16 MARZO 2018

Line up:

Adres – Bass dal 2005

Marco Ceccarelli – Drums dal 2005

Dave – Guitars dal 2008

Alexios Ciancio – Vocals, guitars e synth dal 2009

 

Ex membri:

Silent – Vocals session

Nicolas – Guitars dal 2005 al 2008

Marcello – Vocals dal 2006 al 2009

 

Tracklist:

1-Quantum

2-Matter

3-Hyle

4-Cosmi

5-Lumis

6-Ifene

7-Fractals

8-Divide

9-Entropia

 

I Deadly Carnage sono una band italiana formatasi a Rimini (Emilia Romagna) nel 2005. Attivi quindi da oltre tredici anni, durante i quali hanno pubblicato varie release. Nel 2006 rilasciano la demo dal titolo “Noise of war, noise of doom”,  l’anno successivo è la volta del loro ep di debutto “Sentiero I – Empi inni alla consapevolezza di se”. Successivamente, nel 2008, prendono parte allo split “Kvult 666 dominion / The firstborn evil” nel quale troviamo come band, insieme a loro, Istidraj, Amenofis, Nekrokult, Infurium e Neftarak, per un totale di 12 tracce per circa un’ora di durata. Solo nel 2008 rilasciano il loro primo full lenght dal titolo “Decadenza”, seguito da “Sentiero II – Ceneri” nel 2009, altro studio album. Nel 2014 vide la luce il loro terzo full, “Manthe”, mentre nel 2016 pubblicano un altro ep: “Chasm”. Dopo due anni, in questo 2018, è la volta del loro quarto album che prende il nome “Through the void, Above the suns”, l’album che mi appresto a recensire.

In tutti questi anni possiamo notare quindi che i nostri sono stati molto attivi musicalmente, creandosi una ricca discografia. Abbiamo a che fare con musicisti che sanno il fatto loro e che hanno reso il loro percorso come band alquanto notevole. Nonostante la band in passato abbia avuto cambi di line up, ad oggi risulta essere stabile in quanto, da quasi dieci anni, i componenti sono sempre gli stessi. Possiamo intuire quindi che i nostri sembrano avere trovato una stabilità sia a livello musicale che, si suppone, a livello di intesa tra di loro. 

La loro proposta è di un post - black metal con influenze doom. Due generi abbastanza differenti tra loro ma che, se uniti con maestria, possono regalarci delle belle emozioni. Ed effettivamente, vuoi per la bravura dei nostri quattro, vuoi per l’esperienza coltivata in tanti anni di attività, i Deadly Carnage sono riusciti nell'intento. Album molto emozionante, suonato magistralmente dall'inizio alla fine. Ma andiamo a vedere nello specifico con che cosa abbiamo a che fare…

Da premettere che la band è sotto la ATMF, etichetta discografica devota a generi musicali quali experimental, post – black metal, dark metal, industrial, avantgarde e affini.

Torniamo ora a “Through the void, Above the suns”. L’artwork ha uno stile classico che ci riporta indietro di tanti anni e presenta tre riquadri rettangolari in verticale dentro i quali c’è raffigurato il cosmo, attorno uno sfondo beige; copertina molto elegante oserei dire.

Il concept è appunto basato sulla visione del cosmo e di tutte le sue componenti: stelle, buchi neri, materia oscura ecc… Un viaggio fenomenale, caratterizzato dalla luce e dal tempo, le distanze cosmiche, il rapporto coincidente dello spazio e del tempo. Mentre finora la band è stata solita esplorare i sentieri dell’esistenzialismo, con questo ultimo lavoro ha voluto dare una piccola svolta muovendosi più sul filosofico, occulto, spirituale e, perché no, anche sullo scientifico. E se il concetto di questo full lenght è quello descritto fino ad ora, le loro musiche cosa ci riserveranno? Domanda che potrebbe sembrare scontata dato il genere proposto dai nostri musicisti, ma, viceversa, potrebbe risultare di difficile risposta.

Le tracce sono unite tra di loro, collegate musicalmente, quindi si ha la sensazione di ascoltare un’unica canzone, anche se in realtà non è cosi perché ogni brano ha un suo perché. Dalla tracklist scopriamo quindi di avere a che fare con nove capitoli, inclusa l’intro iniziale, per una durata complessiva di circa 45 minuti.

Il viaggio inizia… Assicurandoci di tenere il volume alto, possibilmente standocene in penombra per permettere alle nostre emozioni di avere maggiore intensità durante l’ascolto. “Quantum” è un’intro molto suggestivo e atmosferico, caratterizzato da suoni “cosmici”, da synth e vocals che, per un minuto circa, ci creano gradevolezza e ci spingono ad allacciare le cinture per intraprendere un viaggio nello spazio. E proprio mentre la navicella parte, “Matter” ci delizia con uno scream urlato che accompagna una ritmica potente e tagliente insieme ad una batteria corposa e di impatto. Canzone che carica il nostro stato d’animo cullandoci con le sonorità post – black che delineano la traccia. Per circa cinque minuti di durata i nostri musicisti ci tengono a sottolineare la loro bravura tecnica con distorsioni e riff cattivi. Ed è proprio con “Hyle” che abbiamo conferma di questo; altra traccia che marca il loro saper fare con ritmiche a tratti più lente e suoni di chitarra che variano dal tagliente al più melodico e dolce, accompagnate da un cantato a volte aggressivo e altre più malinconico. Le parti vocali in clean accompagnano un suono di chitarra e batteria di alto livello che persiste sino alla fine della traccia. Ed è con i due minuti circa di “Cosmi”, strumentale, che il viaggio si intensifica in sonorità più atmosferiche, gli echi presenti hanno un sapore triste, quasi come un lamento, con una sensazionale scarica di chitarra e percussioni che fanno da preliminare alla successiva “Lumis”, accattivante, dove il cantato torna “urlante” caratterizzato da alcuni tratti in cui è sussurrato, mentre tutti gli altri strumenti ci deliziano l’ascolto con la loro cupa tecnica. La cosa che più ci elettrizza è la varietà di ritmiche che troviamo in questi cinque minuti, assaporando ad un certo punto una sfuriata di batteria di breve durata ma tipicamente black, mentre oltre la metà della canzone i suoni diventano più quieti e puliti, sia nel cantato che nella esibizione di chitarra. Ottimo lavoro del batterista e del bassista che stanno al passo in modo perfetto. “Ifene” è il primo brano di durata superiore ai precedenti, circa sette minuti, durante i quali il suono di ogni strumento raggiunge uno stato eccellente. I nostri in questa canzone si sbizzarriscono in varie sonorità, alternando sfuriate, ritmiche più melodiche ad altre più taglienti, linee vocali in clean davvero notevoli e piacevoli da ascoltare perché si amalgamano molto bene al resto. I minuti scorrono veloci e in men che non si dica i quasi otto minuti terminano lasciando spazio a “Fractals”. 3 minuti e 14 secondi di pura atmosfera cosmica che ci crea uno stato d’animo di angoscia iniziale per poi tramutarsi in una piacevole sensazione a seguito del dolce suono della chitarra accompagnato da una batteria molto gradevole. Giunti all’ottava traccia, “Divide”, anche essa di durata superiore ai sette minuti, inizia con una sfuriata di batteria contrastata da una voce pulita che sembra sussurrare, emozionandoci particolarmente. La batteria si placa ad un certo momento, dando spazio alla voce e alla chitarra, facendo si che l’emozione creata in precedenza si fortifichi sempre più. L’esibizione vocale diventa sempre più interessante con lo scorrere dei minuti, modificandosi lievemente da minuto in minuto ma continuando la scia del clean. Verso la fine una soave melodia di piano blocca tutti gli strumenti, concludendo la canzone. A chiudere l’album troviamo “Entropia”, altro brano di circa sette minuti, durante i quali i nostri danno ulteriore conferma della loro bravura a livello tecnico, non aggiungendo nulla di quanto ascoltato sino ad ora ma creandoci altre emozioni forti, soprattutto verso il finale dove la voce è accompagnata da una batteria rullata insieme al riffing di chitarra e al piano.

Il viaggio è terminato e cosa ci siamo portati con noi al rientro sulla Terra? Io personalmente, visto e considerato che la musica può suscitare in ognuno di noi emozioni differenti, ho portato con me due cose: soddisfazione e consapevolezza. Quando sul lettore è uscito scritto “stop”, cosciente del fatto che l’album fosse terminato, ho sentito fortemente una sensazione di soddisfazione uditiva. I Deadly Carnage hanno saputo crearmi stati d’animo intensi e mi hanno fatto veramente intraprendere un viaggio nello spazio cosmico. Il loro post- black doom è veramente di gran classe. Le varie sfaccettature delle loro composizioni hanno fatto si che io mi sentissi, alla fine di questi 45 minuti di musica, appagato dalle melodie ascoltate. Inoltre, la consapevolezza era riferita al fatto che la band ha dimostrato di avere una bravura notevole a livello di tecnica musicale, di songwriting e di originalità. I quattro sono riusciti a creare un concept davvero entusiasmante. Si sono dimostrati creativi e degli ottimi musicisti. Da continuare a seguire senza esitazione, consigliando vivamente l’ascolto e, perché no, l’acquisto di  “Through the void, Above the suns”. Complimenti!

 

Fabio Sansalone

85/100