5 FEBBRAIO 2018

Quando dalla redazione mi è arrivato il pacco con questo ed ho visto l'artwork di copertina mi sono tornati alla mente i gruppi  METAL -PUNK di metà anni 80 che cercavano la  propria strada in un mondo musicale che diventava sempre più competitivo e complicato.

Ma partendo da il detto “l'abito non fa il monaco“ mi sono messo all'ascolto di questo “NO YET“, primo mini album dei bergamaschi DEVIL WHITIN, e le mie impressioni hanno trovato conferma in un suono crudo, con una produzione minimale ed un impeto giovanile dove la sostanza ha la precedenza sulla forma ed i contenuti contano di più di come vengono presentati.

Da vecchio metallaro, oramai più che cinquantenne,  mi sembra di essere tornato ad i primi anni 80 dove c'era una grande voglia di fare,  ma i mezzi erano pochi e tu dovevi leggere tra le righe dei DEMOS che ti arrivavano, per cercare di capire, non sempre riuscendoci, il valore della proposta musicale che veniva sottoposta al tuo giudizio , devo dire che la cosa mi ha fatto un immenso piacere, ed infatti “NO YET“ ha tutte le caratteristiche di un lavoro pieno di passione , forse eccessivamente derivativo, ma pieno di riff interessanti e suonato con un' attitudine ed un impeto invidiabili, oltre che ad essere composto da 5 brani che arrivano diretti  a tutti coloro che il metal l'hanno vissuto sin dagli albori ed hanno ancora voglia di ascoltare cose fatte con il cuore, il sacrificio ed il sudore, fottendosene delle mode imperanti ed andando dritti per la propria strada.

Si parte con l'opener “So close“ brano tipicamente heavy metal nella costruzione Riff-Ritmica  e nelle linee vocali  più vicine al punk che non al Metal (qualcuno mi spiegava che il nu-metal ha questa caratteristica ….beata gioventù che affoga nell'ignoranza musicale)  con un intermezzo lento per poi riprendere la linea iniziale con un controcanto molto intrigante.

Si continua con “Unknow“  che sembra essere uscita da un disco della prima NWOBHM ,heavy metal ottantiano sino al midollo, con una registrazione amatoriale e, dove la voce sovrasta tutti gli altri strumenti rendendola piatta  e non facendocela godere appieno pur avendo al suo arco frecce interessanti.

“Price Of Ideologies”  parte con un riffone di chitarra per poi snodarsi in un brano interessante, che ricorda, brani più meditati di certo THRASH americano, ma che conferma la preparazione tecnica del gruppo  messo al sevizio di una forma canzone compatta e coinvolgente.

La seguente “Flat Feet“ anche se  penalizzata dai livelli di registrazione che mettono in primo piano una batteria che  diventa fastidiosa a lungo andare, resta il brano più coinvolgente dell' intero lavoro. 

Si parte con un assolo di batteria (Blast Beat lo chiamano oggi) che apre ad un riff sparato a mille per poi rallentare per trasformarsi in un brano intriso di groove, dannatamente intrigante dove le linee vocali hanno un ruolo fondamentale nella forma canzone ,stampandosi in testa sin dal primo ascolto.

“Hellcome”   chiude i quasi venti minuti di ascolto partendo da un arpeggio sognante per poi trasformarsi in una cavalcata potente ed evocativa, con break più melodici per poi riprendere il filo iniziale in un crescendo sempre più inquietante ,condito da un assolo più vicino all'Hard Rock che non al metal , per poi concludersi in un finale sorprendente.

Dopo aver concluso l'ascolto  resta una sensazione strana, di quello che poteva essere e, per svariati motivi, non è stato…. Sembra che questo EP sia stato messo insieme da registrazioni fatte in tempi diversi e che, forse, i quattro ragazzi lombardi abbiano voluto anticipare troppo i tempi di una uscita che avrebbe avuto bisogno di più tempo per essere confezionata e sviluppata in modo più definito.

Aspetto i DEVIL WHITIN ad una seconda prova…..forza ragazzi l'attitudine è quella giusta.

 

Alessandro Bettoni

65/100