2 GIUGNO 2018

I Duir nascono nel 2013 dall’incontro di menti con diversi gusti musicali, ma tutti con la passione per il folk, ed intenzionati a portare il “loro stile” fatto delle influenze diverse di ognuno. La passione per la musica folk e la mitologia in generale si evince fin dal nome scelto: “Duir” è infatti il nome gaelico per la Quercia. Per i Celti la quercia rappresentava la forza, la potenza e la resistenza ed era l’albero più importante anche per i Druidi, i quali spesso si riunivano sotto i suoi rami per cercare il vischio, indispensabile elemento per i loro rituali. 

Nel 2014 pubblicano il demo autoprodotto “Tribe”, lavoro non privo di sbavature e penalizzato dall’ingenuità tipica del “primo lavoro”, ma con del potenziale palpabile. Il demo permette loro di calcare palchi e dar loro l’opportunità di esprimere in sede live il loro potenziale, calcando palchi quali il Malpaga Folk&Metal Fest o l’Hammerfest. Nel 2016 mettono in pausa l’attività live per dedicarsi appieno alla ricerca e sperimentazione per amalgamare appieno le diverse influenze stilistiche e creare un sound più personale. Da questa ricerca ne esce, due anni dopo, “Obsidio”, EP di sei tracce di cui due già presenti nel demo ora in versione “riveduta e corretta”. 

Dopo la intro “Inconscio” inizia una delle canzoni inedite ed anche una delle due cantate in italiano, “Destarsi”, seguita dalle due canzoni riregistrate, “Rise Your Fears” e “Dies Alliensis” poi altri due inediti “Insomnia Seeds” e “Obsidio”, seconda ed ultima traccia in italiano. 

Il gruppo con questo EP dimostra una netta maturazione rispetto al precedente lavoro, soprattutto con le due tracce in italiano, d’impatto, interessanti e senza dubbio le migliori dell’EP. La composizione si è fatta più matura e ricercata, improntata su un folk reso tale da tastiere e cornamusa mentre chitarra, basso e batteria “spingono” verso giri e arpeggi thrash/death metal. La voce è rimasta sul growl e si mantiene su buoni livelli, raggiungendo l’apice del talento nelle tracce in italiano, dove si muove meglio. Non mancano parti cantate in coro tipiche del genere “folk” che danno un tono più epico alle canzoni, visto soprattutto i temi trattati (guerre e battaglie, ma anche introspezione e destino). L’atmosfera che si respira ascoltando questo EP è di un folk/black oscuro che ricorda le sonorità di “Ur Jordens Djup” e “Midnattens Widunder” dei Finntroll con aggiunte di feroci riffs e blast beat prestati alla scuola thrash/death. 

In conclusione, un lavoro ben riuscito che segna il punto d’inizio per una band che ha ancora molto da offrire al panorama dei gruppi folk metal.

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli

80/100