9 MAGGIO 2018

I Burning Ground sono un quintetto attivo dal 2002 proveniente da Cagliari, Sardegna, e suonano unHeavy Metal classico, che anche se da quanto dichiara il gruppo è influenzato da Thrash e Power metal, in realtà, secondo me, viaggia su parametri abbastanza diversi. Tali influenze a volte emergono, ma anche se troviamo doppia cassa quanto basta e tempi in levare, tutto il disco gira alla stessa velocità, che a mio parere è quasi un midtempo, che prosegue costante per tutto il disco, con parti che in realtà vanno un po' più verso il Doom. La voce, molto bella, è un timbro classicissimo anch’essa: alta e melodica, con parti corali qui e là molto azzeccate. Le ritmiche sono per lo più cavalcate che si muovono quasi sempre sulle stesse note, intervallate da ritornelli aperti e melodici, e tutto il disco è cosparso di stop and go, quasi come se si volesse sostituire le rullate e i fills della batteria, secondo me davvero troppo spesso.

Il tutto è comunque ben eseguito e registrato molto bene, e la produzione di spessore si sente, e anche qui siamo secondo me lontani dal Metal americano che la band sostiene di suonare. Anche se le note e le

scale prendono dal blues, il sound che ne scaturisce è molto più nostrano, europeo, quasi tra l’inglese e lo svedese, con slanci a volte quasi folk, come nella track “Dawn Of Hope”.

Al di là comunque da generi ed influenze, i Burning Ground ci portano in un mondo che parla di uomini, con tutti i loro terribili difetti; natura che si contrappone alla personalità di una specie molto spesso cattiva e incurante dello sfruttamento che alimenta. I toni delle canzoni infatti rispecchiano il mood dei testi, così come le parti strumentali. In termini tecnici tutto sommato la band ci sta dentro e suona bene, anche se tutto il disco alla lunga può risultate un filo ripetitivo, vedi tutti quegli stop e un andamento costante sempre sullo stesso tempo e sulle stesse note, ma è un aspetto che può piacere o anche no; tipo se ti piace anche il Doom e affini.

Per quanto riguarda l’attività dei Burning Ground, questo Last Day Of Light risulta essere il loro primo full lenght dal 2002, e non è dato sapere se esistano altre uscite o se la band abbia suonato prettamente

live per tutto questo tempo, comunque mi viene da pensare che quindici anni per scrivere un disco siano un po' troppi, ed anche se dai video che ho visto, i ragazzi suonano bene, un po' di fantasia in più nella composizione sarebbe stata una buona cosa dato che di tempo non gliene è mancato. Tirando le somme, non mi sento di dare un giudizio negativo su questo lavoro, che suona bene ed è prodotto bene, e i cui membri hanno sicuramente una qualità sufficente a correggere le piccole lacune del loro primo lavoro.

 

Alessandro Pereni

65/100