13 GENNAIO 2018

Le band che raggiungono una buona notorietà hanno sicuramente delle valide skills che ne hanno determinato il successo: songs trascinanti, carisma da palcoscenico, look accattivanti e molto altro… ma, molto spesso, è nell’underground che si nascondono, impolverate, le vere gemme della musica metal, e del black in particolar modo. Per fortuna, c’è chi ha deciso di dedicare anima, corpo e portafoglio a supportare questa scena, e tra questi impavidi vi è di certo l’organizzazione Echoes of Nihil, che ha finanziato finora, nel giro di pochissimo tempo, ben due ottime compilation, non in formato digitale, come si è soliti di recente, bensì in formato fisico, proprio come Dio (o Satana) comanda. Il primo volume, rilasciato nel 2016, conteneva ben 12 band (Malauriu, Necroshine, Vultur, Janara, giusto per menzionarne alcune) ed è stato stampato in 300 copie. Il secondo volume, di recente pubblicazione, contiene 7 band, ed il livello qualitativo espresso è pari a quello del precedente. La compilation si apre con “In the Distance”, realizzato dalla band toscana Tantanù. Di stanza ad Arezzo, la band, ormai composta da solo Sigurd, si auto-definisce Dark Progressive Black metal, e segnala tra le influenze un nome assolutamente indicato per descrivere il sound espresso dal brano: Burzum.  Fin dall’apertura, grazie al riff cadenzato, ed alla peculiare distorsione della chitarra, si fa spazio nella mente dell’ascoltatore la figura del noto Conte. Le vocals sono di fatto un sussurro distorto, che a tratti ricorda proprio i più recenti lavori di Varg, come “Belus” e “Fallen”. Il brano è tendenzialmente lento, alternato con brevi sferzate in velocità. Il brano successivo è “Perverted Genesis”, realizzato dal trio toscano MelkoR, da Fiesole, i quali propongono un black metal belligerante. L’avvio lascerebbe intendere un prosieguo speed, mentre in realtà si continua su un binario cadenzato ed oppressivo. Il guitarwork è semplice ma efficace, e con il suo classico sound ronzante ci porta indietro negli anni. Giunti al terzo squillo, la palla passa ai Grimace Gall, band capeggiata dal singer Lord Nanduk, stanziata tra Roma ed Avellino, e dedita ad un grintoso black/death metal. Il brano proposto, “Cold Solitude”, è un concentrato di potenza e violenza sonora: merito dell’ottima produzione, di un singer particolarmente adatto al genere proposto e di un songwriting da manuale. Da evidenziare in particolare come i nostri diano il meglio sulle parti più veloci, particolarmente asfissianti e dal feeling old-school. Difficile fare meglio di così, ma la compilation non vede cali di sorta. La quarta traccia è “Sadico Piacere”, ed il suo ascolto ha dato nuovamente la possibilità al sottoscritto di confermare come la lingua italiana si accosti perfettamente al black metal, come altre ottime band hanno già più volte dimostrato (tra le tante, vale la pena citare Funera Edo, A Monumental Black Statue e Grieving Mirth). Il brano è stato realizzato dal duo lombardo Dannati, da Bergamo e Varese, ed è tratto dalla demo “Guerra Totale” del 2016. L’esiguità della line-up può ricordare facilmente quella dei colombiani Inquisition, e la potenza espressa dal duo non è da meno: “Sadico Piacere” è un brano conciso e compatto, che con il suo inarrestabile blast-beat non accenna a lasciare intonse le orecchie dell’ascoltatore. Come detto, la qualità della compilation si attesta sempre su livelli altissimi, e ne è ulteriore dimostrazione il quinto brano “Mont Maudit”, realizzato dagli à Répit, anch’essi un duo, situato a metà tra Aosta e Biella, il cui affascinante moniker è un termine dialettale utilizzato per indicare “il rito dei bambini nati morti”. Nati nel 2012, i nostri hanno da poco realizzato il primo full-lenght, intitolato “Magna Leggenda” e pubblicato dall’ucraina Vacula Records, già promotrice di ottima realtà del panorama tricolore. L’album è a dir poco sensazionale: il combo propone un black metal atmosferico, per quanto aggressivo, che trova anche alcuni punti di contatto con il filone cascadian black metal (Krallice su tutti). Il brano qui proposto tuttavia è precedente e non è presente sull’album, ma costituisce ugualmente un ottimo mezzo per accostarsi a questo interessante progetto. Avviandoci verso la conclusione, troviamo il brano “A Morbid Hand” dei varesotti Leukos. A differenza di altre band, i nostri mantengono un low profile in linea con il lifestyle black metal, tant’è che ben poche informazioni si hanno sul loro conto. Quel che è certo è che il black metal freddo e battagliero che esprimono è molto apprezzabile, grazie anche alle adeguatissime vocals. Giunti al termine, la compilation si chiude con “Fire at the Edge of the Sky”, dei torinesi Phenris, realizzato ad hoc per questa release. Il quintetto piemontese è attivo dall’ormai lontano 2000, e propone un symphonic black metal ispirato e senza cali d’intensità. Volendo tralasciare il paragone con i soliti grandi nomi del genere, possiamo trovare dei buoni punti di contatto con i nostrani Darkend e Riul Doamnei, ottime band apprezzate anche oltre confine. “Echoes of Nihil vol.II” è un prodotto discografico di assoluto valore, che darà la possibilità all’acquirente di avvicinarsi a sette validissime realtà della nostra penisola. Da non perdere assolutamente.

 

Luigi Scopece

95/100