3 NOVEMBRE 2018 

I Solmeriggio sono un trio della provincia di Ravenna formatosi a Russi (RA) nel settembre del 2016 e composto da Agnese Alteri alla voce, Davide Santandrea alla chitarra e Marcella Trioschi al violoncello. 

Il primo lavoro dei Solmeriggio è un EP autoprodotto disponibile on-line dal 28 febbraio 2017:“Deux Petites Vagues” part.1. Il titolo e il concept dell’EP prendono proprio spunto da un verso di una famosa poesia di Jacques Prévert, citata all’interno di Formentera, una delle tracce dell’EP.

La registrazione vanta inoltre della speciale partecipazione di Vincenzo Vins Baruzzi, frontman della band ravennese The Doormen, nel brano "Come down by the water". Album particolare di rock folk italiano e molto vicino alla musica d’autore, vicino ai maestri del genere come Piero Ciampi. Un concept particolare con le sfumature folk che contraddistinguono tutto il lavoro. Si tratta di brani senza un mordente le emozioni che trasmettono all’ascoltatore sono poche e soprattutto monotone. Si sente in tutto album un senso di noia che non si riprende nemmeno con la traccia cantata in inglese. Quasi tutto l'album è cantato in lingua madre del gruppo in italiano, i testi sono, a mio giudizio, un po' scialbi e senza un senso logico, rendono l’ascolto noioso ela lentezza che si sente nell' intero disco viene purtroppo trasmessa all’ascoltatore. I dieci brani che compongono l’album come tematica hanno il mare. Un onirico percorso musicale che inizia dopo un ipotetico naufragio, dal quale si sviluppano, in bilico tra reale e surreale, le tematiche del mare tra onde, pescatori, messaggi in bottiglia e canti di sirene, temi principali di tutte le tracce.

Si apre con: “Estinti versi “: intro di violoncello e chitarra con un ritmo lento, la voce della cantante entra dopo un po' e dice sempre le solite parole, all’ascoltatore non viene trasmessa alcuna emozione.

Si continua con “In solitudo”: ritmo lento, la voce soave entra subito dopo l’intro ma anche qui l’ascoltatore non viene coinvolto nel brano. La parte strumentale e anche i testi sono banali e non trasmettono nessuna emozione forte. Si continua con “Formentera”: intro di chitarra e violoncello, la voce della cantante, dolce e melodiosa e l’ascoltatore viene rapito dal suo canto, come quello di una sirena, il bridge in arpeggio rende il brano unico e forse il più coinvolgente dell’intero album. Le emozioni che si recepiscono sono, almeno in quest'ultimo più varie ed articolate. Verso il finale, purtroppo, le atmosfere create in precedenza vanno a scemare. Quarta traccia “Di terra e acque “: intro di synth e violoncello, la chitarra entra con la voce, ma le atmosfere accennate poco fa vengono davvero a mancare. Quinta traccia “Come down by the water”: unica traccia in inglese dell’album, canzone molto lenta e malinconica, anche se è cantata in inglese la sostanza non cambia. La seconda parte dell’album si apre con “Arsenico”: intro un pochino più veloce ma con la stessa linea melodica, la noia che ascoltatore ha addosso non viene soppiantata da altre emozioni e si profonda sempre più nella monotonia. Settima traccia “I treni della felicità”: intro con la campionatura di un treno in partenza, la chitarra in arpeggio dove la voce ed il violoncello di sottofondo non riescono a trasmettere appieno l'emozione di tristezza che la canzone sembra voler trasmettere, forse perché l’ascoltatore è talmente annoiato dall’intero brano che non la riesce a cogliere appieno. Ottava traccia “Larus fuscus”: intro di chitarra e violoncello molto lenta, la noia è sovrana in tutto il brano che avvolge l’ascoltatore. Esso ha la mente da un'altra parte e risulta decisamente un ascolto forzato. Ci sono dei cambi di ritmo ma le sensazioni che trasmette son sempre le medesime. Penultima traccia “Allegra”: intro di violoncello e di voce maschile in inglese, canzone molto più vicina all’elettronica che al rock folk dell’intero brano, ma la sostanza non cambia le sensazioni sono sempre quelle e decisamente sonnolenti, il ritmo si fa leggermente più allegro ma non risveglia la voglia di ascoltarlo; L' album si chiude con “Dispersa”: intro con tutti gli strumenti ad un ritmo leggermente più allegro ma l'ascoltatore non si riprende, è solo felice che sia ultima traccia, le sensazioni fino a qui elencate sono sempre le stesse e non abbandonano l'ascoltare fino alla fine dell’album;è questa la canzone più lunga dell’album con i suoi 11 minuti e cantata in doppia lingua. Album, a mio giudizio,  completamente vuoto che non trasmette nessuna emozione con testi forzatamente ermetici che non sembrano avere né capo né coda e  non fanno altro che lasciare un vuoto a fine ascolto. Le parti elettronica e folk sono presenti ed attive ma alla fine sembra di ascoltare tutti brani uguali che vedono solo un variare della velocità di esecuzione. Album senza un filo logico. Lo consiglio solo a chi ama fortemente la musica d’autore. 

 

Daniele Blandino

35/100