone malinconica, dall'incedere lento e cantautorale   impreziosito dal violoncello di Leonardo Gatti.

Con “Ostinato Amore” si torna ad alzare la tensione, il giro di basso e la batteria tessono una trama dove la chitarra spazia in sfuriate elettriche che sottolineano le parole ora dolci ed ora dure (dammi tutto l’amore, quello per cui si muore nella gioia e nel dolore … Bruceremo insieme senza darci pene) in un accorato appello del proprio bisogno d’amore.

La seguente “Oblio” ricalca la precedente per intensità, Sezione ritmica a dettare tempi fragorosi e chitarra distorta, quasi Noise, ad impreziosire atmosfere roventi, sottolineando il desiderio di amore carnale del testo, un grande intermezzo strumentale spezza il brano in due dando tregua alle pulsioni, per poi tornare al desiderio primordiale.

“Cadavere” rallenta i ritmi in modo malinconico e ci racconta di un amore finito, difficile da dimenticare con pulsioni, dettate dalla batteria di Igor Malvestiti, sempre tristi ed adattissime al tema del testo.

“Usura” vede alla voce Luca Barachetti (autore anche del testo) in un brano Elettrico che deve molto alla scena dark-Wawe, con linee vocali ipnotiche, tormentata ed allucinata cavalcata che dimostra la versatilità del trio, molto preparato anche musicalmente.

Il viaggio intrapreso continua con “Sul Ciglio”, qui il testo parla dell'amore mercificato, su un tappeto internazionale di un rock Adulto dove le parole pesano come macigni sulla nostra coscienza e le parti musicali disegnano un affresco decadente e disperato, parti in inglese ed un beffardo fischiettio impreziosiscono la forma canzone dandogli un taglio, quasi, internazionale.

“Lacci” deve molto al cantautorato italiano, quello più colto ed intelligente, dove la musica, con il solito basso a dettare un incedere lento e cupo, supporta le liriche sempre intelligenti e graffianti.

Chiude “Umore Nero”, già presente nel loro debut album e qui presentata in versione acustica, dall'incedere lento permeato da una malinconia tangibile, impreziosito ancora una volta da parti di violoncello e con un testo introspettivo e triste che parla della propria morte con una leggerezza quasi disarmante, sottolineando ancora una volta la grande predisposizione ad usare le parole in modo appropriato da parte dei MOOSTROO.

In un mondo dove tutto viene masticato e sputato velocemente e le parole “colto” ed “intelligente stanno diventando insulti, il PENSARE una pratica desueta, i MOOSTROO ci sbattono in faccia un lavoro maturo e personale, che si fa amare poco a poco, e ci rimette in moto la mente.

 

Alessandro Bettoni

90/100


4 FEBBRAIO 2019

Si chiamano Moostroo, parola che ben racchiude la chimerica e scanzonata realtà di questo trio di ex artisti di strada, autori di un alternative rock di denuncia sociale rigorosamente cantato in italiano, se non per qualche ritornello volutamente english. Parte da Bergamo la storia di Dulco Mazzoleni(voce e chitarra classica distorta), Francesco Pontiggia (basso a due corde con bottleneck) e Igor Malvestiti (batteria essenziale), che dopo aver militato e girato per l’Italia e per il mondo con la band patchanka di buskers dei Jabberwocky, danno vita dapprima, nel 2012 ai Dulco Klo Charm, registrando un primo ep e quindi nel 2014 al progetto Moostroo che nel 2014 ci regala l’omonimo album, splendidamente autoprodotto (o autocomplotto come dicono loro) con tanto di pastore bergamasco in copertina. Dalla prima LPS si evince subito la radice patchanka folk degli orobici ancora ben radicata, ma anche una vena cantautorale che va a costruire un sound apparentemente scarno e grezzo, ma di grande impatto, anche per la cura nei testi. Già con il secondo brano “Il Prezzo del Maiale”, l’analisi grottesca e spietata di una società di provincia ormai massificata, scivola tra le rime e le note leggiadre di un raffinatissimo funky rock con una vena ribelle che rende il brano tra i miei preferiti dell’LP. Più lenta e intimista “Valzerino Di Provincia”, un ¾ delicato, dai testi forti con un ironico allelujah decantato in tema scanzonatorio e liberatorio. Il basso a due corde di Pontiggia introduce il punk blues di “Silvano Pistola”, uno speed tempo in levare martellante nelle parole affilate come coltelli (il profeta mantenuto sindacalista è da applausi) e nella struttura del brano. Il ritmo rallenta con la ballad “Umore Nero”, dove la voce di Dulco interpreta con grande pathos, una struttura ritmica semplice ma diretta e riesce a coinvolgerci emotivamente. Il funk cadenzato di “Bacio Le Mani”ci riporta indietro nel tempo con sonoritàcare agli anni ’70 e ci avvisa che la vita ci può condannare e diventare dispettosa se muore l’amore, rendendo facile il rischio di deragliare fuori dalla retta via e cadere. Senza una pausa arriva “Underground”, base ritmica minimale, chitarra di sottofondo mai invadente e una trama arricchita da un refrain orecchiabile cantato in inglese, che rende il pezzo una sicura hit per coinvolgere il pubblico in sede live. Il viaggio prosegue all’interno delle paure dell’inconscio con “Autocomplotto”; Dulco, Francesco e Igor ci avvisano che tra il sentirsi grandi uomini e finire sull’orlo del precipizio il passo è breve, così come il rischio di autodistruggersi. Degno suggello di questo atto di denuncia psico-sociale è la finale “Mi Sputo In Faccia”, dove il trio ci vuole insegnare sulle note in levare  scandite ritmicamente dalle pelli di Malvestiti, che l’amore è l’unico rimedio per sfuggire alle brutture del mondo, tanto che “tra Dio e una signora non è il primo che ci consola”. Alla fine di questo album, passato tra malta e mattoni, padroni e furgoni, bulli fuori da scuola e sputi in faccia controvento, ci ritroviamo rimescolati in acrobazie esistenziali dell’anima e avvinghiati ai nostri sentimenti più profondi per non rischiare di venire inghiottiti da una sociètà in declino e sparire pecore in un gregge, numerati come animali da allevamento intensivo. “Monstruosamente” bravi questi tre artisti, sia nel rendere potente, rocciosa e stracolma di groove una strumentazione minimalista, quanto a far riflettere ma in modo ironico e apparentemente leggero sugli affanni della vita nella società moderna. Il loro primo full lenght “Moostroo” a cui farà seguito nel 2016 “Musica Per Adulti” è sicuramente un must di tecnica, cuore e originalità. Disco consigliatissimo sotto ogni aspetto.

 

   Matteo “Thunder Head” Gobbi

100/100