9 AGOSTO 2017

Nella primavera del 2016 nascono i Doris, band da Taranto, che iniziano come tanti altri la lunga e difficile strada della musica (nonostante comunque i membri arrivino da diverse esperienze musicali e relative bands). La recensione tratterà il debutto discografico in formato EP a nome Doris. Il quartetto pugliese si prodiga principalmente in sonorità post-rock senza però trascurare delle puntatine strategiche in altri generi sonori.
Su una solida base di produzione/mixing che valorizza tutto perfettamente bilanciando al meglio ogni aspetto del disco, questo quattro tracce si apre con “Valentine” traccia che flirta con il rock alternativo mantenendo comunque la sua natura post. Le vocals sono delicate e melodiche ed il lavoro chitarristico scorre leggiadro e soffice. Strumentalmente il lavoro è più che buono e ciò lo dimostrano canzoni come “Friend” e “Doris Runs”. Nella prima le sei corde di fanno più sghembe ed instabili con un lavoro ritmico più elaborato e meno diretto. Le melodie si fanno tremolanti per poi incendiarsi in un esplosivo finale a suon di distorsione e potenza; nella seconda saltano alla mente gli Opeth dell’album Damnation, quindi atmosfera e tanta melodia di base ma con diverse deflagrazioni più crude e qualche sfumatura elaborata rendendo il tutto variegato e mai troppo noioso.
La finale “Your Woman” ha un tocco più notturno e toccante (qui si sente qualcosa dei Porcupine Tree più soft) che però non manca di incastonarci una parte più pesante e fragorosa che rimanda al brano precedente. Le tracce non sono mai eccessivamente lunghe e permettono all’ascoltatore di godersi ogni sfumatura andando diritti al punto senza appesantire troppo il risultato finale.
Un esordio breve ma di sicura qualità anche se sarebbe interessante che la band osasse di più. Ci si ritrova nel classico limbo in cui ci si trovano moltissime bands e per uscire dal recinto bisogna emergere con fragore e tanta personalità. Consigliati comunque!!!!

 

Enzo "Falc" Prenotto
65/100