8 AGOSTO 2018

Il vasto panorama del Metal estremo è intriso, come molti di voi sanno, da diverse tipologie di influenze, piuttosto che accostamenti a quello che è il genere più spinto che l’essere umano abbia mai eseguito, sia nelle fasi di registrazione che nelle fasi live: parliamo del Death Metal, il quale nel corso degli anni ha subito trasformazioni e cambiamenti talmente radicali da riuscire ad aumentare le ramificazioni del genere stesso, ampliando cosi gli orizzonti per tutte le band pioniere e non. C’è da considerare, tuttavia, che le impronte del Death Metal degli anni ‘90, nel caso di alcune band, sono ancora facilmente visibili e che comunque sono ben apprezzate dal pubblico di ascoltatori. Tutte queste belle considerazioni, le hanno ponderate, a nostro avviso, i nostri musicisti tricolore “Godless Enthropia”, band di Torino, nata dal 2012 e che, dopo piccoli cambi di line-up e la produzione di 2 EP ed un singolo, hanno compiuto un passo importante per il consolidamento del loro sound e del loro carattere con “Tetracyclic Dominion”, un cattivissimo full length di 14 tracce che, grazie ad una collaborazione con la Hecatombe Records, ha permesso alla band di mettere in mostra il risultato del sudore e della fatica degli ultimi anni. La formazione attuale vede come protagonisti il cantante Davide Ponzetto, i chitarristi Wael Ben Halima e Simone Cavalera, il bassista Claudio Colla ed il batterista Simone Cottura. Senza girare troppo intorno ai dettagli, informiamo che “Tetracyclic Dominion” è una garanzia assoluta per gli amanti del Technical Death Metal, dato il devastante impatto sonoro che caratterizza i pezzi di questo album: il riffing tagliente delle chitarre, mescolati a gli assoli lancinanti, i quali accompagnano la velocità smodata del blast beat e del brutale tappeto di doppio pedale della batteria di Simone, arrivano ai nostri timpani come un camion in piena corsa ed il feroce carattere travolgente dei pezzi accende la nostra memoria agli esordi del Death Metal americano degli anni ‘90! Infatti basti ascoltare “Unpredictable Dementia (Mechanical Disease)” oppure “Erase, Delete, Annihilate” o ancora “Third Eye, Cauterized”. Oltre alla componente stilistica Old School, troviamo anche tracce dalle influenze di natura più sperimentale  e Progressive, in cui  le massicce ritmiche classiche vanno ad intrecciarsi con diversi cambi di tempo o addirittura in bridge a sfondo Ambient, costituiti da accordi chitarristici di stampo Jazz/Fusion, lasciando, quindi, trasparire la seconda personalità stilistica che i Godless Enthropia hanno saputo maturare nel corso degli anni e della loro esperienza. Di certo non si può imputare nessuna mancanza di tecnica da parte di alcun musicista: ognuno di essi esegue i pezzi alla perfezione, da notare la curatissima ricerca del sound in fase di recording e mixing su ogni strumento, specie negli sfiziosi giri solistici di basso di Claudio, il quale ha saputo mantenere un suono aggressivo quanto chiaro ed evidente (ne sono un esempio “Cause of Disease (Sprouts of New Hate)”, “Palace of Fornication” o “Witch Burning Princess” . Piena di ferocia ed atrocità è la voce gutturale di Davide, il quale utilizza solamente la tecnica in Growl in tutti i pezzi, senza mai uscire dai canoni preposti dalla band e, quindi, con l’assoluta assenza di voci angeliche e “bianche”. Insomma, cari lettori, volete un altro pezzo di Technical Death nella vostra collezione di cui voi, tutti i giorni vivete? Allora filate a comprarvi “Tetracyclic Dominion”, perché i musicisti nostrani si sono presentati al mondo underground con una grinta senza barriere e senza fronzoli, hanno dato prova della grande dedizione verso il culto del Death Metal, non solo dal punto di vista compositivo e tecnico, ma anche per il fatto di aver dimostrato che ci sono band saldamente ancorate alle strutture della vecchia scuola e che, rapportandosi con lo scenario odierno, riescono in maniera ottimale a fondere il tutto per creare un prodotto degno e suggestivo. Ovviamente, per noi della redazione a cui attribuiamo un’ottima critica nei confronti di questo album, confidiamo in un ulteriore lavoro in futuro da parte dei Godless Enthropia, impregnato della stessa essenza Death ma, magari, con un pizzico di dose in più a base di influenze Jazz, che oggigiorno non guastano mai.

 

Simone Zamproni

82/100