31 LUGLIO 2018

Il progetto abruzzese Adragard nasce nell’ormai lontano 1997 come one-man-band e ha all’attivo 2 demo e 2 full-length: nel 1998 dà alle stampe il demo di debutto “Tenebrae Factae Sunt”. Il secondo demo “Neverending Necro Void” arriva dopo un lungo silenzio, con l’entrata in maniera stabile nella formazione del bassista Niferon e subito arriva anche il primo full length intitolato “Sadistic Delirium Manifest”, rispettivamente nel 2009 e nel 2010. Ed in fine, nel 2018, dopo un altro lungo intervallo, il gruppo risorge nuovamente dalle sabbie del tempo e pubblica questo secondo release, con una formazione a quattro e, per la prima volta, con l’ausilio di un batterista. Se all’esordio le sonorità del progetto Adragard tendevano in maniera palese ai classici schemi del raw black metal, nei 2 full-length il loro stile ha preso una svolta particolare, avvicinandosi di più alle atmosfere cupe e tenebrose del Depressive/Suicidal Black Metal e Doom Metal. Infratti nella loro ultima uscita “From The Burning Mist”, il progetto acquista delle sonorità black impure e contaminate da numerose influenze esterne. Qui abbiamo certamente il classico riffing della vecchia scuola gorgorothiana, ma ci sono anche parti più cadenzate che rimandano ai migliori lavori di Burzum, Xasthur e Silencer e, specialmente nella seconda parte del disco, molti passaggi rallentati e mortiferi, ci portano quasi ai limiti del funeral doom. Nulla che non si sia già sentito parecchie volte ma gli Adragard non hanno sicuramente la pretesa di essere degli innovatori e dimostrano di sapere il fatto loro dando corpo, attraverso la batteria con cadenze quasi lineari ma efficaci, mediante le chitarre gelide e basso tagliente, con la voce e lo scream dal sapore decisamente depressive e carico di odio e misantropia, che possono facilmente ricordare i nebulosi lavori dei mostri sacri del genere, anche per la produzione necrotica, molto “sporca” e dal gusto retrò. In materia di sonwriting la band non brilla, salvo gli ultimi due brani, che forse riflettono il loro vero volto e la giusta strada da prendere in materie di genere. Sebbene “Buried in misery” cerca disperatamente di riflettere una voluta canonicità dell’album, ma con un mero risultato, senza scintille e senza lode, purtroppo arrivano anche altri brani troppo poco ispirati e monotoni che danno anche un particolare nervosismo all’ascoltatore, come “Cold necro ritual”, il cui riff arpeggiato lento è poco speciale e scollegato con la parte veloce, nel complesso non va da nessuna parte, o come l’insipida  “Sic transit gloria mundi” o la mediocre “The seventh scar”. Certo, ogni tanto il sound degli Adragard si fa notare in positivo per una maggiore ispirazione, come “Desolate woods and infinite darkness” o “Morbid Black Chaos”, o specialmente nella conclusiva “Eremo”, un outro di circa 5 minuti con voce in screaming narrante, chitarra acustica e samples ambient, che salvanno l’album quasi in extremis dall’abisso della bocciatura.

Insomma, "From the burning mist” raggiunge la sufficienza, anche se alla fine mette in pratica poco degli standard del black metal old-school (come definisce la band stessa il suo stile), e conferma il fatto che non basta un sound grezzo e gelido ed una voce piena di veleno se poi non vengono concentrati in una idea artistica salda ed accativante ma sopratutto se non si procede su una strada che mantenga una certa coerenza ed una idea chiara del tragitto che si vuole intraprendere per arrivare alla gloria e nei cuori dei fans sfegatati del Black Metal e dei generi a lui affini. Nell’attesa di nuove notizie dalla band, non ci resta che cercare di penetrare quel muro di diffidenza che può fermare dall’ascolto del album in un primo momento e di cercare di capire ogni piccolo sentimento ed emozione che potrebbe donarci un ascolto più approfondito e più riflessivo.

 

Dmitriy Palamariuc 

65/100