18 GENNAIO 2019

Death Metal; marcio, oscuro, tecnico e brutale.
Non troverete altro, in questo MAELSTROM dei bolognesi RABHAS.
Anzi, si: troverete tutto questo cantato in italiano.
È infatti questa la coraggiosa via intrapresa dalla band emiliana composta da Pico alla voce, Manson alla chitarra, Preck al basso e Sguicio alla batteria (benché, dopo la registrazione di questo secondo full lenght, giunto a quattro anni di distanza dal debutto DEMOLIZIONE del 2014, la band abbia visto i subentranti L. alla voce e Fischio alla chitarra prendere il posto dei dimissionari Pico e Morgan), scelta che si rivela, a conti fatti, vincente contro ogni possibile aspettativa nefasta in virtù di un approccio vocale marcio ma al contempo acido e intellegibile, richiamante alcuni sentori propri della scena grind, e di testi e linee vocali scritte con cura e cognizione di causa.
Death metal old school di chiara matrice americana, quindi, con riferimenti che vanno dai Morbid Angel agli Autopsy, dagli Incantation ai Death, senza dimenticarsi della caustica lezione death-grind impartita da Napalm Death, Brutal Truth e Terrorizer e corroborando il tutto con stacchi brutalmente tecnici in odore di Suffocation e partiture dal sapore prog-fusion care ai già citati Death (quelli del periodo Leprosy/Spiritual Healing, tanto per capirci) e ai mai dimenticati Atheist.
Un ventaglio di influenze senza dubbio notevole, che i Rabhas riescono però a concretizzare in pezzi estremamente compatti e incisivi grazie all'esperienza maturata negli ormai otto anni intercorsi dalla loro fondazione, avvenuta nel 2011.
Esperienza e concretezza che la band palesa fin dall'opener MAELSTROM (preceduta da una breve e tesa intro di pianoforte), brano cupissimo e stritolante che la produzione, molto secca e naturale, realizzata da Marciano Murgo presso i Box 97 Studios per quanto riguarda le registrazioni e da Raffaele De Innocentiis presso gli Alien Recording Studios per quanto riguarda mixaggio e masterizzazione, esalta in tutta la sua carica orgogliosamente old school.
Il connubio fra macilente cavalcate in odore di Incantation e stacchi tecnici memori dei Death nelle loro prime sperimentazioni in tal senso è di grande impatto e marchia a fuoco la prima parte del brano, mentre il cantato in italiano gli dona un tocco malsano dai richiami quasi punk, nell'attitudine.
Le sfumature di stampo fusion del refrain contribuiscono a creare una portata ancora più ricca, consegnandoci un primo brano tanto variegato quanto incisivo.
L'attacco della successiva PERVERSIONE ASSASSINA è brutale e furibondo, con rimandi che sanno tanto di Suffocation quanto dei Cripple Bastards più vicini al death metal, ma la band si dimostra in grado di gestire strutture piuttosto complesse innestando su tali iraconde partiture stacchi dal groove maggiormente accentuato giocati su tempi dispari e corroborando il tutto con rallentamenti vertiginosi di grande presa e resa tanto sonora quanto dinamica.
La parte centrale, giostrata su malsani rallentamenti in odore dei migliori Autopsy e da partiture dal flavour cupamente fusion, fa da apripista per il torrenziale assolo di Manson, acido e sferzante; un ottimo suggello per un altro brano decisamente vincente.
E' un inizio groovoso e thrashy (non lontano dagli In.si.dia di Guarda Dentro Te) a contrassegnare l'incedere della successiva NEVROTOMIA, brano abilmente incentrato su continui stop and go di grande efficacia in cui, nelle parti più tirate, sembrano affacciarsi anche influenze di scuola swedish e il cui approccio al ritmo leggermente più moderno e meno serrato rispetto ai due brani precedenti contribuisce a creare una variazione dinamica in quanto a flusso generale dell'album in grado di donare grande freschezza al tutto.
Con PUTRIDAMENTE la band sembra voler dare fondo a tutto il suo amore per il death più tecnico e spigoloso, partorendo un brano dalla durata considerevole (siamo sull'ordine degli otto minuti e mezzo) che, fra groove ancora una volta in odore di thrash e stacchi schizoidi di matrice death-fusion, il tutto innestato su ritmiche dispari dall'incedere tanto marziale quanto sghembo, palesa le capacità della band di confrontarsi anche con composizioni di più ampio respiro senza perdere nulla in termini di incisività, impatto e focalizzazione.
Il brano risulta infatti godibile e vibrante lungo l'intero suo dipanarsi, anche grazie al modo in cui la band evita di utilizzare questa occasione per dimostrare tutte le sue indubbie capacità tecniche ma, al contrario, mettendole interamente al servizio della riuscita complessiva del pezzo e del suo sviluppo atmosferico.
I Rabhas ci fanno tirare un po' il fiato con la breve strumentale dai toni horrorifici EFFETTO NOCEBO (memore di alcune soluzioni care ai nostrani Sadist) prima di colpire durissimo con la successiva VISIONE, marchiata a fuoco da un attacco brutalissimo, ancora una volta in odore dei migliori Suffocation e Incantation, cui fanno seguito gli immancabili stacchi di marca prog-death che sono elemento fondamentale del sound dei nostri.
La dinamica del brano è gestita nuovamente con grande sapienza, e le variazioni di ritmo, atmosfera e velocità, piuttosto repentine, non fanno altro che esaltare la vibrante vivacità del sound dei nostri, chiamati nuovamente a confrontarsi con un brano dalla durata piuttosto consistente, per il genere (si superano abbondantemente i sei minuti di durata); confronto che li vede, alla fine, uscire nuovamente vincitori.
A chiudere l'album (se escludiamo l'outro di stampo nuovamente horror TENEBREA AD LIBITUM) ecco giungere “l'omonima” RABHAS e il suo riff portante sincopato e saltellante memore della lezione tanto dei primi Morbid Angel quanto degli Slayer più vibranti, riff su cui la band si rivela ancora una volta maestra nell'innestare stacchi di volta in volta più brutali o di matrice maggiormente death-fusion, grazie ad accelerazioni e rallentamenti scarnificanti o intrecci di chitarra maggiormente acidi e atmosferici, supportati da un ottimo lavoro di basso.
Si conclude così un album tanto intenso quanto articolato, in cui brutalità e aneliti progressivi giocano a rincorrersi incessantemente dando vita ad un affresco sonoro tanto brutale quanto vibrante che, se da un lato non presenta caratteristiche di spiccata originalità, dal altro ci consegna una band evidentemente innamorata del proprio stile e totalmente immersa nel proprio humus compositivo.
Il risultato è un lavoro estremamente compatto e coeso, ricco di spunti e di ottimi brani che non mancheranno di catturare l'attenzione e l'immaginario degli ascoltatori più smaliziati che desiderino addentrasi in spirali musicali sperimentali e imprevedibili senza per questo rinunciare alle prerogative di brutalità e morbosità che hanno reso questo tipo di death metal uno degli stili più amati di sempre da parte dei fan della musica estrema.
Vivamente consigliato.

 

Edoardo Goi

75/100