10 MARZO 2019

Questi musicisti erranti ovvero i Wandering Vagrant, in italiano ''vagabondo errante'',dicono di essersi perduti come cita il titolo dell'album''Get Lost''.Infatti la band è ritratta sulla copertina dell'album in mezzo ad una spessa foschia,sperduti in un non-luogo e principalmente sperduti dentro se stessi.Ma non sono per nulla sperduti musicalmente,dato che con questa loro prima opera si mostrano con una capacità artistica di grosso spessore.Ci troviamo al cospetto di una band rock metal con influenze tipiche di formazioni che hanno reso grande il progressive rock del tempo passato. Autore principale di questo disco è il perugino Alessandro Rizzuto (ex-Desert Rider), degnamente  affiancato da musicisti come Christian Bastianoni e Francesca Trampolini, entrambi ex componenti degli In Tenebra,rispettivamente chitarre e backing vocals e tastiere e voce. Il gruppo recentemente è stato aumentato da due altri musicisti, Andrea Paolessi al basso (Dithyrambs, Sevitia) e Niccolò Franchi alla batteria (ex-Atemno, Mulholland Drive, Algoritmo),mentre nell'album basso e batteria erano ,rispettivamente,di Michele Carlini e Marco Severi .

Scritto nell’arco di due anni da Alessandro Rizzuto, la registrazione di Get Lost viene completata durante gli ultimi mesi del 2016 mentre la pubblicazione avviene nel 2018.

L' album è un concept dedicato all'introspezione dentro e fuori di se stessi e alle domande eterne dell'essere umano come il perchè del dolore, la solitudine, eccetera. Procediamo dunque analizzando brano per brano:

1-''Human Being As Me'' apre l'opera con un cantato a cappella con voce maschile e femminile di ottimo effetto e il brano  parte  con un riff rock metal ,subito mediato dalle tastiere  e la voce maschile melodica ma fortemente decisa; si prosegue con l'arrivo di una chitarra orientaleggiante e  ci fa ricordare un po'il grunge degli  Alice in Chains.Il brano alterna momenti veloci a momenti acustici sempre impreziositi dagli  agili giri di tastiera. Nel finale sentiamo qualche reminiscenza stoner,genere che   fa parte del passato del leader del gruppo...un buon inizio.

2-Con un andamento misterioso e allarmante prosegue il secondo pezzo ''The Hourglass''dove troviamo vari passaggi di chitarra psichedelica e ritorni al rock metal.Dopo questa bella e lunga parte iniziale la chitarra acustica apre ad un gioco sonoro con il basso e le  tastiere dove ci viene mostrata decisamente l'anima progressive della band ed infine arriva il cantato che si interseca con la voce femminile per poi finire in un finale tastieristico dai toni drammatici.

3-Cattivi partono i riff del terzo brano''Struggle'' che si mostra come il pezzo più regolare dell'album, impreziosito però da interessanti giri di piano e con la chitarra che ben sottolinea l'idea di battaglia e guerra tra le persone come il titolo del brano suggerisce.

4-Acustica la chitarra iniziale, quasi folk di zeppeliniana memoria e la voce femminile che emerge dolce,danno ad''Forgotten'' la forma di una bella ballata in un stile che non si sente spesso al giorno d'oggi nel genere metal.Le tastiere dal suono vintage ci portano ancora piu verso le rive del vecchio prog rock settantiano. Inaspettato brano, di sicuro uno dei migliori del disco, a mio dire.

5-La title track è divisa in due parti. La prima si apre con un  mellotron flautato  di crimsoniana rimembranza. Il piacevole deja-vu, lontano da essere mera scopiazzatura, continua a ricordarmi la corte del Re Cremisi con un cantato che sembra ispirarsi al Peter Hammill dei Van der Graaf Generator. Abbiamo,quindi, un pezzo realmente prog e per nulla scontato dove i riferimenti alle band suddette sono  una reale ricerca sonora e compositiva che si dispiega tra il vecchio classico suono e quello moderno. 

6-La seconda parte è una coda strumentale  della title track che si apre minacciosa e prosegue con  riff chitarristici pesanti e veloci per poi chiudere quasi improvvisamente.

7-L'ultimo brano anch'esso strumentale ma corredato da voci tratte da un famoso discorso del giornalista americano Edward R. Murrow, è il ritorno a casa dal viaggio, dopo essersi perduti..Le tastiere aprono ariose, creando un tappeto sonoro onirico ma anche ispirante di una certa inquetudine, coadiuvate dalla chitarra, dando l'idea che il ritorno a casa sia non solo  l'arrivo ad un porto sicuro ma che il viaggio reale e introspettivo sia giunto al termine portandosi dietro le spalle ancora delle domande irrisolte.

Interessante notare quanta carne,questa band,sia in grado di mettere sul fuoco pur restando, in realtà ,abbastanza semplice, senza troppe ampollosità e dimostra la volontà di una ricerca melodica più che tecnica, sebbene le capacita strumentali  ci siano tutte tutte e si sentono.

 

90/100

Triplax