7 AGOSTO 2017

Ultimamente sembra che le one-man band stiano piano piano crescendo sempre di più ed anche l’Italia non fa eccezione partorendo un nuovo progetto a nome Demoghilas. Tale creatura sonora (presumibilmente nata nel 2016) è ad opera di tale Alfred Bestia, che dopo poco più di un anno arriva al debutto con un disco omonimo, Demoghilas per l’appunto. Le sonorità dell’album sono tutte parecchio varie che verranno trattate nello specifico durante la recensione. Come annunciato, ogni strumento è suonato dallo stesso Alfred senza nessun ausilio esterno.

Questo lavoro sembra fatto per incuriosire una nutrita schiera di ascoltatori data la massiccia varietà di stili che vengono usati. Il sound di base è molto cupo e dark ed ingloba al suo interno ogni possibile cosa per risultare dinamico ed allo stesso tempo convincente. L’opener e titletrack “Demoghilas” contiene un riffing che profuma di Black Sabbath con tastiere gotiche (molto presenti all’interno del disco), vocals alla Rammstein ed in generale un mood oscuro e teatrale. La seguente “Your Candle of Life” ha un lavoro alla sei corde più secco e compresso con un cantato in screaming stile black metal (con un guitar solo molto interessante). L’andatura è spesso lenta e così rimane per le catacombali “Crucified” e Mad Reaper” (dal retrogusto sinfonico) per poi diventare più veloce ed immediata con la metallico/elettronica “The Greatest Rival”. Con “Vengeance On All!” il disco comincia a perdere colpi con un pezzo sulla scia degli altri ma con poco mordente per poi fortunatamente risollevarsi con la potentissima “I Want Them Dead” dove si fondono elettronica, una chitarra più decisa e potente e soprattutto dal groove accentuato con le onnipresenti keyboards dalle melodie gotiche. A sorpresa compare una traccia decisamente hard-rock oriented chiamata “The Day of the Dead” dotata di un tiro solido e roccioso ma con un cantato in pulito che nuovamente non convince. Le vocals (tranne quelle più aggressivo/estreme, siano esse scream o growl o altro) in primis necessitano un deciso e massiccio miglioramento sia nella pronuncia dell’idioma inglese, sia nell’intonazione, che al momento lasciano abbastanza a desiderare facendo perdere di consistenza i brani stessi. Il difetto però scompare nella finale ed epica “Goner”, traccia dalle melodie e linee vocali maestose che coinvolgono, risultando sempre efficaci. Probabilmente sarebbe opportuno partire da qui per capire gli errori presenti nelle altre tracce, ma questo come si suol dire è cercare il pelo nell’uovo.

In finale il prodotto ha dei buoni suoni, una architettura sonora varia e solida (che però non ha ancora una direzione precisa, presentandosi un po’ caotica) ed un lotto di canzoni che si lasciano ascoltare con piacere. Un debutto che merita attenzione ed ascolto, che avrà delle cose da sistemare ma che in fin dei conti ha delle più che buone potenzialità.

 

Enzo 'Falc' Prenotto

65/100