17 NOVEMBRE 2018

I Vetrarnott sono una giovane black metal band italiana di base a Corato (Bari). Niente però potrebbe essere più lontano musicalmente dal calore che le assolate terre pugliesi potrebbero ispirare. I nostri difatti propongono un gelido black metal, chiaramente ispirato ai mostri sacri norvegesi, su tutti gli Enslaved, da cui i nostri hanno tratto ispirazione per il nome della band: Vetrarnott appunto, celebre brano del combo scandinavo.

Il progetto nasce nel 2015 su iniziativa di Gar Ulfr. Inizialmente partì come one-man band, in seguito i Vetrarnott si trasformarono in un vero e proprio gruppo, quando vennero reclutati Valar, alla chitarra solista - seconda voce e Osculum alla chitarra ritmica e acustica. Completano la formazione Gar Ulfr al basso e voce ( programmazione per quanto riguarda la batteria in studio) e Ambrogio Locardo alla batteria in sede live.

“Scion” è l’EP di debutto, album in cui la band si propone di rappresentare e dare gloria ai miti antichi della cultura nordica. Il testo della prima traccia “the tide” narra del serpente Jormungandr, la seconda “Unbound” del gigantesco e indomabile lupo Fenrir, e la terza traccia, la strumentale  “Helvegr”, rappresenta  il viaggio di Hel (sorella degli altri due personaggi mitologici) attraverso il suo regno gelido e orribile. Infine la quarta traccia, a completare l’EP, “la voce degli Dei” con testo in italiano. “The Tide” parte tiratissima con un assalto frontale degno dei maestri norvegesi, per poi prendere una pausa con uno stacco centrale di chitarra acustica dal sapore folk, accompagnata da un giro di batteria tambureggiante e marziale. Successivamente il brano riprende verso le coordinate iniziali di velocità e aggressività. Convincente lo scream di Gar Ulfr, alternato con il growl della seconda voce. Chiusura del brano nuovamente  in acustico per un buon pezzo, in cui aleggia sempre presente la figura dei maestri Enslaved, anche per quanto riguarda le soluzioni folk-acustiche.

Anche la seconda traccia “Unbound” parte su velocità elevate, supportate da un furioso drumming e dall’ottimo riff iniziale molto efficace che poggia su coordinate old thrash style e rimandano ai Darkthrone.

Come il pezzo precedente anche “Unbound”, nella parte centrale, si apre ad uno squarcio di melodia gelida, che anticipa una sfuriata old black, resa ancora più ferale accostata alla melodia precedente. Questo è un po’ il trademark del suono della band, dove la furia cieca e iconoclasta del tipico black metal viene fusa con alcune brevi partiture melodiche di derivazione folk. Il pezzo si chiude su un mid tempos molto epico e maestoso, con un bel riff di chitarra e imponenti cori, per un finale che rievoca da vicino gli ultimi Bathory, i padri del viking metal. “Unbound” è un pezzo interessante e variegato. Forse il migliore dell’EP. “Helvegr” è un breve intermezzo strumentale dove la fanno da padrone tastiere e chitarra acustica. Negli intenti della band questa traccia è l’ideale soundtrack del viaggio del personaggio della mitologia norrena Hel, attraverso il suo regno donatogli da Odino. La quarta, ed ultima traccia, è la bonus track “La voce degli dei”, dove vengono messe in evidenza le  ulteriori influenze della band.

Dopo l’iniziale assalto black style, nel brano si susseguono, piuttosto omogeneamente, passaggi più rallentati, dove una batteria tambureggiante viene supportata da un roccioso riff di scuola heavy.

Verso la parte finale del brano, fa capolino un pregevole assolo melodico, anch'esso di matrice heavy, seguito da un riffone thrash-death e da una doppia cassa versione caterpillar.

In conclusione “Scion” è, un interessante debutto di una giovane band, ben prodotto e suonato ricco di spunti interessanti. Non resta che aspettare al varco i Vetrarnott, confidando in uno sviluppo del sound maggiormente personale e meno debitrice delle grandi band norvegesi.

 

Claudio Cerutti

68/100