19 OTTOBRE 2017

All'inizio ero molto scettica. Nelle foto si presentavano con quel look un po' costruito e un po' casuale al tempo stesso.

Poi ascolto un po' di volte il loro album EULOGY FOR THE GENTLE FOOLS...... e dico: però, che estro!

La copertina è un quadro raffigurante una partita a scacchi tra un essere umano e un fauno dei boschi, tipico essere della mitologia nordica.

Ma non è immediato il pensiero. Bisogna sforzarsi un pò.

Questo gruppo nasce circa 8 anni fa e in questo album fondono a dovere le basi del folk e del country, e relativi strumenti, a generi ben distanti dalla spensieratezza che appare.

L' intro ha come tema principale il flamenco.

Energico e caldo ti catpulta nel loro meraviglioso mondo fatto di coraggiosi accostamenti.

"A dreadful dance" si apre con un organetto gioioso e baldanzoso e sfocia in sonorità gaffianti e metalliche.

"The forest" inizia sulla scia della precedente e alterna sequenze veloci e spinte a passaggi dolci e armonici esplodendo poi in un assolo di chitarra da riff veloci e decisi.

Il pezzo in questione è molto lungo e si divide in tre parti. Il cuore sta nella voce e negli acuti del cantante. 

"Spirit's dance" inizia con questi effetti cosi anni '80 che pensi sia andato in pallone il programma da quanto si discosta da ciò che pensi di ascoltare.

"Nepethe's Rajah" ha vaghi spunti e rimandi al mondo arabo.

''Azathoth's Call'' inizia con uno strano effetto telefono. È la canzone più cupa in assoluto.

''Hero's Paradox'' si apre con chitarra veloce e veloci colpi di banjoo, cambiando repentinamente ritmo, un growl quasi sussurrato alternato, anche qui, a momenti armonici. 

Siamo oltre metà album e arriviamo a "The river". Molto simile alle precedenti se non fosse per quegli effetti organetto che la caratterizzano. 

Insomma ogni traccia  ha una sua identità' ben definita e si differenzia PER DAVVERO l'una dall altra.

Un progetto molto ardito e ben strutturato questo che i ragazzi emiliani hanno messo in piedi, capace di fondere con sapienza e buon gusto tutti gli elementi sopracitati, aggiungendo sempre elementi nuovi. 

L'uso dello xilofono (Water Rings) del flauto (Spirits dance) o delle tastiere (Fire flies serenade) fa capire quanta innovazione e quanta voglia di sperimentare ci sia.

Degno, degnissimo di nota è l'intermezzo 'Declivio'.

Ai confini del doom "Catarsi" e "Devilish Touch" infine chiude l'album con un tocco quasi charleston infernale. Una danza diabolica.

Un ottimo lavoro. D'altra parte si sa. Gli italiani fanno bene tutto.

 

Natascia Rossi

90/100