4 MAGGIO 2019

Il tempo passa, passa per tutti, nessuno escluso. Inesorabile, scava solchi nella roccia, non risparmia nessuno. Gli anni corrono, si accavallano, diventano troppi. Tessere di domino che appoggiandosi l'una all'altra cadono, segnando il declino, prospettando la fine. Una doverosa introduzione, a mò di stesura tappeto rosso e calorosi applausi, per una delle band italiane più longeve nel panorama sludge/doom/metal: i siciliani Sinoath. Di strada né è stata fatta, di musicisti se né sono visti, ma la sostanza, l'anima, il core, l'indole, rimane. Impressa, marcata a fuoco. Quando ce l'hai dentro, il mostro, è difficile scollarselo di dosso. Dopo 11 anni e qualche produzione di mezzo, ecco, finalmente aggiungerei, il nuovo album dei Sinoath; dove troviamo Fabio Lipera alla chitarra, Alessio Zappalà al basso, Salvatore Fichera alla batteria e Francesco Cucinotta alla voce e alla tastiera. 

Sempre più orientati a sonorità doom, rispetto ai lavori precedenti, i Sinoath si fanno strada anche nella psichedelia, nei meandri della calma, laddove il fraseggio tra gli strumenti diventa un'implacabile inno all'introspezione, alla riflessione, alla pausa con se stessi. 

Anamnesis può apparire come un lavoro crudo, scarno, essenziale, ed invece al suo interno nasconde molto di più. Molti aspetti che al primo ascolto si sottovalutano spuntano qua e là durante il nuovo ascolto, e così via. 

I suddetti, si presentano a questo importante incontro con il presente, sviluppando un lavoro composto da ben 8 tracce, abbastanza variegate tra di loro, ma con un filo conduttore che ben delinea la direzione intrapresa. 

Lo spettacolo è, fin da subito, caratterizzato da una cascata di fuzz, com'è giusto che sia, a cui si accompagnano riff di chitarra acustica sovrapposti al tappeto distorto e alle atmosfere cupe delle landa Sinoath. Si apprezzano fin da subito le tastiere capitanate da Francesco Cucinotta, una "new entry" nella band, la scelta dei suoni è davvero azzeccata. Si sposano bene con l'ambiente circostante creato dal resto della band, e anche se non troppo elaborate, danno il giusto contributo, rendendo le melodie ancora più malinconiche, senza dubbio arricchendo la fitta trama. Anche con le parti vocali è stato fatto un ottimo lavoro, le sovrapposizioni ricercate fanno proprio al loro caso. La batteria, a mio avviso, all'interno della registrazione appare sconnessa dal resto degli strumenti, non si amalgama perfettamente, sembrando in molti casi un corpo estraneo; ma svolge un egregio lavoro nel sostenere il progetto, con giri che ricordano anche altri generi musicali, non puramente in ambito doom, che ottimamente si adattano al contesto. Anamnesis, durante l'ascolto, scorre veloce e violento come un temporale estivo che stupra i frutteti, tra riff sabbathiani e richiami all'heavy metal dei metallica anni 90'. Si apprezzano in particolar modo la title track anamnesis, la traccia numero 4 Join us con il fitto tappeto steso dalla batteria, e la traccia numero 7 The Absolute Nowhere, la più lunga di tutto l'album: ben 10 minuti di musica che scorrono velocemente, non appesantendo l'ascoltatore, sempre tenuto attento dai continui cambi tra melodie cupe e ruvidi riff. 

Anamnesis è un ottimo lavoro, si denota l'evoluzione continua dei Sinoath verso ambienti doom e sludge domati più che bene, la strada intrapresa oramai da anni non può che far ben sperare al quartetto catanese, sempre più a proprio agio in questo tipo di atmosfera. Il risultato è molto buono, l'atmosfera creata cupa e potente, sicure un ottimo ascolto per tutti gli amanti del genere. 

Bert 

75/100