1 FEBBRAIO 2019

Il trio nostrano Siege nasce relativamente in tempi odierni (2011) e nel giro di pochi anni pubblica una discreta quantità di opere (due EP e due LP). A poco più di un anno di distanza dall’ultimo lavoro Spirit of Agony Pt.1 - Nailed Torment esce il suo diretto seguito (che dovrebbe quindi essere una sorta di concept) ossia il nuovo Autumn of Earth – Spirit of Agony Pt.2. Le coordinate sonore sono abbastanza semplici in quanto si parla di death metal puro e semplice di scuola prevalentemente americana tranne qualche leggera concessione a quella nord europea che viene fuori in certe soluzioni melodico/chitarristiche.

In parte il disco inganna in quanto le prime due tracce potrebbero portare a diversi Qui Pro Quo. L’opener e titletrack “Autumn of Earth” scorre lenta e velenosa ben farcita da un lavoro di basso fantasioso e percettibile (una qualità che permea l’intero album). La successiva “Eclipse” conferma la qualità del bassista in un intermezzo strumentale decisamente intrigante. Fin qui le cose si potrebbero definire normali senza particolari guizzi ma è con “Invoking Suffering” che le cose si fanno più serie. La musica si fa più violenta e cattiva con melodie sinistre ed una buona alternanza di tempi veloci e lenti. Tutto è fluido senza forzature e prosegue con episodi che si fanno via via sempre più tecnici e complessi come “One Last Question” (dalla batteria impetuosa e dai giochi ritmici funambolici) con il suo groove devastante, la sfiziosa e varia “The Serpent King” o le micidiali “Mummified” e “The Judge” che si rivelano complete senza perdere un oncia di aggressività. In quasi tutto il lavoro aleggia lo spettro dei Nile che però non vengono mai citati o scopiazzati troppo facendo emergere la giusta dose di personalità del terzetto.

La band non lascia mai un attimo di respiro colpendo sempre duro con growls mortiferi, tanta tecnica (mai comunque sopra le righe) e tanta violenza che leggermente si attenua in favore di un certo flavour apocalittico nella finale “Visceral Hate”, massiccia ossessiva e dal guitarwork nerissimo che porta l’atmosfera in una direzione cupissima ma perfettamente riuscita, una sorta di chiusura del cerchio iniziato con la prima traccia.

Un disco completo, con una buona maturità e la giusta dose di creatività, non un capolavoro ma davvero notevole per una band con così pochi anni di gavetta. Con le idee chiare i risultati si vedono! Consigliato a tutti gli amanti del metal estremo! Non è chiaro se ci sarà una tiratura fisica del disco o sarà solo digitale.

 

Enzo “Falc" Prenotto

70/100