11 APRILE 2018

Gli Hamnesia, band progressive rock romana formata da Lorenzo Diana, Livia Montalesi, Andrea Manno, Giovanni Tarantino e Matteo Bartolo esordisce sul mercato con “Metamorphosis”, album registrato a fine 2017 presso Officine Musicali sotto la supervisione di Roberto Mascia. “Metamorphosis” è un concept album sulla, appunto, metamorfosi finale dell’individuo dopo aver percorso i tortuosi sentieri della mente umana tra paure e insicurezze. L’idea è sicuramente buona, raccontare le difficoltà in musica è una cosa che mi ha sempre affascinato e appassionato, non amo quello che è commerciale, scontato, costruito su misura per i riflettori.

C’è tanto progressive classico, se così lo vogliamo chiamare, richiami forti a Pink Floyd, Premiata Forneria Marconi e qualcosa dei Dream Theater qui e là. Ma c’è anche qualche particolarità inserita dal gruppo, meravigliosa l’incursione quasi funk al minuto 2:55 di One step forward.

Petrucci apprezzerebbe senza il minimo dubbio l’intro di The black cave, una ballad chitarra, voce e tastiere che non avrebbe minimamente sfigurato in Scenes From A Memory, album della band di Boston. I ragazzi vanno alla grande, le tracce scorrono bene, non annoiano. Certo, come ormai continuo a notare in tutte le band, è difficilissimo scostarsi da qualcosa che già esiste e che è già stato fatto. Dispiace anche al sottoscritto che è un musicista ma oggi veramente inventare qualcosa credo sia impossibile. Ad ogni nota viene in mente qualche altro gruppo più blasonato che quell’idea ce l’ha già avuta. Questo ovviamente non è un problema degli Hamnesia ma un problema che ci riguarda tutti. La band romana è tecnicamente preparata, Desmoterion, Nova, Fleeting throne e tutte le altre songs che compongono l’album lo dimostrano in continuazione. Manca forse un pò di potenza nel mastering e soprattutto nella batteria, ma questo rimane il giudizio soggettivo di un accanito ascoltatore di metallo pesante, old school o moderno che sia.

In generale l’album non ha nulla da invidiare a tante altre band che percorrono lo stesso sentiero del progressive, le idee sono valide anche se inflazionate e i dialoghi tra tutti i componenti (soprattutto quello tra chitarre e tastiere) è di assoluto livello. Se amate il genere e le band che lo rappresentano io un’occhiatina a questo debutto la darei. Best track, Fleeting throne.

 

Gabriele Mangano

70/100