4 FEBBRAIO 2019

Si chiamano Moostroo, parola che ben racchiude la chimerica e scanzonata realtà di questo trio di ex artisti di strada, autori di un alternative rock di denuncia sociale rigorosamente cantato in italiano, se non per qualche ritornello volutamente english. Parte da Bergamo la storia di Dulco Mazzoleni(voce e chitarra classica distorta), Francesco Pontiggia (basso a due corde con bottleneck) e Igor Malvestiti (batteria essenziale), che dopo aver militato e girato per l’Italia e per il mondo con la band patchanka di buskers dei Jabberwocky, danno vita dapprima, nel 2012 ai Dulco Klo Charm, registrando un primo ep e quindi nel 2014 al progetto Moostroo che nel 2014 ci regala l’omonimo album, splendidamente autoprodotto (o autocomplotto come dicono loro) con tanto di pastore bergamasco in copertina. Dalla prima LPS si evince subito la radice patchanka folk degli orobici ancora ben radicata, ma anche una vena cantautorale che va a costruire un sound apparentemente scarno e grezzo, ma di grande impatto, anche per la cura nei testi. Già con il secondo brano “Il Prezzo del Maiale”, l’analisi grottesca e spietata di una società di provincia ormai massificata, scivola tra le rime e le note leggiadre di un raffinatissimo funky rock con una vena ribelle che rende il brano tra i miei preferiti dell’LP. Più lenta e intimista “Valzerino Di Provincia”, un ¾ delicato, dai testi forti con un ironico allelujah decantato in tema scanzonatorio e liberatorio. Il basso a due corde di Pontiggia introduce il punk blues di “Silvano Pistola”, uno speed tempo in levare martellante nelle parole affilate come coltelli (il profeta mantenuto sindacalista è da applausi) e nella struttura del brano. Il ritmo rallenta con la ballad “Umore Nero”, dove la voce di Dulco interpreta con grande pathos, una struttura ritmica semplice ma diretta e riesce a coinvolgerci emotivamente. Il funk cadenzato di “Bacio Le Mani”ci riporta indietro nel tempo con sonoritàcare agli anni ’70 e ci avvisa che la vita ci può condannare e diventare dispettosa se muore l’amore, rendendo facile il rischio di deragliare fuori dalla retta via e cadere. Senza una pausa arriva “Underground”, base ritmica minimale, chitarra di sottofondo mai invadente e una trama arricchita da un refrain orecchiabile cantato in inglese, che rende il pezzo una sicura hit per coinvolgere il pubblico in sede live. Il viaggio prosegue all’interno delle paure dell’inconscio con “Autocomplotto”; Dulco, Francesco e Igor ci avvisano che tra il sentirsi grandi uomini e finire sull’orlo del precipizio il passo è breve, così come il rischio di autodistruggersi. Degno suggello di questo atto di denuncia psico-sociale è la finale “Mi Sputo In Faccia”, dove il trio ci vuole insegnare sulle note in levare  scandite ritmicamente dalle pelli di Malvestiti, che l’amore è l’unico rimedio per sfuggire alle brutture del mondo, tanto che “tra Dio e una signora non è il primo che ci consola”. Alla fine di questo album, passato tra malta e mattoni, padroni e furgoni, bulli fuori da scuola e sputi in faccia controvento, ci ritroviamo rimescolati in acrobazie esistenziali dell’anima e avvinghiati ai nostri sentimenti più profondi per non rischiare di venire inghiottiti da una sociètà in declino e sparire pecore in un gregge, numerati come animali da allevamento intensivo. “Monstruosamente” bravi questi tre artisti, sia nel rendere potente, rocciosa e stracolma di groove una strumentazione minimalista, quanto a far riflettere ma in modo ironico e apparentemente leggero sugli affanni della vita nella società moderna. Il loro primo full lenght “Moostroo” a cui farà seguito nel 2016 “Musica Per Adulti” è sicuramente un must di tecnica, cuore e originalità. Disco consigliatissimo sotto ogni aspetto.

 

   Matteo “Thunder Head” Gobbi

100/100